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Segnalazione Centrale Rischi: come provare il danno

La Corte di Cassazione ha confermato l’inammissibilità del ricorso presentato da un cliente contro un istituto di credito in merito a una Segnalazione Centrale Rischi. Sebbene la segnalazione fosse stata considerata illegittima nei gradi di merito per mancanza di preavviso, il cliente non ha fornito prove concrete del danno subito. La Corte ha ribadito che il danno da segnalazione non è automatico (in re ipsa) ma richiede una dimostrazione puntuale delle conseguenze patrimoniali o d’immagine, come il rifiuto specifico di nuovi finanziamenti.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 7122 Anno 2026
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Pubblicato il 31 marzo 2026 in Diritto Bancario, Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Segnalazione Centrale Rischi: il danno non è mai automatico

Ottenere il risarcimento per una Segnalazione Centrale Rischi illegittima richiede molto più della semplice prova dell’errore della banca. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini dell’onere probatorio per i correntisti che si ritengono danneggiati da comunicazioni errate alla Banca d’Italia.

Il caso della segnalazione senza preavviso

La vicenda nasce dalla contestazione di un cliente verso un istituto di credito che aveva proceduto alla segnalazione a sofferenza senza consentire al debitore di giustificare il proprio inadempimento. Nonostante i giudici di merito avessero accertato l’illegittimità della condotta della banca, la richiesta di risarcimento danni è stata rigettata. Il motivo risiede nella totale assenza di prove circa il pregiudizio effettivamente subito dal soggetto segnalato.

La prova del danno conseguenza

In tema di Segnalazione Centrale Rischi, la giurisprudenza è ormai consolidata nel negare l’esistenza del cosiddetto danno in re ipsa. Non basta essere stati segnalati ingiustamente per avere diritto a un assegno di risarcimento. Il danneggiato deve allegare e dimostrare fatti specifici: ad esempio, la revoca di affidamenti da parte di altri istituti o il diniego di nuovi prestiti, indicando con precisione tempi e soggetti coinvolti.

Il rigetto delle prove generiche

La Cassazione ha sottolineato come le richieste istruttorie formulate dal ricorrente fossero troppo generiche. Non erano stati indicati gli istituti di credito che avrebbero negato il finanziamento, né il periodo esatto in cui tali rifiuti sarebbero avvenuti. Questo difetto di specificità rende impossibile per il giudice stabilire un nesso di causalità tra l’errore della banca e il danno lamentato.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha fondato la sua decisione sulla natura del giudizio di legittimità. I giudici hanno evidenziato che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere rivisitata in Cassazione, a meno di vizi logici macroscopici. Inoltre, è stato ribadito che il danno all’immagine professionale o commerciale deve essere provato anche tramite presunzioni, ma queste devono basarsi su indizi gravi, precisi e concordanti, che nel caso di specie sono mancati del tutto.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza riafferma un principio cardine: la responsabilità della banca per Segnalazione Centrale Rischi illegittima non esonera il cliente dal dimostrare le perdite subite. Chi intende agire in giudizio deve preparare un corredo probatorio analitico, documentando ogni singola conseguenza negativa derivante dalla segnalazione, per evitare che la propria domanda venga dichiarata inammissibile per genericità.

Basta una segnalazione errata per ottenere un risarcimento?
No, la segnalazione illegittima non comporta un danno automatico. Il cliente deve dimostrare concretamente quali perdite economiche o danni alla reputazione ha subito a causa dell’errore bancario.

Come si prova il danno all’immagine commerciale?
Il danno può essere provato anche tramite presunzioni, ma è necessario fornire indizi precisi, come la difficoltà documentata nell’ottenere nuovo credito o la chiusura di rapporti commerciali preesistenti.

Cosa succede se le prove fornite sono generiche?
Se il ricorrente non specifica quali banche hanno negato il credito o in quale periodo, le richieste di prova vengono rigettate e il ricorso viene dichiarato inammissibile per mancanza di specificità.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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