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Preuso del Marchio: Azienda Perde Causa Contro Marchio Rinomato

Un’azienda tessile ha utilizzato un marchio simile a quello di un noto brand, sostenendo di averne diritto grazie al cosiddetto preuso del marchio, cioè un utilizzo iniziato prima della registrazione altrui. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, giudicando le prove del preuso incerte, contraddittorie e insufficienti. La Corte ha quindi confermato che l’uso del marchio simile costituiva contraffazione e concorrenza sleale, poiché sfruttava indebitamente la notorietà del marchio registrato. L’azienda che invocava il preuso ha perso la causa, stabilendo che per far valere tale diritto è necessaria una prova chiara e solida.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 9216 Anno 2026
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Pubblicato il 21 aprile 2026 in Diritto Commerciale, Giurisprudenza Civile

Preuso del Marchio: Quando l’Uso Precedente Non Basta

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del preuso del marchio, un concetto fondamentale nel diritto della proprietà intellettuale. La vicenda riguarda due aziende del settore moda e dimostra come non sia sufficiente affermare di aver usato un nome prima di altri per garantirsi il diritto di continuare a farlo. Per far valere il preuso, infatti, servono prove concrete, chiare e non contraddittorie, specialmente quando ci si scontra con un marchio già registrato e rinomato.

La Battaglia dei Marchi nel Settore Moda

La storia inizia quando un’azienda, titolare di un marchio registrato e noto nel settore dell’abbigliamento sin dal 1976, cita in giudizio un’altra impresa tessile. L’accusa è chiara: la seconda azienda utilizza nomi molto simili per i suoi prodotti di abbigliamento sportivo, creando confusione nei consumatori e commettendo atti di contraffazione e concorrenza sleale. L’azienda titolare del marchio registrato chiede ai giudici di ordinare la cessazione di questo comportamento e di ottenere un risarcimento per i danni subiti.

La Difesa Basata sul Preuso del Marchio

L’azienda accusata non nega di usare quei nomi, ma si difende sostenendo di avere un diritto legittimo a farlo. La sua tesi si basa sul preuso del marchio. Afferma, infatti, di aver iniziato a usare quel nome per i suoi prodotti tessili sin dagli anni ’80, ben prima che l’altra azienda consolidasse la sua presenza nel medesimo settore merceologico. Secondo il Codice Civile, chi ha fatto uso di un marchio non registrato ha la facoltà di continuare a usarlo, nonostante la successiva registrazione da parte di altri, nei limiti del suo uso precedente. Questa difesa, se accolta, avrebbe permesso all’azienda di continuare la sua attività commerciale senza modifiche.

Le Motivazioni: Perché il Preuso del Marchio è Stato Negato

La Corte di Cassazione ha esaminato attentamente la difesa basata sul preuso e l’ha respinta, dichiarando il ricorso inammissibile. Le motivazioni sono state nette e si basano su un principio fondamentale: chi invoca un diritto deve provarlo in modo inequivocabile. I giudici hanno rilevato che le prove portate dall’azienda tessile erano deboli, incerte e persino contraddittorie. L’azienda faceva riferimento a un generico uso negli anni ’80, per poi indicare date successive e non supportate da documentazione certa. Mancava la dimostrazione di un uso del marchio che fosse stato effettivo, pubblico e costante nel tempo.

Inoltre, la Corte ha sottolineato che il marchio registrato dell’altra azienda godeva di rinomanza. Un marchio rinomato riceve una tutela “ultramerceologica”, cioè una protezione rafforzata che va oltre i prodotti identici o simili. Questo serve a impedire che terzi possano agganciarsi alla sua fama per trarne un vantaggio indebito, anche in settori diversi. L’uso di un nome simile da parte dell’azienda tessile è stato quindi visto come un tentativo di sfruttare la celebrità del marchio originale.

Le Conclusioni: La Vittoria del Marchio Registrato

L’esito finale è la vittoria per l’azienda titolare del marchio registrato. Il ricorso dell’impresa che invocava il preuso del marchio è stato dichiarato inammissibile. Di conseguenza, resta valida la precedente decisione che la condannava per contraffazione e concorrenza sleale. L’azienda dovrà cessare l’utilizzo del nome contestato e pagare le spese legali. Questa sentenza ribadisce un principio cruciale: il diritto di preuso non è un’autocertificazione. Per essere riconosciuto, deve essere supportato da prove solide che dimostrino un uso anteriore, non sporadico e geograficamente rilevante. In assenza di tali prove, il marchio registrato prevale sempre.

Cosa significa ‘preuso del marchio’?
Significa aver utilizzato un segno distintivo per i propri prodotti o servizi prima che qualcun altro registrasse un marchio identico o simile. Se provato, conferisce il diritto di continuare a usarlo entro certi limiti.

Per far valere il preuso, è sufficiente aver usato il marchio occasionalmente?
No, la legge richiede che l’uso sia stato effettivo, non sporadico e con una notorietà almeno a livello locale. La prova di tale uso deve essere chiara, documentata e convincente.

Un marchio famoso ha più protezione di uno normale?
Sì, un marchio ‘rinomato’, cioè molto conosciuto dal pubblico, gode di una protezione più ampia che si estende anche a prodotti e servizi non simili, per evitare che altri ne sfruttino indebitamente la fama.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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