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Stage o lavoro subordinato? La Cassazione chiarisce i confini

Un Lavoratore ha svolto un tirocinio formativo presso un’Azienda, successivamente prorogato. Dopo la fine dello stage, ha chiesto l’assunzione, ma la sua richiesta è stata respinta. Il Lavoratore ha sostenuto che il suo stage celasse in realtà un vero rapporto di lavoro subordinato e che il mancato riconoscimento fosse un licenziamento illegittimo. Ha chiesto il riconoscimento del rapporto e un risarcimento. La Corte d’Appello ha rigettato le sue domande, non trovando prove degli indici di subordinazione. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e che, nel caso specifico, non erano emersi elementi sufficienti a configurare un rapporto di lavoro subordinato. Il ricorso del Lavoratore è stato quindi respinto.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 25508 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Stage e rapporto di lavoro subordinato: la Cassazione fa chiarezza

Il confine tra un tirocinio formativo e un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato è spesso sottile e genera molte controversie. La recente ordinanza della Cassazione, che analizziamo in questo articolo, offre importanti chiarimenti su come distinguere queste due tipologie di rapporto, specialmente quando si discute se uno stage sia in realtà un lavoro dipendente mascherato. Comprendere questa distinzione è fondamentale per lavoratori e aziende al fine di tutelare i propri diritti e rispettare gli obblighi di legge.

La vicenda: un tirocinio contestato come rapporto di lavoro subordinato

Un Lavoratore ha intrapreso un tirocinio formativo presso un’Azienda, in seguito a una convenzione tra l’Università e la Società Ospitante. Questo tirocinio, inizialmente di tre mesi, è stato poi prorogato. Dopo la conclusione del periodo di formazione, il Lavoratore ha presentato all’Azienda una richiesta di assunzione, che però è stata respinta. Il Lavoratore ha quindi deciso di agire in giudizio, sostenendo che il tirocinio svolto non fosse un vero stage, ma celasse un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato fin dall’inizio. Di conseguenza, il mancato riconoscimento di tale rapporto e la successiva mancata assunzione sarebbero stati, a suo dire, equivalenti a un licenziamento illegittimo. Il Lavoratore ha chiesto il riconoscimento del rapporto di lavoro e il risarcimento dei danni.

Il Tribunale di primo grado e successivamente la Corte d’Appello hanno rigettato le sue domande. Entrambi i giudici hanno ritenuto che non vi fossero prove sufficienti a dimostrare la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato. Il Lavoratore ha quindi presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione dei fatti e l’applicazione delle norme da parte dei giudici precedenti.

Distinguere lo stage da un vero rapporto di lavoro subordinato

La legge italiana definisce chiaramente lo stage come un percorso di formazione e orientamento, non come un rapporto di lavoro. L’obiettivo principale di un tirocinio è l’apprendimento di competenze professionali, l’acquisizione di esperienza e l’orientamento al mondo del lavoro. Un rapporto di lavoro subordinato, invece, implica che il lavoratore metta a disposizione le proprie energie lavorative sotto la direzione e il controllo del datore di lavoro, ricevendo in cambio una retribuzione. La differenza cruciale risiede nella finalità e nelle modalità concrete di svolgimento dell’attività. Se l’attività svolta dal tirocinante è meramente esecutiva, ripetitiva e non finalizzata all’apprendimento, ma piuttosto a soddisfare le esigenze produttive dell’azienda, allora potrebbe configurarsi un rapporto di lavoro subordinato, a prescindere dal nome che gli è stato dato.

Gli indici di subordinazione: cosa cercare nel rapporto di lavoro

Per stabilire se un rapporto è di lavoro subordinato, i giudici non si basano solo sul nome del contratto, ma analizzano gli “indici di subordinazione”. Questi sono elementi concreti che rivelano la vera natura del rapporto. Tra i più importanti troviamo: l’inserimento continuativo del lavoratore nell’organizzazione aziendale, il rispetto di un orario di lavoro fisso e continuativo, la percezione di una retribuzione fissa mensile (e non un’indennità di partecipazione), l’assenza di rischio economico per il lavoratore e, soprattutto, la soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro. Quest’ultimo aspetto è fondamentale: il datore di lavoro deve poter impartire ordini, controllare l’esecuzione del lavoro e sanzionare eventuali inadempienze. Se questi elementi sono presenti, anche in un contesto formalmente definito come stage, il giudice può riqualificare il rapporto come lavoro subordinato. L’onere della prova, cioè l’obbligo di dimostrare la presenza di questi indici, spetta al lavoratore che rivendica la subordinazione.

Le motivazioni della Corte: l’assenza di un rapporto di lavoro subordinato

La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso del Lavoratore, ha confermato la decisione della Corte d’Appello. I giudici hanno ribadito che la valutazione delle prove e l’accertamento dei fatti rientrano nella competenza esclusiva del giudice di merito (il Tribunale e la Corte d’Appello). La Cassazione, infatti, non riesamina i fatti, ma verifica solo se le leggi sono state applicate correttamente e se la motivazione della sentenza è logica e coerente. Nel caso specifico, i giudici di merito avevano esaminato attentamente le modalità di svolgimento del tirocinio e le testimonianze raccolte. Non avevano trovato alcun elemento che potesse far pensare a un vero rapporto di lavoro subordinato. In particolare, non erano emersi gli indici tipici della subordinazione, come l’assoggettamento del Lavoratore al potere direttivo e disciplinare dell’Azienda o il suo inserimento continuativo nell’organizzazione produttiva. La Corte ha sottolineato che il tirocinio era stato svolto in base a una convenzione con l’Università e aveva avuto come scopo un effettivo addestramento, in linea con la normativa sugli stage.

Le conclusioni della Cassazione: il rigetto del ricorso

Per tutte le ragioni esposte, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore. La sentenza ha confermato che la Corte d’Appello aveva correttamente applicato i principi giuridici e aveva fornito una motivazione logica e condivisibile, basata sulle prove acquisite. Non erano stati riscontrati gli elementi necessari per riqualificare lo stage in un rapporto di lavoro subordinato. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore dell’Azienda. Questa decisione ribadisce l’importanza di analizzare le modalità concrete di svolgimento di un rapporto per determinarne la vera natura giuridica, ma anche l’onere del lavoratore di fornire prove solide a sostegno della propria pretesa di un rapporto di lavoro subordinato.

Quando uno stage può essere considerato un rapporto di lavoro subordinato?
Uno stage può essere considerato un rapporto di lavoro subordinato se, nonostante la sua denominazione formale, le modalità concrete di svolgimento dell’attività mostrano la presenza di indici tipici del lavoro dipendente, come l’inserimento nell’organizzazione aziendale e la soggezione al potere direttivo.

Quali sono gli indici principali per riconoscere un rapporto di lavoro subordinato?
Gli indici principali includono un orario di lavoro fisso e continuativo, una retribuzione costante e non legata a obiettivi formativi, l’inserimento stabile nell’organizzazione aziendale e la soggezione del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro.

Chi deve dimostrare che uno stage è in realtà un rapporto di lavoro subordinato?
L’onere della prova, cioè l’obbligo di dimostrare l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, ricade sul lavoratore che intende rivendicare tale qualifica in giudizio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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