Spese legali terzo chiamato: la guida definitiva
Il tema della ripartizione delle spese legali terzo chiamato rappresenta uno dei punti più dibattuti nelle aule giudiziarie, specialmente quando la domanda principale dell’attore viene rigettata. Una recente sentenza della Corte d’Appello ha fatto chiarezza su questo meccanismo, applicando rigorosamente il principio di causalità.
I fatti del caso
La vicenda ha inizio quando un’impresa di costruzioni agisce in giudizio contro un ente pubblico, richiedendo il pagamento di ingenti somme per lavori di edilizia residenziale pubblica definiti come “extracontrattuali”. L’ente pubblico, per difendersi, chiama in garanzia (manleva) i professionisti incaricati della direzione dei lavori, sostenendo che, qualora tali lavori fossero stati effettivamente ordinati senza autorizzazione, la responsabilità sarebbe ricaduta su di loro.
In primo grado, il Tribunale rigetta tutte le pretese dell’impresa edile ma decide di compensare le spese legali tra tutte le parti, lasciando di fatto ogni soggetto a farsi carico dei propri costi di difesa. I professionisti, ritenendo ingiusta questa decisione, propongono appello chiedendo che le loro spese vengano pagate dalla parte che ha perso la causa.
La decisione della Corte d’Appello
La Corte d’Appello ha riformato la decisione di primo grado, focalizzandosi proprio sulle spese legali terzo chiamato. Il principio cardine espresso dai giudici è che le spese sostenute dal terzo chiamato in garanzia devono essere poste a carico della parte che, rimanendo soccombente, ha provocato e giustificato la chiamata in causa.
Il principio di causalità
Non è necessario che l’attore soccombente abbia formulato domande dirette contro il terzo. È sufficiente che la sua iniziativa giudiziaria (rivelatasi poi infondata) abbia costretto il convenuto a chiamare un terzo per tutelarsi. In questo scenario, l’attore che perde la causa deve pagare non solo le spese del convenuto, ma anche quelle del terzo chiamato, a meno che la chiamata in causa non sia stata palesemente arbitraria o ingiustificata.
Quando si applica la compensazione?
La Corte ha ricordato che la compensazione delle spese è un’eccezione alla regola della soccombenza. Essa può essere disposta solo in caso di soccombenza reciproca o in presenza di gravi ed eccezionali ragioni, che devono essere esplicitamente indicate nella motivazione. Nel caso in esame, non sussistendo tali ragioni, la compensazione decisa dal Tribunale è stata annullata.
Le motivazioni
La Corte d’Appello ha basato la sua decisione sull’orientamento consolidato della Cassazione. Il rigetto della domanda principale assorbe la domanda di manleva, ma non cancella il fatto che il terzo sia stato coinvolto in un processo per colpa della pretesa infondata dell’attore. Poiché la chiamata dei direttori dei lavori da parte dell’ente non era arbitraria (essendo legata alla natura dei lavori contestati), l’onere delle loro spese legali ricade interamente sull’impresa che ha avviato il contenzioso.
Le conclusioni
La sentenza stabilisce chiaramente che chi avvia un’azione legale infondata deve essere consapevole del rischio di dover rifondere le spese a tutte le parti coinvolte nel processo, inclusi i terzi chiamati in garanzia. Questo provvedimento tutela i professionisti e i terzi che si trovano trascinati in lunghe e costose controversie giudiziarie, garantendo loro il pieno ristoro dei costi di difesa in caso di vittoria del soggetto che li ha chiamati in causa.
Chi deve pagare le spese del terzo chiamato se l’attore perde la causa?
Le spese del terzo chiamato in garanzia devono essere pagate dalla parte soccombente che ha causato la lite, in base al principio di causalità.
Cosa succede se la chiamata in garanzia è giudicata arbitraria?
Se la chiamata del terzo risulta palesemente ingiustificata o arbitraria, le spese legali del terzo restano a carico della parte che ha effettuato la chiamata.
Il giudice può compensare le spese legali tra le parti?
La compensazione è possibile solo in caso di perdita parziale di entrambe le parti o per gravi ed eccezionali ragioni che il giudice deve spiegare dettagliatamente nella sentenza.