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Ruolo apicale senza indennità di posizione organizzativa: perché

Un dipendente pubblico, con diritto all’assunzione per un ruolo apicale, ha citato in giudizio il Comune per ottenere il pagamento della relativa indennità di posizione organizzativa. Sosteneva che l’incarico di vertice comportasse automaticamente tale diritto. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: l’indennità di posizione organizzativa non è automatica. Spetta solo se l’amministrazione ha formalmente istituito la specifica ‘Posizione Organizzativa’ con un atto discrezionale. Senza questo passaggio formale, il dipendente non ha diritto all’indennità, anche se di fatto svolge mansioni di alta responsabilità. Il lavoratore ha quindi perso la causa.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 10755 Anno 2026
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Pubblicato il 27 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Ruolo di vertice? Non sempre spetta l’indennità

Ricoprire un ruolo di alta responsabilità in un ente pubblico non garantisce automaticamente il diritto a ricevere una retribuzione aggiuntiva. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito che l’indennità di posizione organizzativa è legata a un atto formale e discrezionale dell’amministrazione, non solo alle mansioni svolte. Questo principio è fondamentale per comprendere i meccanismi retributivi nel pubblico impiego e le tutele reali per i lavoratori.

La vicenda: una nomina e una richiesta economica

Il caso nasce dalla richiesta di un dipendente di un Comune. Il lavoratore aveva ottenuto il diritto all’assunzione per la posizione di Vice-segretario comunale, un ruolo di evidente responsabilità e vertice all’interno della struttura amministrativa. Sulla base di questo inquadramento, egli ha chiesto al giudice di condannare l’ente a pagargli, oltre allo stipendio base, anche la specifica indennità di posizione organizzativa.

Secondo la sua tesi, il semplice fatto di essere destinato a ricoprire una posizione di ‘struttura apicale’ era sufficiente per far sorgere il diritto a percepire il relativo beneficio economico. La sua richiesta si basava sull’idea che la responsabilità del ruolo e l’indennità fossero due facce della stessa medaglia, inscindibili.

L’indennità di posizione organizzativa non è automatica

Il Comune si è difeso sostenendo una tesi opposta. L’ente ha affermato che il diritto all’indennità non deriva automaticamente dal tipo di mansioni o dalla posizione gerarchica del dipendente. Al contrario, è necessario un passaggio fondamentale: l’amministrazione deve prima decidere di ‘istituire’ formalmente la Posizione Organizzativa. Questa decisione non è un obbligo, ma una scelta organizzativa e discrezionale, che tiene conto delle esigenze dell’ente e dei vincoli di bilancio.

In pratica, il Comune ha spiegato che, pur avendo un Vice-segretario, non aveva mai creato con un atto specifico la corrispondente ‘Posizione Organizzativa’ che dà diritto all’indennità. Senza questo atto formale, la richiesta del lavoratore era, a suo avviso, infondata.

Le motivazioni: la distinzione tra ruolo e P.O.

La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune, rigettando il ricorso del lavoratore. I giudici hanno spiegato in modo molto chiaro la logica che governa l’indennità di posizione organizzativa. Hanno ribadito che l’istituzione di una P.O. rientra nell’attività organizzativa e discrezionale della Pubblica Amministrazione. Non è un atto dovuto.

La Corte ha sottolineato che confondere il ruolo dirigenziale o apicale con la Posizione Organizzativa è un errore. Quest’ultima è uno strumento specifico, previsto dai contratti collettivi, che l’ente può decidere di attivare per valorizzare determinate professionalità. Per far sorgere il diritto all’indennità, non basta svolgere compiti di alta responsabilità; serve un provvedimento formale che istituisca quella posizione e un successivo atto di conferimento dell’incarico al dipendente.

L’assenza di questo atto costitutivo impedisce al giudice di riconoscere il diritto economico, perché si tratterebbe di un’ingerenza nelle scelte organizzative dell’ente pubblico.

Le conclusioni: nessuna indennità senza atto formale

La sentenza si conclude con la sconfitta del lavoratore. Il suo ricorso è stato respinto e, in applicazione del principio di soccombenza, è stato condannato a pagare le spese processuali. Il principio di diritto che emerge è netto: il diritto a percepire l’indennità di posizione organizzativa sorge solo se l’amministrazione datrice di lavoro ha preventivamente e formalmente istituito la relativa posizione. Lo svolgimento di fatto di mansioni assimilabili non è sufficiente a fondare la pretesa economica. Questa decisione rafforza l’autonomia organizzativa degli enti pubblici e definisce con precisione i presupposti per il riconoscimento di tale beneficio economico.

Se sono responsabile di un ufficio in un Comune, ho diritto automatico all’indennità di posizione organizzativa?
No, il diritto non è automatico. È necessario che il Comune abbia prima istituito formalmente la ‘Posizione Organizzativa’ con un apposito atto e che poi te l’abbia conferita con un incarico scritto.

Cosa deve fare un ente pubblico per riconoscere questa indennità?
L’ente deve prima approvare un atto organizzativo che istituisce la Posizione Organizzativa, definendone le responsabilità e la retribuzione. Successivamente, deve conferire l’incarico a un dipendente con un provvedimento motivato.

Posso ottenere l’indennità se svolgo di fatto le mansioni di una Posizione Organizzativa senza un incarico formale?
No. Secondo la giurisprudenza consolidata, lo svolgimento di fatto delle mansioni non è sufficiente. Senza l’atto formale di istituzione della posizione da parte dell’ente, non sorge alcun diritto all’indennità.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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