Rinvio pregiudiziale: i limiti del controllo della Cassazione
Il tema del rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea rappresenta uno dei pilastri della cooperazione tra giudici nazionali e sovranazionali. Tuttavia, cosa accade quando un giudice amministrativo di ultima istanza decide di non interpellare la Corte UE? Una recente ordinanza delle Sezioni Unite chiarisce i confini del ricorso in Cassazione in queste delicate fattispecie.
L’analisi dei fatti
La controversia trae origine dall’aggiudicazione di un appalto per il servizio di igiene urbana in un comune siciliano. Una società di servizi ambientali, risultata soccombente nel giudizio dinanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa (CGA), ha proposto ricorso in Cassazione. La doglianza principale riguardava il rifiuto del giudice amministrativo di sollevare una questione di pregiudizialità comunitaria relativa all’interpretazione delle direttive sugli appalti e all’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi. Secondo la ricorrente, tale diniego integrava un eccesso di potere giurisdizionale, violando il principio del giudice naturale e l’obbligo di collaborazione tra organi giurisdizionali.
La decisione dell’organo giurisdizionale
Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha fondato la propria decisione sulla rigorosa interpretazione dell’Art. 111, comma 8, della Costituzione, il quale limita il ricorso in Cassazione contro le sentenze del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti ai soli motivi inerenti alla giurisdizione. Il mancato rinvio alla Corte UE non è stato considerato un travalicamento dei limiti esterni della giurisdizione, bensì una scelta interpretativa interna al giudizio di merito.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si basano sul cosiddetto ‘diritto vivente’ consolidatosi dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 6/2018 e la pronuncia ‘Randstad’ della Corte di Giustizia UE. I giudici hanno chiarito che l’eccesso di potere giudiziario si configura solo in caso di difetto assoluto di giurisdizione (invasione della sfera legislativa o amministrativa) o difetto relativo (invasione della sfera di altra magistratura). La violazione di norme europee o il mancato rinvio pregiudiziale costituiscono un ‘error in iudicando’, ovvero un errore nell’esercizio della funzione giurisdizionale che rimane confinato entro i limiti interni della stessa. Pertanto, anche se la decisione del giudice amministrativo fosse erronea o in contrasto con l’orientamento eurounitario, essa non è sindacabile dalla Cassazione se non riguarda la spettanza del potere di decidere la causa.
Le conclusioni
In conclusione, le Sezioni Unite confermano che non esiste un terzo grado di giudizio per contestare l’interpretazione del diritto UE fornita dai giudici amministrativi di vertice. L’ordinamento italiano, in linea con i principi europei, non prevede un ricorso effettivo dinanzi alla Cassazione per rimediare a violazioni del diritto dell’Unione commesse dal Consiglio di Stato, a meno che queste non si traducano in un vero e proprio diniego di giurisdizione. Questa stabilità decisionale mira a preservare l’autonomia delle diverse giurisdizioni, pur lasciando aperta la strada a eventuali azioni risarcitorie contro lo Stato per violazione del diritto comunitario, ma non alla cassazione della sentenza.
Si può ricorrere in Cassazione se il Consiglio di Stato nega il rinvio alla Corte UE?
No, il ricorso è inammissibile poiché il mancato rinvio pregiudiziale è considerato un errore interno alla decisione e non un vizio di giurisdizione.
Quali sono i motivi per cui si può impugnare una sentenza amministrativa in Cassazione?
L’impugnazione è ammessa esclusivamente per motivi inerenti alla giurisdizione, ovvero quando il giudice ha superato i limiti esterni del proprio potere.
Cosa stabilisce la sentenza Randstad della Corte di Giustizia UE?
Stabilisce che il diritto dell’Unione non obbliga gli Stati membri a prevedere un ricorso in Cassazione contro le decisioni del giudice amministrativo supremo che violano il diritto UE.