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Licenziamento collettivo: se il gruppo è unico il taglio è nullo

Un assistente di volo è stato licenziato nell’ambito di una procedura di licenziamento collettivo avviata da una compagnia aerea. I giudici hanno accertato che la società datrice di lavoro e un’altra azienda del gruppo costituivano in realtà un unico centro di imputazione, data la totale integrazione delle loro attività e l’uso promiscuo del personale. Di conseguenza, la platea dei lavoratori da considerare per gli esuberi doveva comprendere i dipendenti di entrambe le società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’azienda, confermando l’illegittimità del provvedimento. Il lavoratore ha ottenuto la reintegrazione nel posto di lavoro e il risarcimento del danno, poiché la scelta dei licenziandi non poteva limitarsi a una sola delle due società formalmente distinte ma sostanzialmente unite.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 4481 Anno 2022
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Pubblicato il 9 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso: due società e un unico datore di lavoro

Un assistente di volo ha impugnato il proprio licenziamento, intimato all’inizio di una complessa procedura di riduzione del personale. La società datrice di lavoro formale aveva avviato un licenziamento collettivo escludendo i dipendenti di una seconda società del medesimo gruppo. Il lavoratore ha sostenuto che le due imprese costituissero in realtà un’unica entità economica e organizzativa. Per questo motivo, la scelta dei dipendenti da mandare a casa doveva coinvolgere il personale di entrambe le aziende. I giudici di merito hanno accolto il ricorso del dipendente, ordinando la sua reintegra e il risarcimento del danno. La società ha quindi proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione.

Quando più aziende diventano un unico soggetto

Nel diritto del lavoro, la formale divisione in diverse società non sempre corrisponde a una reale autonomia. I giudici utilizzano il concetto di unico centro di imputazione (un’unica entità che risponde dei rapporti di lavoro) per evitare frazionamenti fittizi. Questo fenomeno si verifica quando esiste una totale integrazione tra le attività delle consociate. Nel caso specifico, una compagnia aerea affidava quasi tutta la sua attività di volo all’altra tramite contratti di affitto di aereo con equipaggio (wet lease). Inoltre, le società condividevano la gestione amministrativa, finanziaria e del personale, utilizzando persino equipaggi misti sui voli. Questa profonda compenetrazione di mezzi e attività cancella l’autonomia delle singole imprese.

La scelta dei lavoratori nel licenziamento collettivo

La legge stabilisce regole rigide per individuare i dipendenti da licenziare in caso di esuberi. Di regola, la selezione deve avvenire nell’ambito dell’intero complesso aziendale. Limitare la scelta a un singolo reparto o a una sola società del gruppo è possibile solo in casi eccezionali. Il datore di lavoro deve dimostrare che quel reparto specifico possiede un’autonomia organizzativa e professionalità non fungibili (non scambiabili) con il resto dell’azienda. Se esiste un unico centro di imputazione, la platea dei lavoratori da comparare si estende automaticamente a tutte le società coinvolte. L’esclusione ingiustificata di una parte del personale rende l’intera procedura illegittima.

Le motivazioni della decisione sul licenziamento collettivo

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società basandosi su precise motivazioni giuridiche. I giudici di legittimità hanno confermato che l’integrazione tra le due compagnie aeree era così intensa da configurare un unico soggetto datoriale. Non era necessario che il lavoratore dimostrasse l’uso promiscuo della propria specifica prestazione. La compenetrazione delle strutture aziendali rende infatti irrilevante la vicenda del singolo dipendente, poiché l’attività di tutti i lavoratori era prestata nell’interesse indifferenziato del gruppo. Inoltre, la Suprema Corte ha respinto la richiesta di ridurre il risarcimento tramite la detrazione del guadagno ottenuto altrove dal lavoratore (aliunde perceptum). L’azienda non ha infatti allegato tempestivamente le prove di tali guadagni alternativi nel primo grado di giudizio.

Le conclusioni pratiche sul licenziamento collettivo

Questa importante pronuncia stabilisce un principio fondamentale a tutela dei lavoratori. Le imprese collegate non possono utilizzare lo schermo della personalità giuridica distinta per aggirare i vincoli di legge. Quando le attività sono totalmente integrate, la procedura di licenziamento collettivo deve necessariamente coinvolgere tutti i dipendenti dell’intero gruppo. Il lavoratore illegittimamente estromesso ha quindi diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro e al pagamento delle mensilità perse. La decisione conferma che la trasparenza e la correttezza nella selezione del personale rappresentano requisiti insuperabili per la validità dei licenziamenti economici.

Quando due società collegate vengono considerate come un unico datore di lavoro?
Questo accade quando vi è una totale integrazione tra le attività delle imprese, una gestione amministrativa e finanziaria comune e l’uso indifferenziato del personale.

Chi deve essere incluso nella scelta dei dipendenti da licenziare in caso di crisi?
La selezione deve riguardare tutti i lavoratori dell’intero complesso aziendale, comprese le diverse società che costituiscono un unico centro di imputazione.

Il datore di lavoro può chiedere di ridurre il risarcimento se il lavoratore ha trovato un altro impiego?
Sì, ma l’azienda deve indicare e dimostrare concretamente i guadagni alternativi del lavoratore fin dal primo atto di difesa in giudizio.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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