Responsabilità medica e consenso: il peso delle presunzioni e della perizia
Nel panorama del diritto sanitario, la responsabilità medica e consenso rappresentano binari paralleli che devono convergere verso la massima tutela del paziente e la correttezza dell’operato professionale. Una recente sentenza del Tribunale ha affrontato un caso emblematico in cui una paziente lamentava sia un errore tecnico durante un intervento chirurgico sia la mancata informazione preventiva circa la natura dell’operazione stessa.
I fatti della causa sulla responsabilità medica e consenso
La vicenda trae origine da un ricovero finalizzato alla riparazione di un’ernia ombelicale e di un laparocele. Tuttavia, nel corso dell’intervento, il chirurgo ha eseguito anche un bendaggio gastrico, motivato da una diagnosi di obesità patologica di terzo grado. La paziente ha citato in giudizio la struttura sanitaria e il medico, sostenendo di non essere stata informata di quest’ultima procedura e che la stessa avesse causato gravi complicazioni infettive e postumi invalidanti.
La difesa della struttura e del medico si è basata sulla necessità clinica dell’intervento associato per prevenire recidive e sul fatto che la paziente, negli anni successivi, avesse continuato a rivolgersi allo stesso professionista per ulteriori interventi correttivi senza mai sollevare contestazioni circa la mancanza di consenso.
La decisione del Tribunale sulla responsabilità medica e consenso
Il Giudice, dopo un’attenta analisi supportata da una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU), ha rigettato integralmente la domanda risarcitoria. La decisione ha toccato i due punti cardine del contenzioso:
- L’operato clinico: La perizia ha confermato che non vi è stata alcuna imperizia o negligenza. La scelta di associare il bendaggio gastrico alla plastica addominale era giustificata dal quadro clinico della paziente (indice di massa corporea superiore a 45) e l’intervento è stato eseguito correttamente.
- La prova del consenso: Pur in assenza di un modulo scritto specifico per il bendaggio, il Tribunale ha ritenuto provato il consenso attraverso presunzioni gravi e concordanti.
H3 L’importanza del comportamento del paziente
Uno degli elementi decisivi è stato il comportamento della paziente nel tempo. Il fatto di aver continuato il rapporto fiduciario con lo stesso medico per oltre un anno e di aver contestato la mancanza di consenso solo dopo otto anni dall’intervento ha reso inverosimile la tesi del trattamento subito a sua insaputa.
le motivazioni
Le motivazioni del rigetto risiedono primariamente nell’assenza di nesso causale tra la condotta dei sanitari e i danni lamentati, riconducendo le complicazioni alle preesistenti e critiche condizioni di salute della paziente, come i precedenti interventi e la fragilità dei tessuti. Sul fronte del consenso informato, il Giudice ha applicato i principi della Suprema Corte, secondo cui la prova del consenso può essere fornita con ogni mezzo, comprese le presunzioni. Nel caso di specie, il silenzio prolungato e la prosecuzione del rapporto terapeutico hanno costituito una prova indiretta ma solida dell’avvenuta informazione e dell’accettazione del trattamento.
le conclusioni
Le conclusioni della sentenza evidenziano che, sebbene la responsabilità medica e consenso siano requisiti fondamentali, l’onere della prova del rifiuto (ovvero che il paziente non si sarebbe sottoposto all’intervento se correttamente informato) grava sul paziente stesso. Inoltre, la complessità della vicenda clinica ha spinto il Tribunale a disporre la compensazione integrale delle spese di lite, nonostante il rigetto della domanda, riconoscendo le oggettive difficoltà interpretative della vicenda ex ante. Questa sentenza ribadisce che la documentazione clinica e il comportamento post-operatorio sono elementi probatori cruciali nei giudizi di responsabilità sanitaria.
Si può essere risarciti se manca il modulo scritto del consenso informato?
Non necessariamente, poiché il giudice può ritenere provato il consenso anche tramite presunzioni, come il comportamento del paziente che continua a curarsi con lo stesso medico senza contestare l’intervento per anni.
Cosa succede se il chirurgo esegue un intervento aggiuntivo non previsto?
Se l’intervento è clinicamente giustificato da una condizione obiettiva e non vi è errore tecnico, il medico non è responsabile se si prova che il paziente era comunque consapevole o che avrebbe accettato il trattamento.
Chi paga le spese legali se la causa medica viene persa?
Di norma la parte che perde, ma il giudice può decidere di compensarle se il caso è particolarmente complesso o richiede accertamenti tecnici molto approfonditi.