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Richiamo Verbale Avvocato: Il Consiglio dell’Ordine può Impugnare?

Un Avvocato ha rilasciato un’intervista ritenuta inopportuna. Il Consiglio dell’Ordine locale ha segnalato il fatto al Consiglio Distrettuale di Disciplina, che ha applicato un richiamo verbale. Il Consiglio dell’Ordine ha impugnato questa decisione davanti al Consiglio Nazionale Forense, sostenendo che il richiamo fosse troppo leggero. Il CNF ha accolto l’impugnazione, ritenendo che il richiamo verbale, pur non essendo una sanzione formale, presuppone un illecito deontologico e può essere contestato. L’Avvocato ha poi presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimazione del Consiglio dell’Ordine ad impugnare il richiamo verbale, anche se emesso in fase preliminare, per tutelare la deontologia professionale.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. U Num. 22426 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

L’Impugnazione del Richiamo Verbale dell’Avvocato: Un Diritto del Consiglio dell’Ordine

La professione forense richiede un’etica impeccabile. Ogni comportamento che si discosta dalle regole deontologiche può portare a conseguenze disciplinari. Una delle misure meno severe è il richiamo verbale. Ma cosa succede se un Consiglio dell’Ordine ritiene che un richiamo verbale sia insufficiente o inappropriato? La recente sentenza della Corte di Cassazione, Sezioni Unite, chiarisce un punto fondamentale: il Consiglio dell’Ordine ha il diritto di impugnare il richiamo verbale dell’avvocato, anche se emesso in una fase preliminare del procedimento disciplinare. Questa decisione rafforza il ruolo di vigilanza degli Ordini professionali sulla condotta degli iscritti.

Il Fatto: Un’Intervista Scomoda e il Richiamo Verbale

La vicenda ha avuto inizio quando un Avvocato ha rilasciato un’intervista a un quotidiano. Le sue dichiarazioni sono state considerate “troppo disinvolte” dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati locale. Quest’ultimo ha chiesto al Consiglio Distrettuale di Disciplina (CDD) di valutare se le parole dell’Avvocato costituissero una violazione delle regole professionali (illecito deontologico). Il CDD, pur riconoscendo la natura “disinvolta” delle dichiarazioni, ha deciso di applicare un semplice richiamo verbale. Ha ritenuto che le affermazioni fossero una sorta di “legittima difesa” in risposta a un precedente articolo che aveva leso la reputazione dello Studio Legale dell’Avvocato.

L’Impugnazione del Richiamo Verbale da Parte del Consiglio dell’Ordine

Il Consiglio dell’Ordine locale non ha accettato questa decisione. Ha ritenuto che il richiamo verbale fosse una misura troppo blanda. Per questo motivo, ha deciso di impugnare il provvedimento del CDD davanti al Consiglio Nazionale Forense (CNF). Il Consiglio dell’Ordine ha sostenuto che, anche se il richiamo verbale non è una sanzione formale, esso implica comunque l’accertamento di un illecito deontologico. Pertanto, doveva essere possibile contestarlo per garantire la corretta applicazione delle norme.

La Decisione del Consiglio Nazionale Forense sull’Impugnazione

Il Consiglio Nazionale Forense ha accolto il ricorso del Consiglio dell’Ordine. Ha riconosciuto la legittimazione del Consiglio dell’Ordine a impugnare la decisione del CDD. Il CNF ha spiegato che, sebbene il richiamo verbale non sia tra le sanzioni più gravi, esso presuppone comunque una violazione delle regole professionali, anche se lieve. Di conseguenza, è un provvedimento che può essere contestato. Il CNF ha anche sottolineato che la legge professionale consente al Consiglio dell’Ordine di ricorrere contro “ogni decisione” del CDD. Il CNF ha quindi ritenuto che la posizione dell’Avvocato dovesse essere approfondita con un procedimento disciplinare completo.

Il Ricorso in Cassazione e la Questione dell’Impugnazione del Richiamo Verbale

L’Avvocato, non contento della decisione del CNF, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Il suo ricorso si basava sull’idea che il richiamo verbale, essendo emesso in una fase preliminare del procedimento disciplinare e non essendo una sanzione vera e propria, non dovesse essere impugnabile dal Consiglio dell’Ordine. L’Avvocato sosteneva che solo l’interessato (l’incolpato) potesse opporsi a tale provvedimento. La questione centrale era quindi stabilire se il Consiglio dell’Ordine avesse il potere di contestare un richiamo verbale emesso in una fase iniziale del procedimento.

Le Motivazioni: Perché il Consiglio dell’Ordine può Impugnare il Richiamo Verbale

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Avvocato. Ha confermato la decisione del Consiglio Nazionale Forense. La Corte ha spiegato che il richiamo verbale, pur essendo una misura leggera e non una sanzione formale, presuppone comunque l’accertamento di un comportamento non conforme alle regole professionali. La legge professionale forense e il regolamento del CNF prevedono che il Consiglio dell’Ordine possa proporre ricorso contro “ogni decisione” del Consiglio Distrettuale di Disciplina. Questo potere di impugnazione è fondamentale per la funzione di vigilanza che il Consiglio dell’Ordine svolge sulla condotta degli avvocati iscritti. Non importa se il richiamo verbale è stato emesso in una fase preliminare o decisoria: l’interesse alla salvaguardia della deontologia professionale giustifica sempre il controllo da parte del Consiglio dell’Ordine. La Corte ha ribadito che negare questa possibilità significherebbe sottrarre a ogni controllo la valutazione di un illecito, anche se lieve, compromettendo l’effettività delle norme deontologiche.

Le Conclusioni: Il Ruolo Cruciale del Consiglio dell’Ordine nella Tutela Deontologica

La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante: il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati ha il diritto di impugnare il richiamo verbale emesso dal Consiglio Distrettuale di Disciplina, anche se questo provvedimento è stato adottato in una fase preliminare del procedimento. Questa decisione sottolinea il ruolo attivo e cruciale del Consiglio dell’Ordine nella tutela della deontologia professionale. Il richiamo verbale, pur essendo una misura “deflattiva” (che serve a chiudere rapidamente casi minori), non può sfuggire al controllo degli organi preposti alla vigilanza. Il Consiglio dell’Ordine, infatti, rappresenta gli interessi collettivi degli iscritti e garantisce l’osservanza delle regole etiche. Il ricorso dell’Avvocato è stato quindi rigettato, e la decisione del CNF è stata confermata.

Cos’è un richiamo verbale nel contesto disciplinare forense?
È una misura disciplinare leggera, non formale, applicata a un avvocato per infrazioni minori alle regole di condotta professionale, senza avviare un procedimento disciplinare completo.

Il Consiglio dell’Ordine può contestare un richiamo verbale?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che il Consiglio dell’Ordine ha il diritto di impugnare il richiamo verbale, anche se emesso in una fase preliminare del procedimento, per garantire la corretta applicazione delle norme deontologiche.

Qual è l’importanza di questa decisione per la professione forense?
Questa decisione rafforza il ruolo di vigilanza dei Consigli dell’Ordine sulla condotta degli avvocati, assicurando che anche le infrazioni minori siano valutate adeguatamente e che la deontologia professionale sia sempre tutelata.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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