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Recesso ad nutum in S.p.a.: scontro tra soci e creditori

Un socio di una società per azioni impugna la decisione che ha dichiarato nulla la clausola dello statuto sociale che consentiva il recesso ad nutum (cioè libero e senza giusta causa) con un preavviso di 180 giorni. La società ha una durata prestabilita fino al 2050. La Corte d’Appello aveva ritenuto nulla la clausola per contrasto con i principi di tutela del capitale sociale e dei creditori. La Corte di Cassazione, rilevando l’assenza di precedenti specifici e la grande importanza della questione per il diritto societario, ha deciso di non decidere subito in camera di consiglio, ma di rinviare la causa alla pubblica udienza per una trattazione approfondita.

Riferimento:
Ordinanza interlocutoria di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 16560 Anno 2023
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Pubblicato il 29 giugno 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Il caso del recesso ad nutum nello statuto societario

Un socio di una società per azioni ha esercitato il diritto di recesso sulla base di una specifica clausola dello statuto. Questa regola interna permetteva a qualsiasi socio di uscire liberamente dalla società con un preavviso di centottanta giorni. Questo meccanismo, definito tecnicamente recesso ad nutum (cioè per semplice volontà del socio, senza necessità di una giusta causa), è al centro di una complessa disputa legale. La società, attiva nel settore della vendita di prodotti farmaceutici, ha una durata stabilita fino all’anno 2050. Il socio uscente ha chiesto la liquidazione della propria quota, valutata oltre centosessantamila euro. La società si è opposta, sostenendo che la clausola statutaria fosse radicalmente nulla. Il tribunale arbitrale e la Corte d’Appello hanno inizialmente accolto la tesi della società, spingendo il socio a ricorrere in Cassazione.

La validità delle clausole statutarie e la tutela dei terzi

La Corte d’Appello ha inizialmente dato ragione alla società dichiarando la nullità della clausola statutaria. I giudici di secondo grado hanno ritenuto che lo statuto di una società a tempo determinato non possa prevedere il recesso libero. Secondo questa interpretazione, la legge tutela in modo rigoroso l’integrità del capitale sociale e gli interessi dei creditori. Consentire ai soci di uscire a proprio piacimento rischierebbe di impoverire improvvisamente l’azienda, danneggiando chi ha fatto affidamento sulla sua solidità finanziaria. Per la Corte d’Appello, il recesso senza causa è un’eccezione ammessa solo per le società a tempo indeterminato, dove i soci non possono rimanere vincolati per sempre. Nelle società con scadenza definita, l’uscita anticipata deve essere legata a precise e giustificate ragioni.

Il contrasto sul recesso ad nutum nelle società a tempo determinato

Il socio ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per difendere la validità dello statuto. La sua difesa ha sostenuto che la legge riconosce ampia autonomia ai soci nella redazione dello statuto sociale. In particolare, la riforma del diritto societario consente di inserire liberamente ulteriori cause di recesso nelle società cosiddette chiuse. Secondo questa tesi, la presenza della clausola nel registro delle imprese garantisce una pubblicità sufficiente per tutti i soggetti esterni. I creditori e i terzi sono quindi informati di questa possibilità prima di contrattare con la società e possono valutare i rischi. Inoltre, la clausola rappresenta un contrappeso fondamentale per i soci di minoranza contro lo strapotere del socio di maggioranza che detiene il controllo assoluto.

Le motivazioni della Cassazione sul recesso ad nutum

Le motivazioni della Cassazione sul recesso ad nutum si concentrano sulla novità e sulla straordinaria importanza della questione giuridica. I giudici della Suprema Corte hanno rilevato che non esistono precedenti specifici su questo esatto tema nell’ordinamento italiano. La questione centrale riguarda i limiti dell’autonomia privata nello statuto delle società per azioni. Bisogna stabilire se la libertà di inserire nuove cause di uscita possa spingersi fino a consentire il recesso ad nutum, svincolato da qualsiasi evento oggettivo o delibera assembleare. La Corte deve bilanciare con estrema attenzione la libertà contrattuale dei soci con la stabilità del capitale sociale, che costituisce la principale garanzia per i creditori e per il mercato.

Le conclusioni del rinvio alla pubblica udienza

Le conclusioni del rinvio alla pubblica udienza evidenziano la necessità di un esame particolarmente approfondito da parte del collegio. La Corte di Cassazione non ha emesso una decisione definitiva sul diritto del socio a ottenere la liquidazione. Al contrario, i magistrati hanno scelto di rimettere la causa alla pubblica udienza. Questa procedura si applica quando una controversia presenta una particolare rilevanza nomofilattica (cioè l’esigenza di stabilire un principio di diritto chiaro e uniforme per il futuro). La decisione finale stabilirà un precedente fondamentale per la redazione degli statuti di tutte le società di capitali in Italia, definendo una volta per tutte i confini della libertà dei soci.

Cosa significa recesso ad nutum in ambito societario?
Significa che un socio può decidere di uscire dalla società liberamente, senza dover indicare una giusta causa o un motivo specifico, rispettando solo il preavviso.

Perché la durata della società influisce sul diritto di recesso?
Nelle società a tempo indeterminato il recesso libero è sempre garantito per evitare vincoli perpetui, mentre in quelle a tempo determinato l’uscita anticipata può pregiudicare la stabilità del capitale sociale.

Qual è stata la decisione della Corte di Cassazione in questo caso?
La Corte non ha deciso subito la questione, ma ha rinviato la causa a una pubblica udienza a causa dell’importanza del tema e dell’assenza di precedenti giudiziari.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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