Revoca amministratore: chi sostiene i costi della difesa legale?
Il tema della revoca amministratore rappresenta uno dei punti più delicati della vita condominiale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale: il condominio non deve farsi carico delle spese legali sostenute dall’amministratore per difendersi in un giudizio di revoca promosso da un singolo condomino.
La natura del giudizio di revoca amministratore
Il procedimento per la revoca giudiziale dell’amministratore ha una natura eccezionale e urgente. Esso mira a tutelare la corretta gestione dell’ente condominiale di fronte a gravi irregolarità. La giurisprudenza è costante nel ritenere che tale giudizio veda come uniche parti contrapposte il condomino istante e l’amministratore personalmente. Il condominio, inteso come collettività dei proprietari, rimane estraneo alla contesa.
Legittimazione passiva e revoca amministratore
La questione centrale riguarda la legittimazione passiva. L’amministratore che si costituisce in giudizio per resistere alla domanda di revoca agisce a titolo personale e non in rappresentanza del condominio. Di conseguenza, non può impegnare l’ente condominiale nel conferimento dell’incarico al proprio difensore. Se il legale agisce senza una valida autorizzazione assembleare, o peggio, su un incarico che non rientra nelle attribuzioni dell’amministratore ex art. 1131 c.c., il condominio non è tenuto al pagamento.
Le conseguenze della delibera annullata
Nel caso analizzato, il legale aveva basato la propria richiesta di pagamento su un verbale di assemblea che approvava il bilancio consuntivo contenente le sue competenze. Tuttavia, tale delibera era stata annullata dal Tribunale con sentenza passata in giudicato. La Cassazione ha ribadito che una delibera annullata non può costituire prova scritta idonea per l’emissione di un decreto ingiuntivo. Il professionista, consapevole dell’annullamento, è stato inoltre condannato per responsabilità aggravata.
Le motivazioni
La Suprema Corte ha fondato la decisione sul rilievo che il procedimento di revoca non riguarda la gestione comune, ma la condotta individuale del mandatario. Non è ammissibile un intervento del condominio in adesione all’amministratore, poiché l’interesse dell’ente è semmai quello di garantire la legalità della gestione, non di proteggere la posizione del singolo professionista. Gli effetti del regolamento delle spese processuali devono quindi esaurirsi esclusivamente tra il condomino ricorrente e l’amministratore revocando.
Le conclusioni
In conclusione, i giudici di legittimità hanno confermato che il condominio è privo di legittimazione passiva nei giudizi di revoca. Qualsiasi tentativo di far gravare le spese di difesa dell’amministratore sul bilancio comune è illegittimo. I professionisti legali devono pertanto prestare massima attenzione nel verificare la fonte del proprio incarico e la validità delle delibere di supporto, onde evitare condanne per lite temeraria in caso di pretese infondate verso il condominio.
Il condominio deve pagare l’avvocato dell’amministratore nel giudizio di revoca?
No, il condominio non ha legittimazione passiva in questi procedimenti. La difesa riguarda l’amministratore personalmente e le spese non possono gravare sul bilancio comune.
Cosa succede se l’assemblea approva le spese legali per la difesa dell’amministratore?
Tale delibera è soggetta ad annullamento poiché le spese non sono di competenza condominiale. Se annullata, l’avvocato non può usarla come prova per ottenere un pagamento.
Quando scatta la responsabilità per lite temeraria per un professionista?
Scatta quando il professionista agisce in giudizio consapevole dell’infondatezza della propria pretesa, come nel caso di richiesta di compensi basata su delibere già annullate.