\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Mansioni superiori: no allo stipendio pieno per la reggenza

Una funzionaria pubblica ha svolto per cinque anni il ruolo di direttrice reggente di un istituto culturale all’estero. La lavoratrice ha richiesto il pagamento dell’intera indennità di servizio estero spettante al direttore titolare, sostenendo di aver svolto mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta. I giudici hanno chiarito che, poiché la qualifica di addetto e quella di direttore appartengono alla stessa area professionale secondo i contratti collettivi, non si configura lo svolgimento di mansioni superiori in senso stretto. Di conseguenza, si applica la disciplina speciale sulla reggenza, che prevede solo un’indennità parziale e non l’intero trattamento del titolare. La lavoratrice perde la causa ed è condannata a pagare le spese legali.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. L Num. 18572 Anno 2026
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 20 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso della reggenza all’estero e la richiesta di mansioni superiori

Una funzionaria di un ministero ha svolto per circa cinque anni le funzioni di direttrice reggente presso alcuni istituti culturali italiani all’estero. L’amministrazione ha assegnato questo incarico temporaneo senza avviare una procedura pubblica per coprire il posto vacante. Per questo motivo, la dipendente ha richiesto il pagamento integrale delle indennità previste per il direttore titolare. La lavoratrice ha sostenuto che lo svolgimento prolungato di tali compiti integrasse l’esercizio di mansioni superiori. La questione è giunta davanti alla Corte di Cassazione dopo che i giudici di appello avevano negato il diritto al trattamento economico pieno.

Quando la reggenza non si trasforma in mansioni superiori

La distinzione tra la semplice reggenza di un ufficio e lo svolgimento di mansioni superiori rappresenta il nucleo della controversia. Nel pubblico impiego, il lavoratore ha diritto alla retribuzione superiore solo se svolge compiti che appartengono a un’area professionale o a una categoria superiore rispetto alla propria. La contrattazione collettiva definisce la classificazione del personale. Nel caso specifico, sia il ruolo di addetto culturale sia quello di direttore dell’istituto rientrano nella medesima area professionale.

La legge consente di affidare la reggenza temporanea di un ufficio a un funzionario della stessa area in caso di assenza o impedimento del titolare. Questa assegnazione non comporta il passaggio automatico a un livello superiore. Di conseguenza, il dipendente non può pretendere lo stesso stipendio del dirigente o del titolare. Il legislatore ha previsto una specifica indennità aggiuntiva per compensare il maggior carico di lavoro, ma questa indennità non coincide con l’intero trattamento economico del titolare.

Le motivazioni della sentenza sul trattamento economico della reggenza

I giudici della Corte di Cassazione hanno respinto il ricorso della lavoratrice basandosi su una precisa ricostruzione normativa. La Corte ha chiarito che le regole sulle mansioni superiori nel pubblico impiego non si applicano quando i due ruoli appartengono alla stessa area funzionale. L’addetto e il direttore dell’istituto culturale fanno parte dello stesso livello professionale. Per questo motivo, l’incarico di reggenza non costituisce un demansionamento né un avanzamento di carriera di fatto.

La sentenza evidenzia che la legge speciale disciplina in modo chiaro il trattamento economico del reggente. Questa normativa prevede l’attribuzione di una quota aggiuntiva pari a una frazione dell’indennità del titolare, entro limiti massimi prestabiliti. La dipendente avrebbe dovuto richiedere e quantificare questa specifica indennità di reggenza. Al contrario, la lavoratrice ha preteso l’intero trattamento del direttore titolare, formulando una domanda giuridicamente errata. La mancanza di una corretta quantificazione delle somme effettivamente spettanti ha impedito ai giudici di accogliere anche solo parzialmente la richiesta.

Le conclusioni della Cassazione sul ricorso della funzionaria

La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso della funzionaria pubblica. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d’Appello e hanno escluso qualsiasi violazione dei principi costituzionali sulla giusta retribuzione. L’applicazione dell’indennità parziale di reggenza garantisce il rispetto della Costituzione, poiché compensa adeguatamente il lavoratore senza creare automatismi retributivi ingiustificati.

La ricorrente ha perso la causa e deve pagare le spese del giudizio di legittimità (il giudizio davanti alla Cassazione), liquidate in quattromila euro. Questa sentenza stabilisce un principio importante per i dipendenti pubblici in servizio all’estero. La reggenza prolungata di un ufficio vacante non attribuisce il diritto allo stipendio pieno del titolare se i ruoli appartengono alla stessa area professionale.

Il dipendente pubblico che sostituisce il direttore ha sempre diritto allo stipendio pieno?
No, se i due ruoli appartengono alla stessa area professionale si applica solo l’indennità di reggenza e non lo stipendio del titolare.

Cosa si intende per mansioni superiori nel pubblico impiego?
Si tratta dello svolgimento di compiti che appartengono a un’area o categoria professionale superiore rispetto a quella di inquadramento.

Chi paga le spese legali se il ricorso in Cassazione viene respinto?
Il ricorrente che perde la causa deve pagare le spese del giudizio alla parte che ha vinto, secondo il principio di soccombenza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati