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Sanzioni amministrative: no al favor rei, si a tempus regit actum

Una società di revisione viene sanzionata dall’Autorità di Vigilanza per violazioni antiriciclaggio. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d’appello, stabilisce che per le sanzioni amministrative non si applica il principio del *favor rei* (legge più favorevole), ma quello del *tempus regit actum* (legge del tempo del commesso illecito), negandone la natura sostanzialmente penale.

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Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 2 Num. 31800 Anno 2025
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Sanzioni Amministrative e Principio del Favor Rei: La Cassazione Fa Chiarezza

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, interviene su un tema cruciale che interseca il diritto societario e quello sanzionatorio: la natura delle sanzioni amministrative e i principi che ne regolano l’applicazione nel tempo. La questione centrale è se a tali sanzioni, in particolare quelle in materia di antiriciclaggio, debba applicarsi il principio penalistico del favor rei (la legge più favorevole) o il principio generale del tempus regit actum (la legge del tempo del commesso illecito). La Suprema Corte ha fornito una risposta netta, ribaltando la precedente decisione di merito e tracciando un confine preciso tra illecito amministrativo e penale.

Il Contesto: Violazioni Antiriciclaggio e la Sanzione dell’Autorità

Una società di revisione contabile era stata sottoposta a un’ispezione da parte dell’Autorità di Vigilanza sui mercati finanziari. All’esito della verifica, l’Autorità aveva contestato diverse violazioni della normativa antiriciclaggio, tra cui carenze nei controlli interni, inadeguatezza delle procedure di verifica della clientela e omissioni da parte degli organi di amministrazione e controllo. Di conseguenza, era stata irrogata una sanzione pecuniaria di 190.000 euro.

La Decisione della Corte d’Appello e le Sanzioni Amministrative

La società aveva impugnato la delibera sanzionatoria dinanzi alla Corte d’Appello. I giudici di secondo grado avevano parzialmente accolto il ricorso, riducendo la sanzione a 90.000 euro. La motivazione di tale riduzione risiedeva in un’interpretazione estensiva dei principi garantisti di derivazione europea.

L’Applicazione del ‘Favor Rei’

La Corte d’Appello aveva qualificato le sanzioni in questione come ‘sostanzialmente penali’ secondo i cosiddetti ‘criteri Engel’ elaborati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). In base a tale qualificazione, aveva ritenuto applicabile il principio del favor rei, previsto dall’art. 2 del codice penale. Poiché la normativa sanzionatoria era mutata tra il momento dell’illecito e quello dell’irrogazione della sanzione, e quella originaria non era più in vigore, la Corte aveva ravvisato l’impossibilità di applicare una norma abrogata, procedendo così a una riduzione della pena.

Il Ricorso in Cassazione: Sanzioni Amministrative vs. Penali

Contro la sentenza d’appello, sia l’Autorità di Vigilanza (con ricorso principale) sia la società (con ricorso incidentale) si sono rivolte alla Corte di Cassazione.

La Posizione dell’Autorità di Vigilanza

L’Autorità sosteneva che la Corte d’Appello avesse errato nel qualificare le sanzioni amministrative come penali. Secondo la ricorrente, a tali illeciti si applica il principio del tempus regit actum, cristallizzato nella Legge n. 689/1981. Il favor rei sarebbe un’eccezione limitata al solo diritto penale e non estensibile in via analogica.

Le Difese della Società

La società di revisione, con il proprio ricorso, contestava la tempestività dell’azione sanzionatoria, eccependo la decadenza del potere dell’Autorità. Sosteneva inoltre che gli illeciti non fossero ‘permanenti’, ma ‘istantanei con effetti permanenti’, e che quindi si sarebbe dovuta applicare la normativa vigente al momento della prima omissione, anteriore alle modifiche legislative più severe.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha prima rigettato il ricorso incidentale della società, chiarendo due punti procedurali importanti:

  1. Natura dell’illecito: Le carenze organizzative e di controllo costituiscono un illecito permanente, la cui condotta si protrae fino all’accertamento. Pertanto, la legge applicabile è quella in vigore al momento della cessazione della permanenza.
  2. Decorrenza dei termini: Il termine per la contestazione non decorre dalla prima conoscenza dei fatti, ma dalla conclusione formale dell’attività ispettiva, momento in cui l’Autorità ha un quadro completo per decidere.

Successivamente, ha accolto il ricorso principale dell’Autorità di Vigilanza. La Corte ha affermato che, sebbene alcune sanzioni amministrative possano avere natura ‘punitiva’ (come quelle per abuso di mercato), quelle in esame non raggiungono un grado di severità e afflittività tale da poter essere equiparate a sanzioni penali. Manca la connotazione dell’afflittività economica spinta e non sono previste sanzioni accessorie.
Di conseguenza, viene esclusa l’applicazione del principio del favor rei. La disciplina applicabile è quella generale delle sanzioni amministrative (L. 689/1981), che si fonda sul principio tempus regit actum: la condotta illecita è soggetta alla legge del tempo in cui si è verificata.

Le conclusioni

Con questa pronuncia, la Corte di Cassazione riafferma il carattere strettamente amministrativo delle sanzioni per violazioni della normativa antiriciclaggio, tracciando una linea di demarcazione netta rispetto all’ambito penale. La decisione ha importanti implicazioni pratiche: le società soggette a vigilanza non possono fare affidamento su eventuali future modifiche normative più favorevoli. L’unico riferimento normativo per valutare la legittimità della propria condotta resta quello in vigore al momento in cui l’illecito viene commesso e, in caso di illecito permanente, fino alla sua cessazione. Viene così rafforzata la certezza del diritto e l’efficacia deterrente dell’impianto sanzionatorio amministrativo.

Alle sanzioni amministrative, come quelle per violazioni antiriciclaggio, si applica il principio della legge più favorevole (favor rei)?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che a queste sanzioni si applica il principio del tempus regit actum, ovvero la legge in vigore al momento della commissione dell’illecito, negando che abbiano una natura ‘sostanzialmente penale’ che giustificherebbe l’applicazione del favor rei.

Come si qualifica un illecito consistente in carenze organizzative e di controllo interno?
Secondo la Corte, si tratta di un ‘illecito permanente’. La condotta illecita si protrae nel tempo e cessa solo con l’accertamento da parte dell’autorità. Di conseguenza, la normativa applicabile è quella in vigore al momento della cessazione della permanenza (cioè la data dell’accertamento).

Da quando decorre il termine di decadenza per la contestazione degli illeciti da parte dell’Autorità di Vigilanza?
Il termine (in questo caso di 180 giorni) non decorre dal momento in cui l’Autorità ha una prima conoscenza dei fatti, ma dalla data di chiusura formale dell’ispezione, ovvero quando l’accertamento è completo e l’Autorità è in grado di adottare le decisioni di sua competenza.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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