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Risarcimento danni da cani randagi: l’aggressione non basta

Un motociclista, aggredito da un cane randagio, ha chiesto il risarcimento danni da cani randagi al Comune e all’Azienda Sanitaria Locale. Il Tribunale ha condannato l’Azienda Sanitaria, ritenendo sufficiente la presenza dell’animale per dimostrare la colpa dell’ente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell’Azienda Sanitaria, chiarendo che spetta al danneggiato dimostrare la colpa della Pubblica Amministrazione. Non basta la sola aggressione: il cittadino deve provare che l’ente ha ignorato precedenti segnalazioni o ha organizzato male il servizio di prevenzione. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 16904 Anno 2026
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Pubblicato il 8 giugno 2026 in Giurisprudenza Civile

La responsabilità per il risarcimento danni da cani randagi

La presenza di animali randagi sul territorio rappresenta un serio pericolo per la sicurezza dei cittadini. Quando si verifica un’aggressione, sorge spontaneo il diritto a chiedere il risarcimento danni da cani randagi. Tuttavia, ottenere questo indennizzo non è automatico e richiede il rispetto di precise regole giuridiche. La Corte di Cassazione ha recentemente chiarito i confini di questa responsabilità, stabilendo chi deve pagare e, soprattutto, cosa deve dimostrare il cittadino danneggiato per ottenere giustizia. La decisione si concentra sul corretto riparto dell’onere della prova tra il cittadino e la Pubblica Amministrazione.

Il caso concreto dell’aggressione al motociclista

La vicenda nasce dall’aggressione subita da un motociclista mentre viaggiava a bordo del proprio ciclomotore. Un cane randagio ha attaccato l’uomo, causandogli lesioni personali. Il danneggiato ha quindi citato in giudizio sia il Comune sia l’Azienda Sanitaria Locale per ottenere il ristoro dei danni subiti. Inizialmente, il Giudice di pace ha ritenuto responsabile il solo Comune. Successivamente, il Tribunale ha ribaltato la decisione, escludendo la responsabilità del Comune e condannando l’Azienda Sanitaria Locale al pagamento dei danni. Il Tribunale ha ritenuto che la semplice presenza del cane randagio sul luogo dell’incidente fosse sufficiente a dimostrare l’inadempimento dell’ente sanitario. Contro questa decisione, l’Azienda Sanitaria ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione.

La corretta individuazione del soggetto responsabile tra Comune e Azienda Sanitaria

Un aspetto centrale della controversia riguarda l’individuazione dell’ente pubblico effettivamente responsabile della gestione del randagismo. La legislazione regionale della Puglia attribuisce compiti diversi ai Comuni e alle Aziende Sanitarie Locali. I Comuni si occupano esclusivamente della gestione dei canili e dell’accoglienza degli animali già catturati. Al contrario, i servizi veterinari delle Aziende Sanitarie Locali hanno il compito specifico di recuperare e catturare i cani randagi. Per questo motivo, la Corte di Cassazione ha confermato che l’Azienda Sanitaria Locale è l’unico soggetto che può essere chiamato in causa per i danni derivanti dalla mancata cattura di un animale pericoloso. Il Comune rimane estraneo a questa specifica responsabilità.

Le motivazioni della sentenza sul risarcimento danni da cani randagi

I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso dell’Azienda Sanitaria Locale, focalizzandosi sulle regole della responsabilità civile. La responsabilità della Pubblica Amministrazione per i danni causati da animali randagi rientra nell’ambito della responsabilità extracontrattuale comune. Di conseguenza, non si applica una presunzione di colpa a carico dell’ente pubblico. Il danneggiato non può limitarsi a dimostrare l’avvenuta aggressione e la presenza del cane randagio. Al contrario, il cittadino ha l’obbligo di provare la colpa dell’amministrazione. Questa colpa consiste nell’insufficiente organizzazione del servizio di prevenzione del randagismo. Il danneggiato deve dimostrare che l’ente era a conoscenza della presenza abituale dell’animale pericoloso in quella zona, ad esempio attraverso precedenti segnalazioni scritte o richieste di intervento rimaste senza risposta. Solo in questo modo si può dimostrare che la cattura del cane era esigibile e che l’omissione dell’ente ha causato il danno.

Le conclusioni sul risarcimento danni da cani randagi

La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza del Tribunale, disponendo il rinvio della causa per un nuovo giudizio. Il Tribunale dovrà ora riesaminare il caso applicando il corretto principio di diritto. Il cittadino non ha diritto al risarcimento se non dimostra la negligenza attiva dell’Azienda Sanitaria Locale. Questa decisione tutela le casse pubbliche da richieste risarcitorie automatiche e impone ai cittadini un onere probatorio rigoroso. Per ottenere il risarcimento danni da cani randagi, è quindi indispensabile raccogliere prove concrete sull’inerzia dell’ente pubblico prima del verificarsi del sinistro.

Chi è responsabile per i danni causati da un cane randagio in Puglia?
La responsabilità spetta all’Azienda Sanitaria Locale, che ha il compito di catturare e recuperare gli animali randagi, e non al Comune.

Cosa deve dimostrare il cittadino per ottenere il risarcimento?
Il cittadino deve provare la colpa dell’ente, dimostrando ad esempio che c’erano state precedenti segnalazioni della presenza del cane rimaste ignorate.

Basta dimostrare di essere stati morsi per vincere la causa?
No, la semplice aggressione non è sufficiente a far scattare il risarcimento, poiché occorre dimostrare la negligenza organizzativa dell’ente pubblico.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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