\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Confisca obbligatoria e art. 316-ter: la Cassazione

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per indebita percezione di erogazioni pubbliche (art. 316-ter c.p.) perché il giudice di primo grado aveva omesso di disporre la confisca obbligatoria del profitto del reato. La Suprema Corte ha ribadito che, in caso di condanna per tale delitto, la confisca delle somme indebitamente percepite è un provvedimento dovuto e la sua omissione comporta l’annullamento della sentenza con rinvio per la sua determinazione.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 9852 Anno 2024
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 9 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Confisca obbligatoria e art. 316-ter: la Cassazione chiarisce un punto fondamentale

L’indebita percezione di erogazioni pubbliche è un reato che lede direttamente le finanze dello Stato. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 9852 del 2024, ha ribadito un principio cruciale: in caso di condanna, la confisca obbligatoria del profitto è una conseguenza ineludibile. La sua omissione da parte del giudice di merito costituisce un errore di diritto che porta all’annullamento della sentenza. Vediamo nel dettaglio la vicenda e le importanti precisazioni della Suprema Corte.

I Fatti del Caso

Il Tribunale di Cremona aveva condannato una persona per il reato previsto dall’art. 316-ter del codice penale, per aver percepito indebitamente erogazioni pubbliche per un importo di 5.234,00 euro. Pur riconoscendo la colpevolezza e comminando la pena, la sentenza di primo grado aveva omesso di disporre la confisca delle somme illecitamente ottenute.

Contro questa omissione, il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Brescia ha proposto ricorso per cassazione, lamentando la violazione dell’art. 322-ter del codice penale, che disciplina proprio la confisca in caso di condanna per delitti contro la Pubblica Amministrazione.

Il Principio della confisca obbligatoria nei reati contro la P.A.

Il ricorso del Procuratore Generale si fondava su un punto di diritto chiaro e consolidato. L’articolo 322-ter del codice penale stabilisce che, in caso di condanna per uno dei delitti previsti dagli articoli da 314 a 320 (tra cui rientra implicitamente il 316-ter), è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono il profitto o il prezzo del reato.

La norma prevede due forme di confisca:

  1. Confisca diretta: Riguarda proprio il denaro o i beni ottenuti come risultato diretto dell’attività illecita.
  2. Confisca per equivalente: Se la confisca diretta non è possibile (ad esempio, perché il denaro è stato speso), si procede alla confisca di altri beni nella disponibilità del reo, per un valore equivalente al profitto del reato.

La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha sottolineato come questa misura non sia una facoltà discrezionale del giudice, ma un obbligo di legge.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato fondato il ricorso, annullando la sentenza impugnata limitatamente al punto della mancata confisca. I giudici hanno chiarito che, nel reato di indebita percezione di erogazioni, il ‘profitto’ coincide esattamente con l’importo del finanziamento illecitamente ottenuto. Senza la condotta fraudolenta, infatti, quel denaro non sarebbe mai entrato nel patrimonio del reo.

Poiché la determinazione dell’importo esatto da confiscare e l’eventuale individuazione di beni da aggredire per equivalente richiedono accertamenti di fatto, che non possono essere svolti in sede di legittimità, la Cassazione ha rinviato il caso alla Corte di Appello di Brescia. Sarà quest’ultima a dover integrare la sentenza di condanna con l’applicazione della misura ablativa.

Un’ulteriore e importante precisazione fornita dalla Corte è che il giudice del rinvio dovrà, in via preliminare, verificare se un profitto confiscabile esista ancora. Non si può escludere, infatti, che l’ente erogatore (in questo caso, l’Agenzia delle Entrate) abbia già provveduto autonomamente al recupero delle somme, annullando di fatto il profitto del reato.

Le conclusioni

La sentenza in esame rafforza un principio cardine nella lotta ai reati contro la Pubblica Amministrazione: la reazione dell’ordinamento non si ferma alla sola sanzione penale, ma deve necessariamente includere il ripristino dell’ordine patrimoniale violato. La confisca obbligatoria del profitto è lo strumento principale per raggiungere questo obiettivo, assicurando che ‘il crimine non paghi’. Per i giudici di merito, questa pronuncia è un monito a non trascurare l’applicazione di questa misura, la cui omissione costituisce un vizio grave della sentenza, sanabile solo con l’annullamento e il rinvio.

Cosa succede se un giudice condanna per indebita percezione di erogazioni pubbliche ma omette di ordinare la confisca?
La sentenza è viziata per violazione di legge. Può essere impugnata e la Corte di Cassazione la annullerà limitatamente a questo punto, rinviando il caso a un giudice di merito per disporre la confisca.

Nel reato di cui all’art. 316-ter c.p., cosa costituisce il ‘profitto’ da confiscare?
Il profitto del reato coincide con l’intero importo del finanziamento o del contributo pubblico indebitamente ottenuto, poiché senza la condotta illecita tale somma non sarebbe mai entrata nel patrimonio del reo.

Cosa deve verificare il giudice prima di applicare la confisca in un nuovo giudizio?
Il giudice deve verificare in via preliminare se esista ancora un profitto da confiscare. Se l’ente pubblico danneggiato ha già recuperato le somme indebitamente erogate, il profitto è venuto meno e la confisca non può essere disposta.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati