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Lavoro a turni e festività: niente straordinario per i turnisti

Un infermiere dipendente comunale ha chiesto il pagamento di indennità per festività non godute, straordinari e buoni pasto. La Corte d’Appello ha respinto le richieste, ritenendo che per il lavoro a turni e festività si applichi la maggiorazione del trenta per cento prevista dal contratto collettivo, e non il compenso straordinario per prestazioni eccezionali. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando sia il ricorso del lavoratore sia quello incidentale del Comune. La Corte ha chiarito che il lavoratore turnista riceve già un compenso specifico per il disagio del turno festivo ordinario, mentre lo straordinario spetta solo per prestazioni eccezionali fuori dai turni. Entrambe le parti hanno perso, con compensazione delle spese.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 2270 Anno 2022
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Pubblicato il 10 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso del dipendente pubblico e il lavoro a turni e festività

Il lavoro a turni e festività rappresenta spesso un terreno di scontro tra datori di lavoro e dipendenti. Nel settore pubblico, in particolare, la gestione dei riposi e delle indennità collegate ai turni domenicali o infrasettimanali genera frequenti contenziosi. Un infermiere generico, dipendente di un Comune presso una casa di riposo, ha avviato una causa legale per chiedere il pagamento di indennità per festività non godute, straordinari e buoni pasto. Il lavoratore riteneva di avere diritto a compensi aggiuntivi per le giornate festive lavorate e per i rientri pomeridiani. La controversia ha attraversato diversi gradi di giudizio prima di giungere all’attenzione dei giudici di legittimità (i giudici della Corte di Cassazione che verificano la corretta applicazione delle norme di legge).

Come funziona la retribuzione per il lavoro a turni e festività

La disciplina del lavoro pubblico privatizzato (il rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici regolato dalle norme del codice civile) prevede regole specifiche per chi lavora su turni. Il contratto collettivo nazionale di lavoro stabilisce che il disagio derivante dal lavoro domenicale o festivo ordinario venga compensato con una maggiorazione del trenta per cento sulla retribuzione ordinaria. Questo meccanismo differisce dal lavoro straordinario festivo. Lo straordinario si applica solo quando il dipendente svolge la prestazione in via eccezionale o occasionale, al di fuori del proprio normale orario di lavoro o dei turni prestabiliti. Il lavoratore turnista, inserito in una organizzazione stabile, non può quindi pretendere il pagamento dello straordinario per i turni ordinari che cadono in giorni festivi. La turnazione ordinaria serve proprio a garantire la continuità del servizio pubblico senza interruzioni.

I buoni pasto e i rientri pomeridiani

Un altro aspetto centrale della controversia riguarda il diritto ai buoni pasto per i rientri pomeridiani. Il contratto collettivo del comparto delle regioni e delle autonomie locali subordina l’attribuzione dei buoni pasto a condizioni molto precise. Non basta un semplice rientro pomeridiano. Il dipendente deve svolgere attività lavorativa al mattino e proseguire nel pomeriggio, con una pausa intermedia non superiore a due ore e non inferiore a trenta minuti. Nel caso specifico, il lavoratore non ha fornito la prova rigorosa di aver rispettato questi intervalli temporali. La mancanza di prove adeguate impedisce il riconoscimento del beneficio economico. I documenti presentati non hanno chiarito con precisione la durata delle pause effettuate durante le giornate lavorative.

Le motivazioni: la Cassazione esclude lo straordinario per il lavoro a turni e festività

I giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno rigettato il ricorso del lavoratore confermando la correttezza della decisione di secondo grado. La Corte ha chiarito che la legge esclude il diritto al compenso aggiuntivo per le festività civili coincidenti con la domenica nel pubblico impiego contrattualizzato. Per i dipendenti degli enti locali che lavorano a turni per garantire la continuità dei servizi, si applica esclusivamente la maggiorazione del trenta per cento prevista dal contratto collettivo. L’applicazione delle tariffe per il lavoro straordinario richiede una prestazione eccezionale, non riscontrabile nella normale turnazione del dipendente. Inoltre, la Cassazione ha ritenuto inammissibili le contestazioni sui buoni pasto, poiché il lavoratore non ha dimostrato i presupposti orari richiesti dalla contrattazione collettiva.

Le conclusioni: rigetto dei ricorsi e regole per il lavoro a turni e festività

La decisione della Corte di Cassazione mette un punto fermo sulla questione del lavoro a turni e festività nel pubblico impiego. Entrambi i ricorsi, quello principale del lavoratore e quello incidentale del Comune, sono stati rigettati. Il lavoratore non riceverà le indennità aggiuntive richieste né i buoni pasto, mentre il Comune non ha ottenuto la dichiarazione di nullità della domanda iniziale del dipendente. Data la soccombenza reciproca (la perdita della causa da parte di entrambi i contendenti), i giudici hanno deciso di compensare interamente le spese di giudizio. Questa sentenza evidenzia l’importanza di analizzare attentamente le regole dei contratti collettivi prima di avviare un’azione legale.

Il dipendente pubblico che lavora a turni nei giorni festivi ha sempre diritto allo straordinario?
No, il dipendente turnista che lavora di domenica o in un giorno festivo infrasettimanale riceve una maggiorazione del trenta per cento sulla retribuzione ordinaria per compensare il disagio, mentre lo straordinario spetta solo per prestazioni eccezionali fuori dal turno.

Quali sono i requisiti per ottenere i buoni pasto in caso di rientro pomeridiano?
Il lavoratore deve prestare servizio la mattina e proseguire nel pomeriggio, rispettando una pausa pranzo che non deve superare le due ore e non deve essere inferiore a trenta minuti.

Cosa succede se sia il lavoratore sia il datore di lavoro perdono il ricorso in Cassazione?
Si verifica una situazione di soccombenza reciproca e la Corte di Cassazione solitamente decide di compensare le spese legali, obbligando ciascuna parte a pagare i propri avvocati.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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