\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Motivazione Misura Cautelare: Cassazione valida il rinvio ad altro giudice

Un Indagato è stato sottoposto a misura cautelare di custodia in carcere per gravi reati. Il Giudice per le Indagini Preliminari di Ancona ha confermato la misura, motivando “per relationem” (facendo riferimento a un precedente provvedimento di un GIP ritenuto incompetente). L’Indagato ha impugnato l’ordinanza, sostenendo la carenza di motivazione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la motivazione misura cautelare può essere valida anche se si limita a richiamare un precedente provvedimento, purché questo fosse ben motivato e non siano cambiati i presupposti di fatto o di diritto. Il ricorso, che si limitava a riproporre censure già esaminate, non ha superato il vaglio di ammissibilità.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 28551 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Introduzione alla Motivazione della Misura Cautelare

Nel diritto penale, la motivazione misura cautelare rappresenta un pilastro fondamentale per garantire la legittimità e la trasparenza dei provvedimenti che limitano la libertà personale. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato un caso che chiarisce i limiti e le possibilità della cosiddetta “motivazione per relationem” (motivazione per richiamo) nell’ambito delle misure cautelari. Comprendere questo principio è essenziale per chiunque si trovi ad affrontare situazioni simili, dove la validità di un provvedimento restrittivo dipende dalla sua corretta giustificazione.

Il Caso: Una Misura Cautelare Contro un Indagato

La vicenda ha inizio con l’applicazione di una misura cautelare di custodia in carcere nei confronti di un Indagato, accusato di reati gravi, tra cui omicidio e associazione mafiosa. Inizialmente, un Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di Brescia aveva convalidato un fermo e disposto la misura. Successivamente, un GIP di Ancona, ritenutosi competente, ha emesso una nuova ordinanza che confermava la custodia in carcere. Questa seconda ordinanza, tuttavia, si è limitata a richiamare e fare proprie le motivazioni già espresse dal GIP di Brescia, senza riformularle in modo autonomo.

La Controversia sulla Motivazione della Misura Cautelare

L’Indagato, attraverso il suo difensore, ha contestato l’ordinanza del GIP di Ancona, sostenendo che fosse affetta da una “carenza assoluta di motivazione”. Secondo la difesa, il giudice si sarebbe limitato a utilizzare “clausole di stile e frasi apodittiche” (affermazioni generiche e non dimostrate), senza spiegare adeguatamente le ragioni per cui aveva fatto proprie le valutazioni del GIP di Brescia. Questa doglianza mirava a invalidare la motivazione misura cautelare, ritenendola insufficiente a giustificare un provvedimento così restrittivo.

Il Principio della Motivazione per Relationem

La Corte di Cassazione ha esaminato la questione della “motivazione per relationem” (motivazione per richiamo). Questo principio consente a un giudice di motivare il proprio provvedimento facendo riferimento a un atto precedente, anziché riscriverne integralmente il contenuto. Nel contesto delle misure cautelari, questo è particolarmente rilevante quando un giudice competente deve riemettere un provvedimento già disposto da un giudice inizialmente ritenuto incompetente. La Cassazione ha chiarito che tale pratica è legittima, a patto che la motivazione originaria sia congrua e che non siano intervenuti cambiamenti significativi nei fatti o nel diritto che giustificano la misura.

Le Motivazioni della Cassazione: La Validità della Motivazione della Misura Cautelare

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso dell’Indagato inammissibile. Ha ribadito che la funzione del ricorso in Cassazione è quella di criticare in modo specifico e argomentato il provvedimento impugnato, non di riproporre semplicemente le stesse doglianze già presentate al Tribunale del Riesame. La Cassazione ha sottolineato che il Tribunale del Riesame aveva già affrontato in modo preciso le censure relative alla motivazione misura cautelare e alla validità della motivazione per richiamo. Pertanto, il ricorso, non avendo introdotto nuove argomentazioni specifiche contro la decisione del Riesame, è stato ritenuto privo dei requisiti di ammissibilità.

Le Conclusioni: L’Inammissibilità del Ricorso e le Conseguenze sulla Motivazione della Misura Cautelare

In definitiva, la Corte di Cassazione ha confermato la validità della motivazione misura cautelare basata sul richiamo a un precedente provvedimento, anche se emesso da un giudice inizialmente incompetente, purché la motivazione originale fosse solida e i presupposti non siano mutati. Il ricorso dell’Indagato è stato dichiarato inammissibile, il che significa che non è stato nemmeno esaminato nel merito. Questa decisione rafforza il principio secondo cui, in materia di misure cautelari, la motivazione per richiamo è uno strumento legittimo, purché rispetti i criteri di specificità e congruenza, e che i ricorsi in Cassazione devono presentare critiche nuove e mirate al provvedimento impugnato.

Cos’è una misura cautelare e perché è importante la sua motivazione?
Una misura cautelare è un provvedimento provvisorio che limita la libertà o i beni di una persona prima della sentenza definitiva. La sua motivazione è fondamentale perché deve spiegare chiaramente le ragioni legali e di fatto che giustificano una limitazione così importante dei diritti individuali.

In quali casi un giudice può utilizzare la ‘motivazione per relationem’ per una misura cautelare?
Un giudice può utilizzare la ‘motivazione per relationem’ (cioè fare riferimento a un atto precedente) quando deve confermare o riemettere una misura cautelare già disposta, ad esempio da un altro giudice che si è poi rivelato incompetente. È essenziale che la motivazione originaria fosse valida e che non siano cambiati i presupposti di fatto o di diritto.

Quando un ricorso in Cassazione contro una misura cautelare può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile se non presenta nuove e specifiche critiche al provvedimento impugnato, ma si limita a riproporre le stesse argomentazioni già esaminate e respinte da un giudice di grado inferiore, come il Tribunale del Riesame. Il ricorso deve indicare in modo specifico le ragioni di diritto che sorreggono ogni richiesta.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati