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Salvaguardia pensionistica: l’INPS vince contro i requisiti facili

Un lavoratore chiedeva il riconoscimento della pensione di anzianità anticipata tramite la salvaguardia pensionistica, opponendosi alla decorrenza successiva stabilita dall’INPS. La Corte d’Appello aveva accolto la domanda del lavoratore, ritenendo che il beneficio si applicasse a tutti i lavoratori in mobilità. L’INPS ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’ente previdenziale, stabilendo che la salvaguardia pensionistica non spetta a chi, durante il periodo di mobilità, abbia comunque maturato i nuovi requisiti pensionistici introdotti dalla Riforma Fornero. La funzione della norma è infatti quella di tutelare solo chi rimarrebbe privo sia di reddito che di pensione. La sentenza è stata cassata con rinvio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 24627 Anno 2023
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Che cos’è la salvaguardia pensionistica e chi ne ha diritto

La salvaguardia pensionistica rappresenta una misura eccezionale creata per tutelare i lavoratori colpiti dalle riforme previdenziali. Questo meccanismo consente a specifiche categorie di accedere alla pensione utilizzando i vecchi requisiti, più favorevoli rispetto a quelli introdotti dalla riforma Fornero del 2011. La legge tutela in particolare chi ha perso il lavoro e rischia di rimanere senza stipendio e senza pensione. Tuttavia, l’applicazione di questa deroga genera spesso accesi contrasti tra i cittadini e l’ente previdenziale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa chiarezza sui limiti di questo beneficio per i lavoratori in mobilità.

Il caso del lavoratore in mobilità e il contrasto con l’ente previdenziale

La vicenda nasce dalla richiesta degli eredi di un lavoratore deceduto. Il lavoratore era stato collocato in mobilità a seguito di una crisi aziendale. Egli chiedeva di accedere alla pensione di anzianità in anticipo rispetto alla data stabilita dall’ente previdenziale. I giudici di merito avevano inizialmente accolto la domanda del lavoratore. Secondo i giudici territoriali, la legge non faceva distinzioni tra i lavoratori in mobilità. Di conseguenza, tutti i soggetti in mobilità potevano usufruire delle vecchie regole pensionistiche, indipendentemente dalla maturazione dei nuovi requisiti durante il periodo di disoccupazione indennizzata. L’ente previdenziale ha impugnato questa decisione davanti alla Corte di Cassazione.

Quando non si applica la salvaguardia pensionistica

La questione centrale riguarda l’estensione del beneficio. L’ente previdenziale sostiene che la deroga non può applicarsi a chiunque. Se un lavoratore matura i nuovi requisiti pensionistici durante la mobilità, non subisce alcun danno grave. Egli può infatti accedere alla pensione ordinaria, anche se con le regole più severe. La salvaguardia pensionistica deve invece proteggere solo i soggetti più deboli. Si tratta di coloro che terminano la mobilità senza aver raggiunto i nuovi limiti di età o contribuzione. Questi soggetti rimarrebbero infatti completamente privi di tutele economiche, senza ammortizzatori sociali e senza pensione.

Le motivazioni della Cassazione sulla salvaguardia pensionistica

Le motivazioni della Cassazione sulla salvaguardia pensionistica chiariscono lo scopo della legge. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso dell’ente previdenziale. La Corte ha spiegato che la deroga ha una funzione assistenziale ben precisa. La norma vuole evitare che i lavoratori licenziati rimangano senza alcuna fonte di reddito alla fine del periodo di mobilità. Se il lavoratore matura i nuovi requisiti pensionistici durante la mobilità, questa situazione di emergenza non si verifica. Il lavoratore può accedere subito al trattamento pensionistico ordinario. Per questo motivo, estendere la salvaguardia pensionistica a chi ha già raggiunto i nuovi requisiti contrasterebbe con la volontà del legislatore. La legge intende infatti contenere la spesa previdenziale e garantire la stabilità dei conti pubblici.

Le conclusioni della Cassazione sulla salvaguardia pensionistica

Le conclusioni della Cassazione sulla salvaguardia pensionistica ridefiniscono i confini del diritto previdenziale. La Suprema Corte ha annullato la sentenza della Corte d’Appello. I giudici hanno stabilito che il beneficio spetta solo ai lavoratori che non hanno maturato i requisiti della riforma Fornero durante la mobilità. La causa dovrà ora essere riesaminata da una nuova sezione della Corte d’Appello. Questa decisione rappresenta un punto fermo per la gestione delle deroghe pensionistiche. I lavoratori devono valutare con attenzione la propria posizione prima di richiedere l’accesso ai regimi di favore. L’ente previdenziale ha ottenuto una vittoria significativa che limita l’esborso di risorse pubbliche per i trattamenti anticipati.

Che cos’è la salvaguardia pensionistica per i lavoratori in mobilità?
Si tratta di una misura che permette a determinati lavoratori licenziati di andare in pensione utilizzando i vecchi requisiti previdenziali più favorevoli.

Chi viene escluso dalla salvaguardia pensionistica secondo la Cassazione?
Vengono esclusi i lavoratori che, durante il periodo di mobilità, hanno comunque raggiunto i nuovi requisiti pensionistici più severi introdotti nel 2011.

Qual è lo scopo principale della salvaguardia pensionistica?
Lo scopo è proteggere i lavoratori che, terminata la mobilità, rimarrebbero senza ammortizzatori sociali e senza poter accedere alla pensione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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