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Licenziamento per giusta causa: orario e assenze

La Corte d’Appello di Genova ha parzialmente riformato una sentenza di primo grado, stabilendo che un rapporto di lavoro può essere qualificato come part-time anche senza contratto scritto se provato dalle buste paga. Tuttavia, ha confermato l’illegittimità del licenziamento per giusta causa, poiché le assenze ingiustificate non superavano la soglia dei tre giorni prevista dal CCNL per la sanzione espulsiva.

Riferimento:
SENTENZA CORTE DI APPELLO DI GENOVA N. 84 2026 - N. R.G. 00000249 2025 DEPOSITO MINUTA 27 04 2026 PUBBLICAZIONE 27 04 2026
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Pubblicato il 14 giugno 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Licenziamento per giusta causa: tra assenze ingiustificate e lavoro part-time

Il tema del licenziamento per giusta causa rappresenta uno dei terreni più complessi del diritto del lavoro, specialmente quando si intreccia con la qualificazione dell’orario di lavoro e il rispetto delle procedure disciplinari previste dai contratti collettivi. Una recente sentenza della Corte d’Appello ha chiarito aspetti fondamentali relativi alla prova del rapporto part-time e alla proporzionalità della sanzione espulsiva.

La prova del lavoro part-time senza contratto scritto

In molti procedimenti, il lavoratore contesta la natura parziale del rapporto, rivendicando le differenze retributive per un impiego full-time. Secondo la normativa vigente, il contratto di lavoro a tempo parziale deve essere stipulato in forma scritta ai fini della prova. Tuttavia, la giurisprudenza consolidata ammette che il datore di lavoro possa dimostrare la sussistenza di un orario ridotto anche attraverso altri mezzi.

Nel caso analizzato, pur mancando il documento contrattuale originario, l’esame sistematico delle buste paga ha rivelato una retribuzione costante basata su un orario ridotto (circa il 63% del tempo pieno). Questa evidenza documentale, unita alle testimonianze che descrivevano un orario flessibile e non inserito nei turni ordinari, ha permesso di qualificare correttamente il rapporto come part-time, superando la presunzione di un impiego a tempo pieno.

Assenze ingiustificate e licenziamento per giusta causa

La controversia si sposta poi sulla legittimità della sanzione disciplinare massima. Il datore di lavoro aveva intimato un licenziamento per giusta causa a seguito di una serie di assenze consecutive considerate ingiustificate. Tuttavia, la valutazione del giudice deve sempre passare attraverso il filtro del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicabile.

Se il CCNL prevede che il licenziamento possa essere irrogato solo dopo il superamento di un determinato numero di giorni di assenza (ad esempio, oltre i tre giorni), il giudice non può confermare il provvedimento espulsivo se tale soglia non viene varcata. Anche se un certificato medico viene inviato in ritardo, esso giustifica comunque l’assenza dal punto di vista sostanziale, riducendo i giorni di inadempimento ingiustificato sotto il limite critico.

Le motivazioni

I giudici hanno fondato la decisione sul principio di proporzionalità della sanzione. La Corte ha osservato che le assenze realmente ingiustificate erano limitate a soli tre giorni, poiché la quarta giornata era coperta da un certificato medico regolarmente emesso, seppur trasmesso con ritardo rispetto alle procedure aziendali. Poiché il CCNL di categoria prevede per tali mancanze solo sanzioni di tipo conservativo, il licenziamento per giusta causa è stato ritenuto eccessivo e sproporzionato rispetto alla gravità del fatto. Inoltre, per quanto riguarda l’orario di lavoro, è stato sancito che il comportamento concludente delle parti, riflesso nelle buste paga e nella realtà quotidiana, può provare la natura part-time del rapporto nonostante il difetto di forma scritta.

Le conclusioni

La sentenza si conclude con una parziale riforma del giudizio di primo grado. È stata riconosciuta la natura part-time del rapporto di lavoro, riducendo l’importo delle differenze retributive inizialmente liquidate. Al contempo, è stata confermata l’illegittimità del recesso datoriale, condannando la società al pagamento di un’indennità risarcitoria commisurata all’anzianità del dipendente. Questo provvedimento sottolinea l’importanza per le aziende di rispettare rigorosamente le soglie disciplinari dei CCNL e, per i lavoratori, la necessità di verificare sempre se le contestazioni mosse dal datore di lavoro siano coerenti con la contrattazione collettiva vigente.

Quanti giorni di assenza servono per rischiare il licenziamento disciplinare?
Dipende dal CCNL applicato. In molti settori, come quello socio-sanitario, l’assenza deve superare i tre giorni consecutivi per giustificare il recesso; assenze più brevi comportano solo sanzioni conservative come sospensioni o multe.

Si può provare un contratto part-time se manca il documento firmato?
Sì, il datore di lavoro può produrre le buste paga e citare testimoni per dimostrare che il lavoratore è sempre stato pagato per un orario ridotto e che tale era la reale volontà delle parti durante lo svolgimento del rapporto.

Cosa succede se invio il certificato medico con un giorno di ritardo?
Il ritardo nella trasmissione costituisce una violazione delle regole procedurali del CCNL che può essere sanzionata, ma la malattia certificata rende l’assenza comunque giustificata, impedendo che quel giorno venga conteggiato come assenza arbitraria.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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