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Spese di resistenza: l’assicurato perde senza prove dei pagamenti

Un cliente cade a causa di un gradino non segnalato all’ingresso di un supermercato e richiede il risarcimento dei danni. Il supermercato chiama in causa la propria compagnia assicurativa per essere manlevato. I giudici di merito condannano il supermercato al risarcimento e l’assicuratore a rimborsare il danno, ma negano al supermercato il rimborso delle spese di resistenza per mancanza di prove dell’effettivo pagamento al proprio avvocato. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del supermercato, confermando che le spese di resistenza sono rimborsabili dall’assicuratore solo se l’assicurato dimostra di averle realmente pagate. Inoltre, le spese per la chiamata in causa dell’assicuratore seguono le normali regole della soccombenza e non rientrano nella copertura automatica del rischio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 26683 Anno 2023
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Pubblicato il 16 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

Il caso del gradino invisibile e il nodo delle spese leg

Un cliente cade rovinosamente a causa di un gradino non segnalato e poco visibile situato sulla soglia di ingresso di un supermercato. Il danneggiato chiede il risarcimento dei danni all’azienda proprietaria del locale. Quest’ultima decide di chiamare in causa la propria compagnia di assicurazione per ottenere la manleva (l’obbligo di tenere indenne l’assicurato). Il tribunale accerta la responsabilità del supermercato e condanna l’assicuratore a pagare il risarcimento. Tuttavia, sorge una dura battaglia legale in merito al rimborso delle spese di resistenza, ovvero i costi che l’assicurato deve sostenere per difendersi nel processo.

Cosa sono le spese di resistenza e quando vengono rimborsate

La legge stabilisce che l’assicuratore deve farsi carico delle spese sostenute dall’assicurato per resistere all’azione del danneggiato. Questo principio tutela chi ha stipulato una polizza di responsabilità civile, evitando che la difesa in giudizio diventi un ulteriore peso economico. Tuttavia, questo diritto non è automatico né incondizionato. L’assicurato non può semplicemente richiedere una somma forfettaria o basarsi su una stima teorica dei costi del proprio avvocato. La giurisprudenza richiede infatti la certezza del danno patrimoniale subito.

Per ottenere il rimborso, l’assicurato deve dimostrare in modo rigoroso di aver effettivamente subito un esborso economico. Questo significa che è necessario presentare documenti chiari, come fatture quietanzate o bonifici bancari, che attestino il reale pagamento del compenso al professionista che ha curato la difesa. Senza questa prova tangibile, il diritto al rimborso decade inevitabilmente. La semplice presentazione di una parcella non pagata o di un preventivo non è sufficiente a far scattare l’obbligo di rimborso in capo alla compagnia assicurativa.

Le spese di chiamata in causa dell’assicuratore

Un altro aspetto cruciale della vicenda riguarda i costi legati alla chiamata in causa della compagnia assicurativa. Spesso le aziende ritengono che anche queste spese debbano essere coperte dalla polizza, considerandole una conseguenza diretta del rischio assicurato. La giurisprudenza ha chiarito che non è così.

I costi per coinvolgere l’assicurazione nel processo non costituiscono spese di salvataggio o conseguenze del rischio. Si tratta di comuni spese processuali regolate dal principio della soccombenza (chi perde paga). Di conseguenza, se l’assicurato perde il giudizio contro la compagnia o se la sua richiesta viene respinta, dovrà farsi carico di tali costi secondo le regole ordinarie del codice di procedura civile.

Le motivazioni della Cassazione sulle spese di resistenza

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del supermercato confermando la decisione dei giudici di appello. Gli Ermellini hanno chiarito che le spese di resistenza richiedono sempre una prova rigorosa dell’effettivo esborso. Nel caso specifico, l’azienda non ha prodotto alcun giustificativo di spesa o fattura che dimostrasse il pagamento concreto del proprio difensore durante il primo grado di giudizio.

I giudici hanno inoltre ribadito che l’assicuratore non può essere condannato a pagare somme basate su semplici ipotesi. La mancanza di prove documentali del danno patrimoniale subito dall’assicurato rende impossibile l’accoglimento della domanda di rimborso, escludendo qualsiasi violazione delle norme del codice civile.

Le conclusioni sul rimborso delle spese di resistenza

Questa importante decisione lancia un messaggio chiaro a tutte le imprese e ai cittadini che affrontano una causa civile coperta da assicurazione. Non basta avere ragione o essere assicurati per ottenere il rimborso dei costi di difesa. La pianificazione della strategia processuale deve sempre includere la conservazione meticolosa di ogni traccia finanziaria dei pagamenti effettuati ai propri legali.

La sentenza consolida un orientamento rigoroso che protegge le compagnie assicurative da richieste di rimborso non verificate, imponendo al contempo una maggiore diligenza agli assicurati. Chi intende far valere il proprio diritto alla manleva deve agire con precisione, documentando ogni singolo centesimo speso per la propria tutela legale.

L’assicurato ha sempre diritto al rimborso delle spese legali di difesa?
No, l’assicurato ha diritto al rimborso delle spese di difesa solo se fornisce la prova rigorosa di aver effettivamente pagato il proprio avvocato.

Quali documenti servono per ottenere il rimborso delle spese dall’assicurazione?
È necessario presentare prove documentali dell’esborso, come fatture quietanzate, ricevute di pagamento o bonifici bancari intestati al legale.

Le spese per chiamare in causa l’assicuratore sono coperte dalla polizza?
No, le spese per la chiamata in causa dell’assicuratore sono considerate comuni spese processuali e seguono la regola della soccombenza.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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