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Contraffazione marchi celebri: condanna anche per le bomboniere

Un imprenditore produceva nastri per bomboniere riproducendo i disegni di due noti marchi di lusso. La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della **contraffazione di marchi celebri** utilizzati in un settore merceologico completamente diverso da quello originale. Pur dichiarando il reato penale estinto per prescrizione, la Corte ha confermato la responsabilità civile dell’imprenditore, condannandolo al risarcimento dei danni. Il principio sancito è che la tutela di un marchio ‘forte’ e notorio si estende oltre il suo settore specifico, poiché la contraffazione lede la fede pubblica e sfrutta indebitamente la fama del brand. La posizione della società è stata invece rinviata a un nuovo giudizio per una valutazione più approfondita della sua responsabilità organizzativa.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 21640 Anno 2023
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Pubblicato il 13 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Usare un marchio di lusso su una bomboniera è reato?

La recente sentenza della Corte di Cassazione analizza un caso emblematico di contraffazione di marchi celebri, dimostrando come la tutela della proprietà intellettuale si estenda ben oltre i confini del settore merceologico di appartenenza. La vicenda riguarda un imprenditore che, tramite la sua ditta individuale, produceva nastri per confezioni e bomboniere. Questi nastri, però, non erano comuni: riproducevano fedelmente i disegni figurativi di due famosissime case di moda di lusso. I prodotti venivano poi commercializzati attraverso una società a responsabilità limitata, di cui lo stesso imprenditore era amministratore unico. Si è posto quindi il problema di stabilire se questa condotta costituisse un illecito, nonostante i nastri fossero destinati a un mercato, quello delle cerimonie, del tutto estraneo all’alta moda.

Il fatto: nastri per cerimonie con loghi dell’alta moda

Il cuore della questione nasce dal sequestro di rotoli di nastro che imitavano palesemente i motivi iconici di due brand globali. Da un lato, il celebre motivo a bande ‘verde-rosso-verde’; dall’altro, il famoso disegno a scacchi, noto come ‘check’. L’imprenditore si difendeva sostenendo che non vi fosse rischio di confusione per il consumatore. Secondo la sua tesi, nessuno avrebbe potuto pensare che le case di moda producessero nastri per bomboniere. Inoltre, affermava che tali disegni fossero ormai di uso comune o, nel caso del nastro a bande, simili a emblemi di Stato come quello dei Cavalieri del Lavoro. La sua attività, a suo dire, si inseriva in un contesto completamente diverso, senza alcuna intenzione di ingannare il pubblico sulla provenienza dei prodotti.

La differenza tra marchio ‘debole’ e marchio ‘forte’

Per comprendere la decisione della Corte, è fondamentale distinguere tra marchio ‘debole’ e marchio ‘forte’. Un marchio ‘debole’ è legato a parole o figure generiche e gode di una tutela limitata: piccole modifiche sono sufficienti a escludere la contraffazione. Un marchio ‘forte’, invece, è un segno di pura fantasia, senza alcun legame con il prodotto che identifica. Proprio per questa sua elevata capacità distintiva, gode di una protezione molto più ampia. I marchi delle case di moda coinvolte in questo processo sono stati considerati ‘forti’ e notori. La loro fama è tale che il consumatore medio li associa immediatamente all’azienda, a prescindere dal prodotto su cui sono apposti. La loro tutela, quindi, non si limita all’abbigliamento o alla pelletteria, ma si estende a qualsiasi settore in cui il loro uso non autorizzato possa generare un indebito vantaggio.

La responsabilità dell’azienda secondo il D.Lgs. 231/2001

Un aspetto cruciale del caso riguarda la responsabilità della società che commercializzava i nastri. Secondo il Decreto Legislativo 231/2001, una società può essere chiamata a rispondere per i reati commessi dai suoi vertici, se questi hanno agito nell’interesse o a vantaggio dell’ente stesso. Tuttavia, questa responsabilità non è automatica. Il giudice deve verificare se la società avesse adottato un modello organizzativo idoneo a prevenire quel tipo di reato. In questo caso, la Corte di Cassazione ha ritenuto che la sentenza d’appello non avesse motivato a sufficienza su questo punto. Non basta affermare che l’amministratore ha agito a vantaggio della società; bisogna provare una ‘colpa di organizzazione’, ovvero una carenza strutturale che ha permesso la commissione dell’illecito. Per questo motivo, la posizione della società è stata rinviata a un nuovo processo.

Le motivazioni: la tutela estesa contro la contraffazione di marchi celebri

La Corte di Cassazione ha stabilito un principio di diritto molto chiaro. La contraffazione di marchi celebri è un reato di pericolo che lede la fede pubblica, ovvero la fiducia dei consumatori nei segni distintivi. Non è necessario che il consumatore venga effettivamente ingannato sull’acquisto. È sufficiente che l’uso del marchio falso possa creare confusione e sfruttare la notorietà del brand originale. Quando un marchio è ‘forte’ e conosciuto a livello globale, la sua protezione è ‘ultra-merceologica’. Ciò significa che la tutela si estende anche a prodotti di settori completamente diversi. Usare il disegno di un marchio di lusso su un nastro per bomboniere costituisce un illecito perché si aggancia parassitariamente alla fama e al prestigio costruiti da altri, traendone un vantaggio economico ingiusto.

Le conclusioni: chi ha vinto e perché

L’esito finale è duplice. Dal punto di vista penale, il reato commesso dall’imprenditore è stato dichiarato estinto per prescrizione, a causa del lungo tempo trascorso. Tuttavia, la sua responsabilità civile è stata pienamente confermata. L’imprenditore è stato condannato a risarcire i danni alle due case di moda per l’uso illecito dei loro marchi. Le case di moda, quindi, hanno vinto sul piano del diritto al risarcimento. La società, invece, affronterà un nuovo processo d’appello che dovrà stabilire, con una motivazione più approfondita, se esistesse una colpa organizzativa alla base dell’illecito. La sentenza ribadisce con forza che la notorietà di un brand è un patrimonio da proteggere in modo rigoroso.

Posso usare un logo famoso su un prodotto completamente diverso, come una bomboniera?
No. La Cassazione ha stabilito che la contraffazione di marchi celebri è illegale anche se i prodotti appartengono a settori merceologici diversi, perché sfrutta indebitamente la notorietà e il prestigio del brand.

Se il reato penale si prescrive, devo comunque risarcire il danno?
Sì. Anche se il reato è estinto per prescrizione, il giudice può confermare la condanna al risarcimento dei danni in sede civile, come è avvenuto in questo caso.

Un’azienda è sempre responsabile se un suo amministratore commette un reato?
No, la responsabilità non è automatica. L’azienda può essere ritenuta responsabile se il reato è stato commesso nel suo interesse o a suo vantaggio e se non ha adottato ed efficacemente attuato modelli organizzativi idonei a prevenire quel tipo di illecito.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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