Modifica dell’imputazione: il PM può superare la mancanza di querela?
La Riforma Cartabia ha trasformato numerosi reati, un tempo procedibili d’ufficio, in delitti punibili solo a seguito di una querela della persona offesa. Questa novità ha sollevato un quesito cruciale: cosa succede se il termine per presentare la querela scade, ma nel corso del processo emergono elementi che configurano una circostanza aggravante che renderebbe il reato procedibile d’ufficio? Può il Pubblico Ministero procedere a una modifica dell’imputazione per ‘salvare’ il processo? La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39635/2024, offre una risposta chiara, aderendo all’orientamento più garantista per l’efficacia dell’azione penale.
I Fatti del Caso
Il caso trae origine da un procedimento per furto di energia elettrica. A seguito della Riforma Cartabia, tale reato è divenuto procedibile a querela. Il Tribunale di Marsala, in fase predibattimentale, aveva dichiarato il non doversi procedere nei confronti dell’imputata proprio per la mancanza di tale querela. Contro questa decisione, il Procuratore della Repubblica ha proposto ricorso per cassazione, lamentando che il giudice di merito gli avesse illegittimamente precluso la possibilità di contestare una circostanza aggravante che avrebbe reso il reato procedibile d’ufficio.
La questione giuridica: il contrasto sulla modifica dell’imputazione
La questione centrale ruota attorno al potere del Pubblico Ministero di modificare l’imputazione ai sensi dell’art. 517 del codice di procedura penale. La giurisprudenza si era divisa in due orientamenti contrapposti:
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Orientamento restrittivo: Una volta decorso il termine per la querela, l’azione penale è improcedibile. Il giudice deve dichiararlo immediatamente ai sensi dell’art. 129 c.p.p., e ciò preclude qualsiasi ulteriore attività processuale, inclusa la modifica dell’imputazione da parte del PM. L’improcedibilità cristallizza la situazione e impedisce al processo di proseguire.
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Orientamento estensivo: Il potere del PM di modificare l’accusa è un principio cardine del processo penale. La mancanza di querela è un ostacolo procedurale che va valutato al momento della decisione. Se, prima di tale momento, il PM contesta un’aggravante che rende il reato procedibile d’ufficio, l’ostacolo viene rimosso e il giudice deve decidere sulla nuova accusa, non potendo sindacare preventivamente l’ammissibilità della contestazione.
Le Motivazioni della Cassazione
La Suprema Corte, con la sentenza in commento, ha sposato il secondo e più estensivo orientamento, ritenendolo più coerente con il sistema processuale. I giudici hanno sottolineato una distinzione fondamentale tra l’estinzione del reato (ad esempio per prescrizione) e l’improcedibilità per mancanza di querela.
L’estinzione del reato ha un effetto definitivo e retroattivo (‘ora per allora’): una volta maturata, il reato cessa di esistere sul piano sostanziale e non può ‘rivivere’. L’improcedibilità, invece, è un vizio processuale che va accertato ‘allo stato degli atti’, nel momento in cui il giudice decide. Pertanto, se prima della declaratoria di improcedibilità interviene un fatto nuovo, come la modifica dell’imputazione con la contestazione di un’aggravante, il giudice deve tenerne conto.
La Corte ha inoltre valorizzato le recenti modifiche normative introdotte dalla stessa Riforma Cartabia, in particolare l’art. 554-bis c.p.p. Questa norma non solo permette, ma impone al PM di adeguare l’imputazione a quanto emerge dagli atti, al fine di garantire il principio di correlazione tra accusa e sentenza. Inibire questo potere equivarrebbe a svuotare di significato tali disposizioni.
In definitiva, il PM non solo può, ma deve procedere alla contestazione suppletiva dell’aggravante nella prima udienza utile, eliminando così l’ostacolo processuale alla prosecuzione del giudizio.
Le Conclusioni
La sentenza n. 39635/2024 consolida un principio di notevole importanza pratica. Stabilisce che la mancanza della querela per i reati resi tali dalla Riforma Cartabia non determina una paralisi irreversibile del processo. Il Pubblico Ministero conserva il potere-dovere di adeguare l’accusa alle risultanze processuali, contestando eventuali aggravanti che rendano il reato procedibile d’ufficio. Questa decisione annulla la sentenza di primo grado e restituisce gli atti al Tribunale, che dovrà consentire al PM di effettuare la nuova contestazione e procedere con il giudizio. Si tratta di una vittoria per il principio di completezza dell’azione penale e un monito a valutare sempre la possibilità di una modifica dell’imputazione prima di dichiarare frettolosamente l’improcedibilità.
Se manca la querela per un reato divenuto procedibile su istanza di parte dopo la Riforma Cartabia, il Pubblico Ministero può ancora agire?
Sì. Secondo questa sentenza, il Pubblico Ministero può modificare l’imputazione durante l’udienza contestando una circostanza aggravante che renda il reato procedibile d’ufficio. Se lo fa, il processo può continuare nonostante la mancanza iniziale della querela.
Qual è la differenza tra estinzione del reato e improcedibilità per mancanza di querela?
L’estinzione del reato (es. prescrizione) è una causa sostanziale che ha un effetto definitivo e retroattivo, impedendo qualsiasi valutazione successiva. L’improcedibilità per mancanza di querela è un ostacolo processuale che viene valutato al momento della decisione e può essere superato da eventi successivi, come appunto la modifica dell’imputazione.
Perché la Corte di Cassazione ha annullato la decisione del Tribunale?
La Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia illegittimamente impedito al Pubblico Ministero di esercitare il suo potere-dovere di modificare l’imputazione. Bloccando questa possibilità, il Tribunale ha violato le norme processuali (artt. 178 e 179 c.p.p.) che regolano la corretta formulazione dell’accusa e l’esercizio dell’azione penale, incorrendo in una nullità assoluta.