\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Responsabilità solidale negli appalti: no ai risarcimenti

Un lavoratore, escluso illegittimamente dalla propria cooperativa appaltatrice, ha richiesto il pagamento delle retribuzioni maturate durante il periodo di estromissione direttamente all’impresa committente. Il lavoratore ha invocato la responsabilità solidale negli appalti ai sensi dell’articolo 29 del decreto legislativo 276 del 2003. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore. I giudici hanno chiarito che la responsabilità solidale negli appalti copre esclusivamente i trattamenti retributivi legati all’effettivo svolgimento dell’attività lavorativa. Poiché il lavoratore non ha prestato servizio durante il periodo di estromissione, le somme dovute dalla cooperativa hanno natura risarcitoria e non retributiva. Di conseguenza, l’impresa committente non è tenuta a risponderne in solido. Il lavoratore perde la causa e deve restituire le somme eventualmente già percepite.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 31046 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 12 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

La responsabilità solidale negli appalti e il caso del lavoratore escluso

Il tema della tutela dei lavoratori impiegati nei contratti di affidamento di servizi è sempre al centro del dibattito giuridico. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della responsabilità solidale negli appalti, un meccanismo che permette ai dipendenti di chiedere gli stipendi non pagati direttamente al committente. Nel caso specifico, un lavoratore era stato escluso dalla propria cooperativa, che gestiva un servizio per conto di un’impresa committente. Dopo aver ottenuto l’annullamento del provvedimento di esclusione dal giudice, il lavoratore ha preteso il pagamento delle somme maturate durante il periodo di inattività forzata. Non potendo ottenere il denaro dalla cooperativa, il dipendente si è rivolto all’impresa committente. La questione centrale riguarda la natura di queste somme e la possibilità di applicare la garanzia solidale del committente anche quando il dipendente non ha effettivamente lavorato.

Il confine tra retribuzione e risarcimento del danno

La legge tutela il lavoratore garantendo che l’impresa committente risponda in solido con l’appaltatore per i trattamenti retributivi. Tuttavia, la giurisprudenza stabilisce una distinzione netta tra ciò che costituisce una retribuzione e ciò che rappresenta un risarcimento del danno. La retribuzione presuppone un nesso sinallagmatico (un rapporto di reciprocità) con la prestazione lavorativa. In parole semplici, il datore di lavoro paga lo stipendio come corrispettivo diretto delle energie lavorative dedicate all’appalto. Al contrario, le somme dovute a causa di un licenziamento illegittimo o di una estromissione ingiustificata hanno una natura risarcitoria. Queste somme servono a riparare il danno subito dal lavoratore per la perdita del posto, ma non corrispondono a un lavoro effettivamente svolto. La distinzione è fondamentale perché la garanzia del committente non può estendersi oltre i limiti previsti dalla normativa di tutela.

Le motivazioni: perché la responsabilità solidale negli appalti esclude i risarcimenti

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore confermando la decisione del giudice di appello. Nelle motivazioni della sentenza, i giudici hanno spiegato che la responsabilità solidale negli appalti si applica esclusivamente ai trattamenti retributivi in senso stretto. La norma intende garantire il pagamento dei compensi per l’attività lavorativa svolta direttamente nell’interesse del committente. Nel caso in esame, il lavoratore non ha prestato alcuna attività a favore del committente durante il periodo di estromissione dalla cooperativa. L’assenza dal lavoro non è paragonabile a situazioni fisiologiche come le ferie o la malattia, che fanno parte della normale evoluzione del rapporto di lavoro. L’esclusione del socio lavoratore costituisce invece un atto patologico che interrompe il rapporto stesso. Di conseguenza, le somme maturate dal lavoratore dopo l’estromissione hanno natura risarcitoria e non possono essere richieste al committente.

Le conclusioni: gli effetti pratici della decisione sulla responsabilità solidale negli appalti

Le conclusioni di questa vicenda giudiziaria stabiliscono un principio chiaro che limita l’ambito operativo della responsabilità solidale negli appalti. Il lavoratore che ha subito un’estromissione illegittima non può rivalersi sul committente per ottenere il risarcimento del danno causato dal proprio datore di lavoro. Questa decisione protegge le imprese committenti da debiti che non derivano da prestazioni lavorative effettivamente ricevute, ma da scelte gestionali illegittime dell’appaltatore. Dal punto di vista pratico, il lavoratore perde definitivamente la causa contro l’impresa committente. Il dipendente deve inoltre restituire tutte le somme che l’impresa committente gli aveva versato in esecuzione della precedente sentenza favorevole di primo grado. Questa pronuncia invita i lavoratori e i loro difensori a valutare con estrema attenzione la reale natura del credito prima di avviare un’azione legale contro il committente.

La responsabilità solidale del committente copre anche i risarcimenti danni?
No, la responsabilità solidale copre esclusivamente i trattamenti retributivi legati al lavoro effettivamente svolto nell’appalto, escludendo le somme a titolo di risarcimento.

Cosa succede se il lavoratore viene escluso illegittimamente dalla cooperativa?
Il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno da parte della cooperativa, ma non può chiedere queste somme al committente tramite la responsabilità solidale.

Il lavoratore deve restituire le somme ricevute se perde il ricorso in Cassazione?
Sì, in caso di esito sfavorevole il lavoratore è obbligato a restituire al committente tutte le somme ricevute in esecuzione di precedenti sentenze favorevoli.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati