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Concordato in appello: inammissibile il ricorso sulla pena

L’Imputato concordava in secondo grado una pena ridotta per i reati di rapina e lesioni personali tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, proponeva ricorso per cassazione denunciando la mancanza di motivazione da parte del giudice sulla quantificazione della pena pattuita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che, quando la sanzione nasce da un concordato in appello espresso tra le parti, non è possibile contestare in seguito la motivazione sulla scelta della pena, a meno che questa risulti del tutto illegale o non prevista dalla legge. Di conseguenza, l’Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 19340 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il concordato in appello e la disciplina dei ricorsi

L’istituto del concordato in appello permette alla difesa e alla procura di trovare un accordo sulla pena da applicare durante il processo di secondo grado. Questo strumento mira a semplificare l’iter giudiziario penale attraverso una pattuizione condivisa sulla sanzione finale. Nel caso specifico, un cittadino imputato per i reati di rapina e lesioni personali aveva raggiunto un’intesa formale con il pubblico ministero. La Corte di Appello di riferimento aveva recepito l’accordo e aveva rideterminato la condanna a cinque anni di reclusione e a una multa di milleduecento euro. Successivamente alla pronuncia della sentenza concordata, l’imputato ha deciso di proporre ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. La difesa ha sostenuto che il giudice di secondo grado non avesse motivato in modo sufficiente la scelta e il calcolo della pena inflitta in concreto.

I presupposti per contestare il concordato in appello

La normativa procedurale stabilisce paletti molto stretti per la contestazione delle decisioni nate da un patto tra le parti. Quando l’imputato e il pubblico ministero concordano la sanzione, la possibilità di proporre impugnazione subisce limitazioni severe. Il legislatore ammette il ricorso per cassazione solo per motivi specifici e ben individuati. Il ricorso è consentito se emergono vizi relativi alla formazione della volontà delle parti o se manca il consenso della pubblica accusa. Risulta altresì ammissibile la contestazione se la pronuncia del giudice differisce dai contenuti dell’accordo siglato. Inoltre, il controllo di legittimità resta garantito se la pena pattuita risulta del tutto illegale (ossia non prevista dall’ordinamento oppure superiore ai limiti massimi fissati dal codice penale). Fuori da queste ipotesi eccezionali, la contestazione sui dettagli della decisione risulta del tutto preclusa.

Le motivazioni: i confini del controllo di legittimità sul concordato in appello

I giudici della Corte di Cassazione hanno dichiarato il ricorso inammissibile attraverso una procedura semplificata. La decisione si fonda sul rispetto rigoroso dei principi che regolano il concordato in appello. L’imputato, nell’accettare la ridefinizione della pena insieme alla pubblica accusa, compie una scelta consapevole e volontaria. Non è dunque ammissibile contestare in un secondo momento la mancanza o la carenza di motivazione sulla quantificazione della pena (definita anche dosimetria della pena). La valutazione del giudice si limita a verificare la correttezza dell’accordo e la legalità della sanzione finale. Nel caso di specie, la pena concordata rientrava perfettamente all’interno dei limiti fissati dalle norme penali incriminatrici. Pertanto, le doglianze espresse dalla difesa contro la motivazione della sentenza si rivelano del tutto inammissibili e prive di fondamento giuridico.

Le conclusioni: gli effetti della pronuncia e le sanzioni economiche

La decisione della Suprema Corte ribadisce che le parti devono accettare le conseguenze delle proprie scelte processuali. La firma di un concordato in appello offre vantaggi concreti sulla misura della condanna, ma preclude la strada a impugnamenti strumentali o dilatori. L’imputato vede confermata in via definitiva la pena di cinque anni di reclusione e la multa pattuita in secondo grado. A questa sanzione principale si aggiungono le sanzioni pecuniarie derivanti dal rigetto del ricorso inammissibile. La Corte di Cassazione ha infatti condannato l’imputato al pagamento integrale delle spese processuali. Inoltre, valutata la colpa nella presentazione di un ricorso non consentito dalla legge, i giudici hanno imposto il versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.

Si può fare ricorso in Cassazione dopo un concordato in appello?
Il ricorso è ammissibile solo per motivi eccezionali, quali la formazione viziata della volontà, la difformità rispetto all’accordo o l’illegalità della pena inflitta.

Cosa succede se si contesta la motivazione della pena concordata?
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, in quanto l’ammontare della sanzione è stato liberamente accettato dalle parti durante l’accordo.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
L’imputato deve pagare le spese processuali del giudizio e rischia la condanna al versamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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