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Custodia cautelare in carcere: quando la motivazione “per rinvio” è valida

Un Indagato ha ricevuto una misura di custodia cautelare in carcere per gravi reati, inclusi omicidio e associazione mafiosa. Ha impugnato l’ordinanza del Tribunale del Riesame, sostenendo che la motivazione fosse insufficiente o illogica, in particolare per l’uso della “motivazione per relationem” (motivazione per rinvio) da parte del giudice competente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la motivazione per rinvio è legittima se il provvedimento precedente è valido e i fatti non sono mutati, e che la Cassazione non può riesaminare il merito delle prove, ma solo la logicità della motivazione.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 28552 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La Custodia Cautelare in Carcere e la Validità della Motivazione per Rinvio

La custodia cautelare in carcere rappresenta una delle misure più restrittive che il nostro ordinamento giuridico prevede. Essa limita la libertà personale di un individuo prima di una condanna definitiva. Spesso, le decisioni relative a queste misure generano ricorsi e dibattiti legali, soprattutto quando si discute la validità della motivazione che le sostiene. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha offerto importanti chiarimenti proprio su questo aspetto, in particolare sull’uso della cosiddetta “motivazione per relationem” (motivazione per rinvio).

Il Caso: L’Indagato e la Custodia Cautelare in Carcere

Un Indagato si è trovato al centro di un procedimento penale per reati gravi, tra cui omicidio e associazione di tipo mafioso. Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il suo fermo e ha disposto la custodia cautelare in carcere. Questa misura è stata poi confermata dal Tribunale del Riesame, un organo giudiziario che ha il compito di rivedere le decisioni sulle misure cautelari. L’Indagato ha deciso di ricorrere in Cassazione, contestando la legittimità della decisione.

Le Contestazioni dell’Indagato sulla Motivazione

L’Indagato ha sollevato due punti principali nel suo ricorso. Prima di tutto, ha lamentato una presunta violazione di legge e una carenza assoluta di motivazione nell’ordinanza che disponeva la custodia cautelare in carcere. Ha sostenuto che il giudice si fosse limitato a usare “clausole di stile” e frasi generiche, senza spiegare adeguatamente le ragioni della decisione. In secondo luogo, ha contestato l’illogicità della motivazione riguardo ai gravi indizi di colpevolezza. L’Indagato ha evidenziato come alcune attività preparatorie, come i sopralluoghi, fossero state svolte in un periodo in cui la vittima non era presente, e ha sottolineato un significativo lasso di tempo tra l’ultimo sopralluogo e l’omicidio, elementi che, a suo dire, rendevano illogico il suo ruolo di coordinatore del piano criminoso.

La Motivazione per Relationem: Un Principio Chiarito

La Corte di Cassazione ha affrontato il primo motivo di ricorso, quello relativo alla motivazione. Ha ribadito un principio consolidato: in materia di misure cautelari, il giudice competente deve motivare la sua decisione in modo autonomo. Tuttavia, la legge consente al giudice di motivare “per relationem”, cioè facendo riferimento e richiamando le valutazioni già espresse da un giudice precedente, anche se incompetente, purché la contestazione (l’accusa) non sia cambiata e la rappresentazione dei fatti nella richiesta del pubblico ministero sia la stessa. Questo è possibile anche per i tempi brevi di emissione del provvedimento e per la natura stessa del provvedimento emesso dal giudice incompetente, che è comunque un giudice terzo rispetto alla richiesta dell’accusa. La Cassazione ha quindi confermato che un’ordinanza di custodia cautelare in carcere può validamente richiamare la motivazione di un atto precedente, purché questa sia congrua e permetta di comprendere il percorso logico della decisione.

Il Ruolo della Cassazione nella Valutazione della Custodia Cautelare

Per quanto riguarda il secondo motivo di ricorso, quello sull’illogicità della motivazione in relazione agli indizi di colpevolezza, la Cassazione ha chiarito i limiti del proprio ruolo. La Corte di Cassazione è un giudice di legittimità, non di merito. Questo significa che non può riesaminare i fatti o le prove per stabilire se la ricostruzione operata dai giudici precedenti sia la migliore o se debba essere condivisa. Il suo compito è verificare la logicità della motivazione e il rispetto della legge. Non può, quindi, entrare nel contenuto della prova o fare una nuova valutazione delle risultanze acquisite. Il ricorso dell’Indagato, che di fatto riproponeva le stesse contestazioni già avanzate e respinte in sede di riesame, è stato considerato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in Cassazione.

Le motivazioni della Cassazione sulla custodia cautelare

La Corte ha ritenuto che il Tribunale del Riesame avesse correttamente applicato i principi di diritto. Ha confermato che la partecipazione alle attività preparatorie di un reato, come i sopralluoghi per un omicidio, costituisce una condotta concorsuale, anche se il partecipante non prende parte alla fase esecutiva, purché sia consapevole dell’intento criminoso. La motivazione del Tribunale del Riesame, che ha dimostrato il coinvolgimento dell’Indagato nell’organizzazione dell’omicidio attraverso elementi indiziari gravi, univoci e concordanti, è stata giudicata priva di vizi logici e coerente con le indicazioni della giurisprudenza. Pertanto, la decisione di mantenere la custodia cautelare in carcere è stata ritenuta ben fondata.

Le conclusioni: la custodia cautelare confermata

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell’Indagato inammissibile. Questo significa che la sua richiesta di annullare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere non è stata accolta. L’Indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende. La sentenza ha quindi confermato la validità della misura cautelare e ha ribadito l’importanza di presentare ricorsi che rispettino i limiti del giudizio di legittimità, senza chiedere una nuova valutazione dei fatti già esaminati dai giudici di merito.

Cos’è la custodia cautelare in carcere?
È una misura provvisoria che prevede la detenzione di una persona in prigione prima di una sentenza definitiva, applicata solo in casi gravi e con specifici requisiti di legge per prevenire rischi come la fuga o la reiterazione di reati.

Cosa significa “motivazione per relationem” in un provvedimento giudiziario?
Significa che il giudice, per motivare la sua decisione, fa riferimento e richiama la motivazione di un atto precedente, facendola propria. Questo è ammesso se la motivazione originaria è valida e i fatti non sono cambiati.

La Corte di Cassazione può riesaminare le prove di un caso?
No, la Corte di Cassazione è un giudice di legittimità. Non riesamina i fatti o le prove, ma verifica solo la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione fornita dai giudici di merito.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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