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Spese processuali incompetenza territoriale: le regole

La Corte di Appello di Napoli ha stabilito che, se una parte aderisce all’eccezione di incompetenza territoriale sollevata dalla controparte ai sensi dell’art. 38 c.p.c., il giudice non ha il potere di liquidare le spese processuali incompetenza territoriale. Tale decisione spetta esclusivamente al giudice dichiarato competente. Il provvedimento ha inoltre disposto la restituzione delle somme indebitamente versate in esecuzione di una sentenza precedentemente annullata.

Riferimento:
SENTENZA CORTE DI APPELLO DI NAPOLI N. 2967 2026 - N. R.G. 00002918 2025 DEPOSITO MINUTA 20 04 2026 PUBBLICAZIONE 20 04 2026
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Pubblicato il 24 aprile 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Spese processuali incompetenza territoriale: le regole

Il tema delle spese processuali incompetenza territoriale rappresenta uno snodo fondamentale del diritto processuale civile, specialmente quando una delle parti decide di non opporsi all’eccezione sollevata dalla controparte. Una recente pronuncia della Corte di Appello di Napoli, in sede di rinvio, chiarisce definitivamente i limiti del potere del giudice in queste circostanze.

Il caso: adesione e spese processuali incompetenza territoriale

La vicenda trae origine da una causa relativa a un appalto di opere pubbliche. Una società aveva citato in giudizio un ente pubblico innanzi a un Tribunale che, tuttavia, è stato ritenuto incompetente per territorio. La società attrice, con le note scritte, aveva prontamente aderito all’eccezione di incompetenza sollevata dal convenuto, concordando sul trasferimento della causa presso il Tribunale indicato.

Nonostante l’adesione delle parti, il primo giudice, oltre a dichiarare la propria incompetenza, aveva condannato la società al pagamento del 50% delle spese di lite. Questa decisione è stata oggetto di una lunga battaglia legale, culminata in un ricorso per Cassazione che ha ribaltato l’orientamento inizialmente espresso dalla Corte di Appello.

La Cassazione sulle spese processuali incompetenza territoriale

La Suprema Corte, con l’ordinanza n. 13483/2025, ha annullato la sentenza di secondo grado, affermando un principio cardine: l’adesione all’eccezione di incompetenza territoriale esclude il potere del giudice di pronunciarsi sulle spese. In base all’art. 38 c.p.c., se le parti concordano sull’incompetenza, il giudice deve limitarsi a prendere atto dell’accordo e ordinare la cancellazione della causa dal ruolo.

Il compito di regolare le spese processuali incompetenza territoriale relative alla fase svoltasi davanti al giudice incompetente spetta esclusivamente al giudice presso cui la causa viene riassunta. Non vi è spazio, dunque, per una condanna immediata al pagamento degli onorari legali.

Il diritto alla restituzione delle somme pagate

Un aspetto cruciale del giudizio di rinvio ha riguardato la restituzione delle somme che la società era stata costretta a versare in esecuzione della sentenza di primo grado poi annullata. La giurisprudenza è chiara nel ritenere che la riforma di una sentenza provvisoriamente eseguita comporti un effetto di restitutio in integrum.

La parte che ha pagato ha diritto non solo al rimborso del capitale, ma anche degli interessi legali maturati dal giorno del pagamento effettivo. Questo perché il pagamento è avvenuto in base a un titolo (la sentenza) che è successivamente venuto meno.

Le motivazioni

La Corte di Appello ha fondato la propria decisione sulla natura del giudizio di rinvio “improprio” o restitutorio. Essendo stato accertato un errore procedurale da parte del giudice di merito (che non avrebbe dovuto decidere sulle spese dopo l’adesione all’eccezione), la Corte ha dovuto riesaminare i motivi originari dell’appello.

L’adesione tempestiva all’eccezione di incompetenza territoriale impedisce l’applicazione del principio di soccombenza immediata previsto dall’art. 91 c.p.c. in quella specifica fase. Di conseguenza, il primo giudice non aveva il potere di condannare la società al pagamento delle spese, violando le norme di rito che prevedono la rimessione della decisione al giudice competente.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte di Appello di Napoli ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado, annullando la condanna alle spese e ordinando alla controparte la restituzione della somma di euro 2.470,30, oltre interessi. Inoltre, in applicazione del principio della soccombenza globale, l’ente pubblico è stato condannato al pagamento delle spese legali per il grado di appello, per il giudizio di legittimità in Cassazione e per la fase di rinvio. Questa sentenza ripristina la corretta interpretazione delle norme processuali, tutelando la parte che, collaborando per una corretta individuazione del giudice, non deve essere ingiustamente sanzionata economicamente.

Chi paga le spese se accetto l’eccezione di incompetenza territoriale?
Quando una parte aderisce all’eccezione di incompetenza sollevata dall’altra, il giudice non può decidere sulle spese. La decisione sul regolamento delle spese spetta al giudice presso cui la causa viene riassunta, che valuterà l’esito finale della lite.

È possibile recuperare le somme pagate per una sentenza annullata dalla Cassazione?
Sì, l’annullamento di una sentenza fa nascere il diritto alla restituzione immediata di quanto versato. La parte ha diritto a ricevere il capitale e gli interessi legali decorrenti dalla data in cui il pagamento era stato effettuato.

Come vengono liquidate le spese legali nel giudizio di rinvio?
Il giudice del rinvio liquida le spese di tutte le fasi del processo, inclusi l’appello e il giudizio di legittimità, applicando il principio della soccombenza globale basato sull’esito finale della controversia.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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