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Licenziamento per giusta causa e ritardo formazione

La Corte d’Appello di Milano ha confermato l’illegittimità di un licenziamento per giusta causa intimato a un lavoratore che aveva ritardato di circa un’ora l’accesso a un corso di formazione obbligatorio nel suo primo giorno di lavoro. L’azienda sosteneva che la formazione fosse una condizione sospensiva dell’efficacia del contratto, rendendo il rapporto nullo ex tunc. I giudici hanno invece stabilito che il contratto era già perfezionato e che un ritardo esiguo, giustificato e comunicato, non è sufficiente a interrompere il legame fiduciario.

Riferimento:
SENTENZA CORTE DI APPELLO DI MILANO N. 970 2025 - N. R.G. 00000887 2025 DEPOSITO MINUTA 27 04 2026 PUBBLICAZIONE 29 04 2026
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Pubblicato il 4 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il licenziamento per giusta causa e il ritardo al primo giorno di lavoro

Nel panorama del diritto del lavoro, il licenziamento per giusta causa rappresenta la sanzione disciplinare più grave, applicabile solo quando il legame di fiducia tra datore e dipendente è irrimediabilmente compromesso. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Milano affronta un caso particolare: la legittimità di una risoluzione immediata dovuta a un ritardo durante la formazione iniziale.

I fatti di causa

Un lavoratore era stato assunto con un contratto a tempo determinato per svolgere mansioni in regime di lavoro agile. Il primo giorno di attività prevedeva la partecipazione obbligatoria a un corso di formazione online. Tuttavia, il neoassunto si collegava con circa un’ora di ritardo poiché impegnato presso una caserma dei Carabinieri per una questione urgente. Nonostante avesse inviato due comunicazioni tempestive per avvisare dell’impedimento, l’azienda decideva di interrompere il rapporto di lavoro seduta stante.

La società datrice di lavoro sosteneva che la partecipazione puntuale alla formazione non fosse solo un dovere, ma una vera e propria condizione sospensiva per l’efficacia del contratto. Secondo questa tesi, il mancato rispetto dell’orario avrebbe reso il contratto nullo fin dall’inizio, come se il rapporto non fosse mai esistito.

La decisione della Corte d’Appello

La Corte d’Appello ha respinto il ricorso dell’azienda, confermando quanto già deciso in primo grado. I giudici hanno chiarito che il contratto si era perfezionato al momento della firma e che la formazione, pur essendo obbligatoria, rappresentava un adempimento contrattuale e non una condizione per la validità dell’assunzione.

Il tribunale ha dunque qualificato l’atto aziendale come un recesso per presunta giusta causa, passando poi a valutarne la proporzionalità. L’azienda è stata condannata al risarcimento del danno, quantificato nel pagamento di tutte le retribuzioni che il lavoratore avrebbe percepito fino alla scadenza del contratto a termine.

Le motivazioni

I magistrati hanno evidenziato che un ritardo di soli sessanta minuti, a fronte di un obbligo di frequenza del 90% delle ore totali, non impediva il raggiungimento degli obiettivi formativi. Inoltre, la condotta del lavoratore è stata considerata corretta sotto il profilo della buona fede, avendo egli avvisato ripetutamente l’azienda delle proprie difficoltà.

Secondo la Corte, per configurare un licenziamento per giusta causa, l’inadempimento deve essere di una gravità tale da rendere impossibile la prosecuzione del rapporto. In questo caso, l’azienda ha reagito in modo abnorme e sproporzionato rispetto a una mancanza lieve e prontamente giustificata. La clausola contrattuale che prevedeva la cessazione del rapporto per ritardi superiori ai 15 minuti è stata ritenuta non idonea a scavalcare i principi generali di proporzionalità e ragionevolezza.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che la disciplina del lavoro non permette automatismi espulsivi basati su clausole rigide se queste contrastano con il principio di proporzionalità. Il licenziamento per giusta causa deve sempre essere l’estrema ratio e richiede una valutazione complessiva del comportamento del dipendente. Le aziende non possono mascherare sanzioni disciplinari sotto forma di condizioni contrattuali per evitare le tutele previste dalla legge in favore dei lavoratori.

Un breve ritardo al corso di formazione giustifica il licenziamento?
No, un ritardo limitato e comunicato non costituisce un inadempimento così grave da interrompere il legame fiduciario e giustificare la risoluzione del contratto.

La formazione obbligatoria può essere considerata una condizione sospensiva?
No, la formazione è un obbligo contrattuale che attiene alla fase di esecuzione del rapporto e non alla sua validità iniziale se il contratto è già stato firmato.

Cosa ottiene il lavoratore se il licenziamento a termine è illegittimo?
Il lavoratore ha diritto a un risarcimento pari a tutte le retribuzioni che avrebbe maturato dalla data del recesso fino alla scadenza prevista del contratto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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