Proroga dei pagamenti e prescrizione dei contributi INPS: cosa conta davvero?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale in materia di prescrizione contributi INPS, stabilendo che le proroghe dei termini di versamento si applicano a intere categorie professionali, a prescindere dal regime fiscale scelto dal singolo contribuente. La vicenda riguarda una professionista che aveva ricevuto una richiesta di pagamento dall’Ente Previdenziale per contributi relativi alla Gestione Separata risalenti al 2009. La professionista si era opposta, ritenendo che il debito fosse ormai estinto per prescrizione, essendo trascorsi più di cinque anni. I giudici dei primi gradi di giudizio le avevano dato ragione, ma la Suprema Corte ha completamente ribaltato la prospettiva.
I fatti del caso: una richiesta di pagamento contestata
L’Ente Previdenziale aveva inviato un avviso di addebito a una professionista per il mancato versamento dei contributi dovuti alla Gestione Separata per l’anno 2009. La professionista sosteneva che la pretesa dell’Ente fosse tardiva. Il diritto a riscuotere i contributi, infatti, si prescrive in cinque anni. Secondo i suoi calcoli, questo termine era ampiamente scaduto. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano confermato questa tesi, annullando la richiesta di pagamento e dichiarando il credito prescritto. La loro decisione si basava su un presupposto specifico: la professionista aveva aderito al cosiddetto ‘regime dei minimi’, un regime fiscale agevolato che la escludeva dall’applicazione degli studi di settore.
Il nodo della questione: regime fiscale o tipo di attività?
Il punto centrale della controversia era l’applicabilità di un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (D.P.C.M.) del 2010. Questo decreto aveva posticipato la scadenza per il versamento dei contributi relativi al 2009 per tutti i contribuenti che esercitavano attività economiche soggette agli studi di settore. Secondo i giudici di merito, poiché la professionista non era soggetta a tali studi per via del suo regime fiscale, la proroga non la riguardava. Di conseguenza, il termine di prescrizione era iniziato a decorrere dalla scadenza originaria. L’Ente Previdenziale, invece, ha sempre sostenuto una tesi opposta, portandola fino in Cassazione: la proroga non dipendeva dalla situazione fiscale del singolo, ma dal tipo di attività economica svolta.
La decisione sulla prescrizione contributi INPS
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Ente Previdenziale, stabilendo un principio di diritto molto chiaro. La proroga dei termini di versamento disposta dal D.P.C.M. del 2010 si applica a tutti i contribuenti che esercitano attività economiche per le quali sono stati elaborati gli studi di settore. Ciò che rileva è il fattore oggettivo, cioè il tipo di attività, e non la condizione soggettiva, ovvero il regime fiscale concretamente adottato dal professionista. In altre parole, la norma aveva un carattere generale e si rivolgeva a intere categorie economiche, senza distinguere tra chi era in regime ordinario e chi in regime agevolato.
Le motivazioni: la proroga sposta l’inizio della prescrizione
La Corte ha spiegato che il termine di prescrizione dei contributi (il cosiddetto dies a quo) inizia a decorrere dal giorno in cui scade il termine per il pagamento. Se una norma, come il D.P.C.M. in questione, sposta in avanti quella scadenza, di conseguenza sposta anche l’inizio del conteggio della prescrizione. La richiesta di pagamento inviata dall’Ente nel luglio 2015, quindi, era arrivata in tempo utile per interrompere il decorso del termine quinquennale, che era iniziato a luglio 2010 (nuova scadenza) e non a giugno 2010 (scadenza originaria). La scelta di un regime fiscale semplificato non può quindi essere usata per ‘accorciare’ i tempi della prescrizione a proprio vantaggio quando una norma di portata generale ha esteso i termini di pagamento per l’intera categoria di appartenenza.
Le conclusioni: cosa cambia per i professionisti
La sentenza è stata annullata e il caso è stato rinviato alla Corte d’Appello per una nuova decisione, che dovrà attenersi a questo principio. L’esito pratico è che la professionista ha perso la causa in Cassazione e molto probabilmente sarà tenuta a versare i contributi richiesti. Questa decisione costituisce un importante precedente. I professionisti in regime agevolato devono prestare attenzione: le proroghe sui versamenti fiscali e contributivi basate sul tipo di attività si applicano anche a loro, con dirette conseguenze sul calcolo della prescrizione contributi INPS.
La proroga dei termini di pagamento dei contributi vale anche se sono in regime forfettario o dei minimi?
Sì. Secondo la Cassazione, se la proroga è legata al tipo di attività economica (quelle soggette a studi di settore), si applica a tutti i professionisti che svolgono quell’attività, indipendentemente dal loro regime fiscale individuale.
Da quando inizia a decorrere la prescrizione dei contributi INPS?
La prescrizione, di regola quinquennale, inizia a decorrere dal giorno in cui scade il termine per il pagamento dei contributi. Se una norma, come un D.P.C.M., sposta in avanti questa scadenza, anche l’inizio della prescrizione viene posticipato.
Cosa succede se non indico i contributi nella dichiarazione dei redditi?
La semplice omissione nel quadro RR della dichiarazione dei redditi non configura automaticamente un occultamento doloso del debito, che sospenderebbe la prescrizione. L’occultamento doloso deve essere provato e valutato dal giudice caso per caso.