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Nullità tasso d’interesse: illegittimo il range variabile

La Corte d’Appello di Milano ha confermato la nullità della clausola relativa agli interessi in un contratto di credito revolving. La società finanziaria indicava nel contratto solo una forbice di tassi tra il 13% e il 21%, senza specificare il tasso applicato o i criteri di calcolo. La sentenza ribadisce la nullità tasso d’interesse per indeterminatezza, sottolineando che la trasparenza bancaria impone la determinabilità univoca degli oneri economici sin dalla firma del contratto.

Riferimento:
SENTENZA CORTE DI APPELLO DI MILANO N. 1001 2026 - N. R.G. 00001881 2025 DEPOSITO MINUTA 02 04 2026 PUBBLICAZIONE 03 04 2026
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Pubblicato il 11 aprile 2026 in Diritto Bancario, Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Nullità tasso d’interesse nei contratti di credito revolving

La recente pronuncia della Corte d’Appello di Milano getta nuova luce sulla validità delle clausole economiche nei contratti di finanziamento, con particolare riferimento alla nullità tasso d’interesse quando questo viene indicato in modo generico. Il caso analizzato riguarda una carta di credito rateale il cui costo era espresso tramite una semplice ‘forbice’ percentuale, lasciando incertezza sull’onere reale per il consumatore.

I fatti e il primo grado di giudizio

Una consumatrice ha impugnato il contratto di apertura di credito relativo a una carta revolving, sostenendo che la clausola di pattuizione degli interessi fosse nulla. Il documento contrattuale indicava infatti un tasso variabile tra un minimo del 13% e un massimo del 21%, senza precisare quale tasso sarebbe stato concretamente applicato o attraverso quali meccanismi sarebbe stato scelto. Il Tribunale di Milano ha inizialmente accolto il ricorso della cliente, dichiarando la nullità della clausola e il conseguente diritto della donna a rimborsare il capitale applicando i tassi sostitutivi di legge, meno onerosi.

Il ricorso della società finanziaria

L’istituto di credito ha proposto appello sollevando diverse eccezioni procedurali. Tra queste, la società sosteneva che la cliente non avesse un reale interesse ad agire, poiché non aveva chiesto contestualmente la restituzione di somme di denaro ma solo l’accertamento della nullità tasso d’interesse. Inoltre, la difesa della finanziaria sosteneva che l’indicazione di un intervallo di tassi fosse legittima e che il tasso applicato nel tempo fosse comunque rimasto entro i limiti pattuiti.

La decisione della Corte d’Appello sulla nullità tasso d’interesse

I giudici di secondo grado hanno respinto integralmente l’appello. La Corte ha chiarito che l’interesse ad agire sussiste pienamente: accertare la nullità tasso d’interesse è fondamentale per eliminare l’incertezza sul rapporto, specialmente se il contratto è ancora attivo, consentendo di ricalcolare correttamente le rate future. Nel merito, il collegio ha confermato che indicare un intervallo di tassi (range) estremamente ampio senza definire i criteri di scelta del tasso puntuale viola l’obbligo di forma scritta previsto dal Testo Unico Bancario.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sull’obbligo di determinabilità dell’oggetto del contratto. La clausola che prevede un tasso compreso tra il 13% e il 21% è considerata nulla per indeterminatezza poiché non permette al cliente di conoscere in anticipo il costo del credito. Non rileva, ai fini della validità, che la banca abbia comunicato il tasso specifico solo al momento dell’attivazione della carta o che il tasso applicato sia stato ‘migliorativo’ rispetto al massimo previsto. Il consenso sulle condizioni economiche deve formarsi al momento della stipula del contratto e non può essere rimesso a decisioni unilaterali successive della banca o a comportamenti concludenti del cliente.

Le conclusioni

Le conclusioni della sentenza portano al rigetto dell’appello e alla condanna della società finanziaria alle spese di lite. La pronuncia ribadisce un principio cardine: nei contratti bancari ogni elemento economico deve essere certo e verificabile dal consumatore. La pratica di indicare semplici intervalli percentuali senza parametri oggettivi di riferimento espone l’istituto di credito alla declaratoria di nullità, obbligando alla rideterminazione degli interessi a favore del mutuatario secondo i parametri legali sostitutivi.

Cosa succede se il contratto della carta di credito indica solo un intervallo di tassi tra un minimo e un massimo?
La clausola è nulla per indeterminatezza se non sono specificati i criteri oggettivi per stabilire il tasso esatto applicato al rapporto.

È possibile contestare la validità degli interessi anche se il contratto è ancora in corso e non ho pagato tutto?
Sì, l’azione di accertamento della nullità è ammessa proprio per eliminare l’incertezza e garantire che le rate future siano calcolate correttamente.

Il fatto di aver usato la carta per molti anni impedisce di chiedere la nullità del tasso d’interesse?
No, l’uso della carta o il pagamento delle rate non sana la nullità della clausola, poiché il tasso deve essere formalizzato per iscritto e non tramite comportamenti concludenti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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