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Retribuzione tragitto casa-lavoro: Ente Pubblico condannato?

Un lavoratore del settore agricolo ha chiesto a un ente pubblico il pagamento del tempo speso per gli spostamenti quotidiani. La Corte d’Appello gli ha dato ragione, applicando il contratto collettivo di settore. L’ente ha però contestato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici supremi, notando l’esistenza di un altro caso identico, non hanno ancora deciso nel merito. Hanno emesso un’ordinanza interlocutoria per unire le due cause. L’obiettivo è garantire una decisione coerente sulla questione della retribuzione tragitto casa-lavoro. La parola finale è quindi solo rimandata.

Riferimento:
Ordinanza interlocutoria di Cassazione Civile Sez. L Num. 3186 Anno 2026
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Pubblicato il 23 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il tempo del viaggio per lavoro va pagato?

La questione della retribuzione tragitto casa-lavoro rappresenta un tema spesso dibattuto nel diritto del lavoro. In linea generale, il tempo impiegato da un dipendente per raggiungere la sede di lavoro non è considerato orario di lavoro e, quindi, non viene retribuito. Esistono però delle eccezioni, solitamente previste dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) o da accordi specifici tra le parti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione si è occupata proprio di un caso simile, senza però arrivare a una conclusione definitiva e scegliendo una via procedurale per garantire una giustizia più uniforme.

La vicenda: un lavoratore contro l’ente pubblico

I fatti alla base della vicenda sono semplici. Un lavoratore, impiegato da un’amministrazione pubblica nel settore agricolo e florovivaistico, ha citato in giudizio il suo datore di lavoro. L’uomo chiedeva il pagamento delle differenze retributive relative al tempo impiegato per il tragitto da casa al luogo di lavoro per un periodo di circa otto anni. Secondo il lavoratore, il CCNL di categoria prevedeva specificamente questo tipo di compenso. La Corte d’Appello, in seconda istanza, ha dato ragione al dipendente, condannando l’ente pubblico a pagare le somme richieste.

La retribuzione tragitto casa-lavoro secondo il CCNL

L’ente pubblico non ha accettato la sentenza e ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Il punto centrale del disaccordo riguardava l’interpretazione e l’applicabilità delle norme del Contratto Collettivo Nazionale degli operai agricoli e florovivaisti. Mentre per i giudici di merito quelle regole davano diritto al lavoratore di essere pagato per il tempo di viaggio, l’amministrazione sosteneva il contrario. La questione, quindi, non era se il lavoratore avesse diritto in astratto a un compenso, ma se quel preciso contratto di lavoro lo prevedesse per la sua situazione specifica.

La Cassazione non decide, ma unisce le cause

Arrivato davanti alla Corte di Cassazione, il caso ha preso una piega inaspettata. I giudici supremi non sono entrati nel merito della questione. Non hanno stabilito se l’ente dovesse pagare o meno. Hanno invece notato un dettaglio cruciale: presso la stessa sezione della Corte era pendente un altro ricorso, del tutto identico, che coinvolgeva altre parti ma poneva la stessa identica domanda sulla retribuzione tragitto casa-lavoro in base allo stesso CCNL. Per questo motivo, la Corte ha emesso un’ordinanza interlocutoria, ovvero un provvedimento che non chiude il caso ma ne gestisce lo svolgimento.

Le motivazioni: perché unire due cause sulla retribuzione del tragitto?

La decisione della Corte di Cassazione si fonda su un principio di economia processuale e di coerenza giuridica. Trattare separatamente due casi identici potrebbe portare a due sentenze diverse e contraddittorie. Questo creerebbe incertezza sul diritto e minerebbe la fiducia nella giustizia. Unendo le due cause, i giudici potranno esaminare la questione in modo unitario e approfondito, arrivando a una decisione unica che varrà come punto di riferimento per tutti i casi futuri simili. La motivazione, quindi, non riguarda chi ha ragione tra il lavoratore e l’ente, ma come gestire al meglio il processo per garantire un risultato giusto e uniforme.

Le conclusioni: cosa significa questo rinvio?

In pratica, la Corte ha messo in pausa il giudizio. La causa è stata rinviata a una nuova udienza in cui verrà discussa insieme all’altra causa gemella. Per le parti coinvolte, questo significa che dovranno attendere ancora per avere una risposta definitiva. L’esito finale è totalmente aperto. La Corte potrebbe dare ragione al lavoratore, confermando la sentenza d’appello, oppure accogliere le tesi dell’ente pubblico, annullandola. Questa ordinanza, pur non risolvendo il problema, sottolinea l’importanza della questione e la volontà della Cassazione di affrontarla con la massima attenzione per creare un precedente chiaro sulla retribuzione tragitto casa-lavoro in questo specifico settore.

Il tempo per andare al lavoro deve essere sempre pagato?
No, non sempre. La retribuzione del tragitto casa-lavoro dipende da specifiche previsioni del contratto collettivo (CCNL) applicato o da accordi individuali. In generale, non è considerato orario di lavoro, salvo eccezioni.

Cosa significa che la Cassazione ha emesso un’ordinanza interlocutoria?
Significa che i giudici non hanno ancora deciso chi ha ragione nel merito della questione. Hanno preso una decisione temporanea, di tipo organizzativo, per gestire meglio il processo, in questo caso unendo due cause simili.

Perché si uniscono due cause legali?
Si uniscono due o più cause quando riguardano questioni identiche o molto simili. Questo serve a evitare decisioni contraddittorie e a garantire che la legge venga applicata in modo uniforme, oltre a ottimizzare i tempi della giustizia.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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