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Lavoro in nero: la Cassazione riapre il caso sulla sanzione

Un’azienda del settore della ristorazione ha ricevuto un’ordinanza ingiunzione dall’Ispettorato del Lavoro per presunto impiego di lavoro in nero di tre dipendenti. Dopo che la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, l’azienda ha proposto ricorso per revocazione chiedendo di correggere l’errore di fatto commesso dai giudici. La Sezione Filtro della Suprema Corte ha valutato che la questione non presenta i presupposti per una decisione rapida in camera di consiglio. Di conseguenza, i giudici hanno rimesso la causa dinanzi alla sezione semplice per una trattazione ordinaria del caso.

Riferimento:
Ordinanza interlocutoria di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 15331 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Sanzioni per lavoro in nero e la procedura di revocazione

L’impiego di personale non regolarizzato configura una grave violazione amministrativa. Quando l’Ispettorato del Lavoro accerta la presenza di lavoro in nero all’interno di un’azienda di ristorazione, applica sanzioni pecuniarie particolarmente severe. Il datore di lavoro ha il diritto di contestare il verbale nei vari gradi di giudizio per dimostrare la legittimità della propria condotta. Tuttavia, anche di fronte a un esito negativo in sede di legittimità, l’ordinamento prevede strumenti straordinari di tutela. Tra questi spicca il ricorso per revocazione, un mezzo utile a correggere errori materiali o sviste di fatto commessi dai giudici nelle precedenti pronunce.

Il contestato impiego di lavoro in nero nel settore della ristorazione

La vicenda nasce dalle verifiche ispettive condotte presso un locale di ristorazione gestito da una società commerciale. Gli ispettori hanno contestato la presenza di dipendenti privi di regolare contratto e hanno emesso un’ordinanza ingiunzione per lavoro in nero. La società sanzionata ha promosso opposizione giudiziale ma i giudici di merito hanno confermato la sanzione. Successivamente, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’impresa con una prima ordinanza. La società non ha accettato la decisione e ha notificato un ricorso per revocazione straordinaria. Il datore di lavoro ha sostenuto che i giudici supremi sono incorsi in un palese errore di fatto nel ritenere inammissibile la precedente impugnazione.

La decisione della Sezione Filtro della Corte di Cassazione

La Sezione Filtro della Suprema Corte svolge una prima valutazione sui ricorsi. Questa sezione decide se le impugnazioni siano manifestamente fondate, infondate o inammissibili per chiuderle con una procedura rapida. Quando la fattispecie presenta aspetti complessi, la camera di consiglio semplificata non può pronunciare una decisione definitiva. I magistrati hanno esaminato la domanda di revocazione proposta dalla società di ristorazione. Il collegio ha riscontrato che la controversia non rientra nelle ipotesi di immediata declaratoria di inammissibilità. Di conseguenza, la Corte ha bloccato l’iter rapido e ha applicato le regole generali del codice di procedura civile per il prosieguo del giudizio.

Le motivazioni: la necessità di un esame ordinario sul lavoro in nero

Le motivazioni della pronuncia evidenziano la necessità di un’analisi approfondita della vicenda procedurale. I giudici hanno chiarito che le sanzioni per lavoro in nero e la validità del relativo ricorso straordinario richiedono il filtro della sezione ordinaria. La presunta svista percettiva addebitata alla precedente ordinanza necessita di una discussione completa tra le parti. Il collegio della VI Sezione ha rilevato l’assenza dei requisiti previsti per la decisione immediata in camera di consiglio. Pertanto, i giudici di legittimità hanno disposto il rinvio della causa per consentire una trattazione dibattimentale piena di tutte le doglianze sollevate dall’impresa.

Le conclusioni: il rinvio alla sezione semplice per definire la sanzione da lavoro in nero

Le conclusioni dell’ordinanza interlocutoria aprono una nuova fase processuale a favore del datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha disposto la rimessione formale del fascicolo alla sezione semplice per la decisione finale. Questa determinazione consente all’azienda di ottenere un esame dettagliato sulla legittimità della sanzione per lavoro in nero. L’iter giudiziario non si conclude con un rigetto affrettato, ma prosegue garantendo la massima tutela del diritto di difesa. Spetterà ora ai giudici della sezione ordinaria stabilire se la precedente ordinanza vada revocata e se le contestazioni dell’Ispettorato del Lavoro siano fondate.

Che cos’è il ricorso per revocazione contro un’ordinanza della Cassazione?
È un mezzo di impugnazione straordinario previsto dall’articolo 391-bis del codice di procedura civile per correggere errori di fatto o sviste percettive commesse dai giudici di legittimità.

Cosa comporta il rinvio della causa alla sezione semplice della Cassazione?
Il rinvio comporta il passaggio da una procedura semplificata e rapida a una trattazione ordinaria, in cui la controversia viene esaminata in modo più approfondito.

Cosa succede alle sanzioni dell’Ispettorato del Lavoro durante questa fase?
L’efficacia e la stesura definitiva delle sanzioni restano condizionate all’esito del giudizio dinanzi alla sezione ordinaria della Suprema Corte.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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