Usura Leasing: i costi accessori non contano sempre nel TEG
La recente sentenza n. 33438/2023 della Corte di Cassazione offre chiarimenti fondamentali sulla disciplina dell’usura leasing, specificando quali costi accessori debbano essere inclusi nel calcolo del Tasso Effettivo Globale (TEG) per la verifica del superamento del tasso-soglia. La Corte ha stabilito che le spese non direttamente collegate all’erogazione del credito, come quelle di recupero crediti, restano escluse dal computo, delineando un confine netto tra costi del finanziamento e costi della gestione dell’inadempimento.
I Fatti di Causa
La vicenda trae origine dall’opposizione di un fideiussore a un decreto ingiuntivo emesso in favore di una società di leasing (poi ceduto a una società di gestione crediti). Il garante sosteneva la nullità dei contratti di leasing garantiti, lamentando il superamento del tasso-soglia di usura. Secondo il ricorrente, nel calcolo del costo complessivo del finanziamento avrebbero dovuto essere incluse anche le spese di incasso, le penali per insoluto e i costi di recupero del credito. La Corte d’Appello, tuttavia, aveva confermato la decisione di primo grado, rigettando l’opposizione e ritenendo corretta l’esclusione di tali voci dal calcolo. Avverso questa decisione, il garante ha proposto ricorso per cassazione.
La Decisione della Corte di Cassazione sull’Usura Leasing
La Suprema Corte ha dichiarato i motivi di ricorso inammissibili o infondati, confermando la sentenza d’appello e rigettando le pretese del fideiussore. Il principio cardine affermato dai giudici è che, ai fini della determinazione del tasso usurario, si deve tener conto di commissioni, remunerazioni e spese, ad eccezione di imposte e tasse, che siano collegate all’erogazione del credito. Ogni costo la cui funzione è diversa e successiva all’erogazione del finanziamento non concorre a formare il TEG.
Le motivazioni
La decisione della Corte si fonda su un’analisi rigorosa dei motivi di ricorso, che toccano diversi aspetti cruciali della normativa antiusura e della trasparenza bancaria.
Esclusione dei Costi di Recupero dal Calcolo del TEG
Il punto centrale della sentenza riguarda la qualificazione delle spese accessorie. La Corte ha chiarito che il criterio per includere un costo nel calcolo dell’usura è il suo collegamento funzionale con la concessione del credito. Le spese di incasso, di gestione dell’insoluto e di recupero crediti, secondo l’interpretazione del giudice di merito (non sindacabile in sede di legittimità), non possiedono tale collegamento. Esse, infatti, non remunerano la messa a disposizione del capitale, ma servono a coprire i costi sostenuti dall’intermediario in una fase patologica del rapporto, ovvero l’inadempimento del cliente. La loro funzione è risarcitoria e di rimborso spese, del tutto distinta da quella del finanziamento in sé.
La Mancata Indicazione dell’ISC non Causa Nullità
Un altro motivo di ricorso verteva sulla presunta nullità del contratto di leasing per la mancata indicazione dell’Indicatore Sintetico di Costo (ISC o TAEG). La Cassazione ha respinto anche questa doglianza, richiamando il suo consolidato orientamento. L’ISC non è un elemento del sinallagma contrattuale (tasso, prezzo o condizione), ma un mero indicatore informativo. La sua assenza o erronea indicazione non determina la nullità del contratto, ma rappresenta solo una non corretta rappresentazione del suo costo globale, che rimane comunque desumibile dalla somma delle singole voci di costo elencate nel contratto stesso.
La Validità della Garanzia Fideiussoria
Infine, il ricorrente sosteneva l’invalidità della fideiussione prestata a causa dell’illiceità del contratto principale (per usura) e dell’indeterminatezza dell’oggetto della garanzia. La Corte ha rigettato anche questo motivo. Poiché è stata esclusa la natura usuraria dei contratti di leasing, cade il presupposto per l’invalidità della garanzia accessoria. Inoltre, l’oggetto della fideiussione è stato ritenuto pienamente determinabile attraverso l’applicazione dei criteri di calcolo previsti nel contratto principale.
Le conclusioni
La sentenza n. 33438/2023 consolida principi importanti in materia di usura leasing. In primo luogo, rafforza il criterio del collegamento funzionale per distinguere i costi rilevanti ai fini del TEG: solo quelli legati all’erogazione del credito contano. In secondo luogo, limita la possibilità di contestare in Cassazione le interpretazioni contrattuali dei giudici di merito, a meno che non si dimostri una violazione dei canoni legali di ermeneutica. Infine, ribadisce la natura puramente informativa dell’ISC, la cui assenza non compromette la validità del contratto. Questa decisione fornisce quindi uno strumento chiaro per operatori e utenti, precisando i confini dell’analisi sull’usurarietà nei contratti di finanziamento.
I costi di recupero crediti e di gestione degli insoluti vanno inclusi nel calcolo del tasso per verificare l’usura leasing?
No, secondo la Corte questi costi non vanno inclusi se non sono direttamente e funzionalmente collegati all’erogazione del credito. La loro funzione è successiva e mira a gestire l’inadempimento, non a remunerare la concessione del finanziamento.
La mancanza dell’Indicatore Sintetico di Costo (ISC o TAEG) in un contratto di leasing ne causa la nullità?
No, la sentenza ribadisce che l’ISC ha solo una funzione informativa per rappresentare il costo globale del finanziamento. La sua assenza o erronea indicazione non determina la nullità del contratto.
Se gli interessi di mora in un contratto di leasing superano la soglia di usura, l’intero finanziamento diventa gratuito?
No. La Corte chiarisce, richiamando un principio consolidato, che l’eventuale usurarietà degli interessi di mora comporterebbe solo il non doverli pagare nella misura pattuita, ma non annullerebbe l’obbligo di corrispondere gli interessi corrispettivi lecitamente convenuti.