\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Retribuzione di posizione: Comune inerte condannato a risarcire

Un Comandante della Polizia Municipale ha chiesto la condanna dell’Amministrazione Comunale al pagamento della retribuzione di posizione per aver diretto un servizio associato tra più Comuni. Nonostante l’istituzione formale del ruolo, l’ente pubblico era rimasto inerte nella quantificazione del compenso. La Corte d’Appello ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno per la violazione degli obblighi di correttezza e buona fede da parte del datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune, confermando la decisione precedente. L’amministrazione è stata condannata anche al pagamento delle spese di giudizio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 17141 Anno 2026
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 8 giugno 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il diritto alla retribuzione di posizione nel pubblico impiego

Il rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione richiede il rispetto di regole precise e comportamenti improntati alla massima trasparenza. Un caso emblematico riguarda il diritto del dipendente pubblico a percepire la retribuzione di posizione quando l’ente ha formalmente istituito l’incarico di responsabilità ma ha poi omesso di quantificare la somma dovuta. La giurisprudenza ha chiarito che il datore di lavoro pubblico non può sottrarsi ai propri doveri di correttezza e buona fede attraverso l’inerzia amministrativa. Quando un ruolo di coordinamento viene effettivamente svolto, il lavoratore ha diritto a ricevere la giusta controprestazione economica o, in alternativa, il risarcimento del danno per il comportamento scorretto dell’ente.

L’inerzia dell’amministrazione e la tutela del lavoratore

La vicenda nasce dall’affidamento dell’incarico di Comandante della Polizia Municipale per un servizio associato tra diversi Comuni. L’Amministrazione Comunale capofila aveva formalmente istituito la posizione organizzativa e previsto l’erogazione di un compenso aggiuntivo. Tuttavia, l’ente pubblico non ha mai adottato il provvedimento necessario per stabilire la cifra esatta da liquidare al dipendente. Questo comportamento inerte ha privato il lavoratore della somma spettante per l’attività svolta. Il giudice di primo grado aveva inizialmente respinto la domanda del dipendente, ritenendo che il diritto sorgesse solo dopo la formale determinazione del compenso da parte dell’ente. La Corte d’Appello ha ribaltato questa decisione. I giudici di secondo grado hanno accertato l’inadempimento dell’amministrazione, qualificando il silenzio dell’ente come una condotta discriminatoria e contraria ai doveri di correttezza. Non potendo il giudice ordinario sostituirsi alla pubblica amministrazione nella determinazione esatta della tariffa, la Corte d’Appello ha condannato l’ente al risarcimento del danno per la perdita economica subita dal lavoratore.

Le motivazioni della decisione sulla retribuzione di posizione

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d’appello dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall’Amministrazione Comunale. I giudici di legittimità hanno chiarito che l’ente pubblico non può utilizzare la propria discrezionalità amministrativa come scudo per evitare di pagare i dipendenti. Una volta istituito il servizio associato e conferito l’incarico di responsabilità, sorge l’obbligo di quantificare la retribuzione di posizione. L’omissione prolungata e ingiustificata di questo adempimento costituisce una violazione degli obblighi contrattuali di correttezza e buona fede. La Cassazione ha sottolineato che il datore di lavoro pubblico deve agire con imparzialità e non può adottare comportamenti discriminatori o illogici. Il ricorso del Comune si basava su contestazioni generiche e sulla pretesa di riesaminare i fatti già accertati nei gradi precedenti, un’operazione vietata nel giudizio di legittimità. Inoltre, l’ente non ha rispettato il principio di specificità, omettendo di indicare con precisione i documenti e gli atti processuali su cui fondava le proprie difese.

Le conclusioni sulla responsabilità del Comune

La pronuncia della Suprema Corte stabilisce un principio fondamentale per la tutela dei lavoratori pubblici. L’Amministrazione Comunale perde definitivamente la causa e deve risarcire il dipendente per il mancato pagamento della retribuzione di posizione. L’ente pubblico deve inoltre farsi carico di tutte le spese legali del giudizio di Cassazione, liquidate in tremila euro per i compensi professionali e duecento euro per le spese vive, oltre agli accessori di legge e al raddoppio del contributo unificato. Questa decisione scoraggia l’inerzia degli enti pubblici e riafferma che la discrezionalità amministrativa non può mai tradursi in un arbitrio a danno dei diritti patrimoniali dei lavoratori. I dipendenti pubblici che svolgono funzioni di responsabilità possono quindi agire in giudizio per chiedere il risarcimento del danno qualora l’amministrazione ometta di quantificare le indennità previste dai contratti e dalle convenzioni.

Cosa succede se il Comune non quantifica la retribuzione di posizione dovuta?
Il lavoratore ha diritto a chiedere il risarcimento del danno per la violazione dei doveri di correttezza e buona fede da parte dell’amministrazione.

Il giudice può stabilire direttamente l’importo dell’indennità al posto dell’ente pubblico?
No, il giudice ordinario non può sostituirsi alla pubblica amministrazione nella determinazione del compenso, ma può condannare l’ente al risarcimento del danno subito dal dipendente.

Quali sono le conseguenze per l’amministrazione che rimane inerte?
L’amministrazione inadempiente perde la causa, deve risarcire il danno al dipendente e pagare tutte le spese legali del giudizio.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati