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Licenziamento: Aziende rinunciano, ma il principio dell’Unico centro di imputazione del rapporto di lavoro resiste

Una lavoratrice, licenziata da due società aeree, ha ottenuto la reintegrazione e un risarcimento. La Corte d’Appello aveva riconosciuto un “unico centro di imputazione del rapporto di lavoro” tra le due aziende. Le Società Aeree hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando tale riconoscimento e la non detraibilità dell’aliunde perceptum dal risarcimento. Tuttavia, hanno poi rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio e ha condannato le Società Aeree a pagare le spese legali alla Lavoratrice. La Corte ha anche evidenziato che, in base alla sua giurisprudenza, il ricorso delle aziende sarebbe stato probabilmente respinto, confermando il principio dell’unico centro di imputazione del rapporto di lavoro.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 18338 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Introduzione: Il principio dell’Unico centro di imputazione del rapporto di lavoro

Nel mondo del lavoro, la distinzione tra aziende può a volte sfumare, specialmente quando operano in stretta collaborazione. Questo accade quando si configura un “unico centro di imputazione del rapporto di lavoro”. Questo principio è fondamentale per capire chi sia il vero datore di lavoro e, di conseguenza, chi debba rispondere in caso di licenziamento illegittimo. Una recente decisione della Corte di Cassazione ha ribadito l’importanza di questo concetto, anche in una vicenda processuale particolare.

Quando due aziende sono un unico datore di lavoro

Il principio dell’unico centro di imputazione del rapporto di lavoro si applica quando più società, pur avendo una propria identità giuridica, sono così strettamente legate da agire come un’unica entità nei confronti dei lavoratori. Questo legame si manifesta attraverso un’integrazione delle attività, un coordinamento gestionale e finanziario, e spesso un uso promiscuo delle risorse umane. Se un lavoratore presta la sua attività per più società che formano un unico centro, tutte queste società sono considerate responsabili come un unico datore di lavoro.

La vicenda del licenziamento illegittimo

Una Lavoratrice ha subito un licenziamento da parte di due Società Aeree. Ha contestato il licenziamento, sostenendo che le due aziende formassero un unico datore di lavoro. Il Tribunale e successivamente la Corte d’Appello hanno accolto le sue ragioni. La Corte d’Appello ha riconosciuto che le due Società Aeree costituivano un “unico centro di imputazione del rapporto di lavoro”. Per questo motivo, ha condannato le aziende a reintegrare la Lavoratrice nel suo posto di lavoro e a pagarle un’indennità risarcitoria. Questa indennità era calcolata sulla base dell’ultima retribuzione, fino a un massimo di dodici mensilità, senza considerare i redditi che la Lavoratrice avesse eventualmente percepito da altre attività (il cosiddetto “aliunde perceptum”).

Il ricorso delle Società Aeree e il principio dell’Unico centro di imputazione del rapporto di lavoro

Le Società Aeree non hanno accettato la decisione della Corte d’Appello. Hanno deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. I loro argomenti principali riguardavano proprio il concetto di “unico centro di imputazione del rapporto di lavoro”. Sostenevano che la Corte d’Appello avesse sbagliato a riconoscere tale unicità basandosi solo sull’integrazione delle attività, senza valutare la posizione specifica della Lavoratrice e l’effettivo uso promiscuo della sua prestazione lavorativa tra le due aziende. Inoltre, contestavano la decisione di non detrarre l’aliunde perceptum dall’indennità risarcitoria.

Le motivazioni: La rinuncia e la soccombenza virtuale sul principio dell’Unico centro di imputazione del rapporto di lavoro

Durante il procedimento in Cassazione, le Società Aeree hanno compiuto un passo inaspettato: hanno rinunciato al ricorso. La Lavoratrice, pur non accettando formalmente la rinuncia, ha chiesto che le spese legali fossero messe a carico delle aziende. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia, dichiarando il giudizio estinto. Tuttavia, la Corte ha anche chiarito un punto importante. Ha applicato il “principio di causalità” per le spese legali, stabilendo che chi ha dato causa al processo e poi rinuncia deve sostenere i costi. La Corte ha anche sottolineato che, anche se avesse dovuto decidere nel merito, la sua giurisprudenza consolidata supporta la configurabilità di un “unico centro di imputazione del rapporto di lavoro” in casi simili. Questo significa che le aziende avrebbero probabilmente perso il ricorso anche se non avessero rinunciato. La Cassazione ha ribadito che la non detraibilità dell’aliunde perceptum dall’indennità risarcitoria, entro il limite delle dodici mensilità, è corretta.

Le conclusioni: Le spese legali a carico delle aziende per il licenziamento illegittimo

La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio a causa della rinuncia delle Società Aeree. Di conseguenza, ha condannato le Società Aeree a rimborsare alla Lavoratrice le spese legali sostenute per il giudizio di legittimità. La somma stabilita è stata di 4.000 euro per compensi, oltre a 200 euro per esborsi e il 15% per spese forfettarie, più gli accessori di legge. Questo esito pratico conferma che, anche in caso di rinuncia, la parte che ha dato origine al contenzioso e che avrebbe avuto scarse probabilità di vittoria, deve farsi carico dei costi processuali. La decisione rafforza la tutela dei lavoratori in situazioni complesse che coinvolgono più aziende.

Cosa significa “unico centro di imputazione del rapporto di lavoro”?
Significa che, anche se un lavoratore è formalmente assunto da una società, più aziende collegate possono essere considerate un unico datore di lavoro se agiscono in modo integrato e coordinato.

Se un’azienda rinuncia a un ricorso in Cassazione, chi paga le spese legali?
Generalmente, la parte che rinuncia al ricorso deve pagare le spese legali sostenute dalla controparte, specialmente se la rinuncia avviene in un contesto in cui la parte rinunciante avrebbe avuto scarse probabilità di vittoria.

L’indennità per licenziamento illegittimo può essere ridotta se il lavoratore ha trovato un altro impiego?
In alcuni casi, l’indennità risarcitoria per licenziamento illegittimo può essere ridotta tenendo conto dei redditi percepiti dal lavoratore da altre attività (aliunde perceptum). Tuttavia, la legge stabilisce limiti e condizioni precise per questa detrazione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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