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Prevalenza attività agrituristica: non basta per il fallimento

Un imprenditore agricolo, titolare anche di un agriturismo, viene dichiarato fallito perché i ricavi dell’attività ricettiva superavano quelli agricoli. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: per perdere lo status di imprenditore agricolo e poter fallire, la prevalenza attività agrituristica deve essere ‘esorbitante’ e ‘sproporzionata’. Una lieve superiorità dei ricavi non è sufficiente. La Corte ha quindi rinviato il caso ai giudici di merito per una nuova valutazione, che dovrà accertare una sproporzione netta e decisiva tra le due attività. L’imprenditore, per ora, vince.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 4790 Anno 2023
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Agriturismo e fallimento: una questione di equilibrio

La legge italiana protegge l’imprenditore agricolo dal fallimento, una regola pensata per sostenere un settore strategico. Tuttavia, la crescente diffusione di attività connesse, come l’agriturismo, ha creato zone grigie. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce quando la prevalenza attività agrituristica può trasformare un imprenditore agricolo in un imprenditore commerciale, soggetto al fallimento. La sentenza sottolinea che non basta un semplice calcolo matematico sui ricavi, ma serve una valutazione più approfondita dell’equilibrio tra le attività.

I fatti del caso: un agriturismo più redditizio del campo

La vicenda inizia quando una società creditrice chiede il fallimento di un imprenditore agricolo toscano. L’imprenditore, oltre a coltivare i suoi terreni, gestiva un’attività di agriturismo offrendo alloggio ai turisti. La sua difesa era semplice: in quanto imprenditore agricolo, non poteva essere dichiarato fallito.

I giudici di primo e secondo grado, però, non sono stati dello stesso avviso. Analizzando i bilanci, hanno notato che i ricavi generati dall’agriturismo erano superiori a quelli derivanti dall’attività agricola. Basandosi su questo dato numerico, hanno concluso che l’attività commerciale (l’ospitalità) aveva superato quella agricola, trasformando di fatto l’imprenditore in un soggetto commerciale e, quindi, fallibile. Di conseguenza, ne hanno dichiarato il fallimento.

Il criterio della prevalenza attività agrituristica

Il cuore del problema risiede nel concetto di ‘connessione’ definito dall’articolo 2135 del Codice Civile. Un’attività come l’agriturismo è considerata ‘agricola per connessione’ se viene svolta utilizzando prevalentemente risorse e attrezzature dell’azienda agricola principale (la terra, gli edifici, i macchinari).

Finché l’attività agricola resta principale e quella connessa accessoria, l’imprenditore mantiene il suo status. Se l’equilibrio si rompe e l’attività connessa diventa dominante, la natura dell’impresa cambia. I giudici di merito avevano ritenuto che il superamento dei ricavi agricoli da parte di quelli agrituristici fosse la prova di questo cambiamento. L’imprenditore, non accettando questa interpretazione, ha portato il caso fino alla Corte di Cassazione.

Le motivazioni: non basta una lieve prevalenza per il fallimento

La Corte di Cassazione ha ribaltato completamente la prospettiva. I giudici supremi hanno spiegato che, per escludere la natura agricola di un’impresa, non è sufficiente una qualsiasi prevalenza dell’attività connessa. La prevalenza attività agrituristica deve essere ‘esorbitante’ e ‘decisamente prevalente, sproporzionata’ rispetto a quella di coltivazione.

In altre parole, un leggero o modesto superamento dei ricavi non basta a far scattare automaticamente il fallimento. Serve una sproporzione evidente, tale da dimostrare che l’attività agricola è diventata meramente marginale o strumentale a quella commerciale. La Corte ha criticato la decisione precedente perché si era basata su una differenza di ricavi non così marcata da giustificare una conclusione così drastica. Inoltre, ha ritenuto poco chiara e ‘apparente’ la motivazione sul calcolo del tempo di lavoro dedicato alle due attività.

Le conclusioni: l’imprenditore agricolo vince in Cassazione

L’esito è stato l’accoglimento del ricorso dell’imprenditore. La Corte di Cassazione ha ‘cassato’ la sentenza, cioè l’ha annullata, e ha rinviato il caso alla Corte d’Appello per un nuovo esame. I nuovi giudici dovranno attenersi al principio di diritto stabilito: la valutazione sulla prevalenza attività agrituristica non può limitarsi a un confronto aritmetico, ma deve accertare se esista una sproporzione tale da snaturare l’identità agricola dell’impresa. Questa decisione rappresenta una tutela importante per gli imprenditori agricoli che diversificano le loro attività, stabilendo che solo un chiaro e significativo sbilanciamento verso il commerciale può esporli al rischio di fallimento.

Un imprenditore agricolo può fallire?
Di norma no, ma può essere dichiarato fallito se svolge attività commerciali, come l’agriturismo, che diventano nettamente prevalenti e sproporzionate rispetto a quella agricola principale.

Come si stabilisce se l’agriturismo è prevalente sull’attività agricola?
Si valutano diversi fattori, come i ricavi e il tempo di lavoro. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che non basta una semplice superiorità numerica; la prevalenza deve essere schiacciante e sproporzionata.

Cosa succede se l’attività agrituristica è solo leggermente più redditizia di quella agricola?
Secondo questa sentenza, una lieve prevalenza dei ricavi dell’agriturismo non è sufficiente a far perdere la qualifica di imprenditore agricolo e, di conseguenza, non giustifica la dichiarazione di fallimento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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