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Iscritto all’Albo? L’obbligo contributivo cassa professionale scatta

Un geometra, dipendente pubblico iscritto all’INPS, svolgeva solo due pratiche catastali gratuite per colleghi. La sua Cassa professionale gli ha chiesto i contributi per diversi anni. La Corte di Cassazione ha stabilito che l’obbligo contributivo cassa professionale sorge con la semplice iscrizione all’albo. La natura occasionale dell’attività o l’assenza di reddito sono irrilevanti ai fini del versamento del contributo minimo. L’iscrizione a un’altra gestione previdenziale, come l’INPS, non costituisce un motivo di esonero automatico. La Cassa professionale ha quindi vinto la causa.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 4157 Anno 2023
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Iscrizione all’Albo: quando scatta l’obbligo contributivo?

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito un punto fondamentale per molti professionisti che si trovano in situazioni lavorative ibride. La sentenza stabilisce un principio netto riguardo l’obbligo contributivo cassa professionale: la semplice iscrizione all’albo professionale è sufficiente a far scattare il dovere di versare i contributi minimi, anche se non si esercita l’attività o lo si fa in modo del tutto sporadico e senza guadagno. Questa decisione tocca da vicino chi, pur abilitato, svolge principalmente un altro lavoro, come un impiego pubblico.

La vicenda del Geometra dipendente pubblico

Il caso specifico riguardava un geometra, regolarmente assunto come dipendente pubblico e iscritto all’INPS. Negli anni presi in esame dalla Cassa di Previdenza dei Geometri, il professionista non aveva partita IVA e aveva svolto unicamente due pratiche catastali a titolo gratuito, per aiutare dei colleghi. Nonostante l’assenza di un reddito derivante dalla libera professione, la Cassa gli ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali per il periodo dal 2008 al 2015. Il professionista si è opposto, sostenendo che un’attività così marginale e non remunerata non potesse generare un obbligo di pagamento.

L’iscrizione all’Albo è il presupposto dell’obbligo contributivo cassa professionale

La difesa del geometra si basava su un’idea logica: nessun reddito, nessun contributo. I giudici dei primi gradi di giudizio avevano inizialmente dato ragione al professionista, ritenendo che l’obbligo previdenziale fosse legato all’esercizio effettivo e continuativo della professione. Tuttavia, la Cassa di Previdenza ha portato la questione fino in Cassazione, sostenendo un’interpretazione diversa e più rigida delle norme. Secondo l’ente, il presupposto per l’obbligo contributivo non è l’esercizio dell’attività, ma la potenziale capacità di esercitarla, certificata dall’iscrizione all’albo.

Il principio di solidarietà tra professionisti

La Corte di Cassazione ha accolto la tesi della Cassa. I giudici hanno spiegato che i sistemi previdenziali delle categorie professionali si fondano su un principio mutualistico e di solidarietà. Tutti gli iscritti all’albo, per il solo fatto di far parte di quella comunità professionale, devono contribuire al sostentamento del sistema che erogherà le pensioni. L’iscrizione all’albo crea una presunzione di esercizio dell’attività. Per superare questa presunzione, il professionista deve dimostrare di rientrare in specifiche condizioni di esonero previste dallo statuto della Cassa stessa, cosa che in questo caso non era avvenuta.

Le motivazioni: perché l’obbligo contributivo cassa professionale non dipende dal reddito

La Corte ha chiarito che l’iscrizione all’albo è la condizione sufficiente per l’obbligatorietà dell’iscrizione alla Cassa e del pagamento del contributo minimo. Sono irrilevanti, a tal fine, la natura occasionale dell’esercizio della professione e la mancata produzione di reddito. Nemmeno l’iscrizione a un’altra forma di previdenza obbligatoria, come l’INPS per i lavoratori dipendenti, è di per sé una causa di esclusione. La Cassa ha il potere, tramite il proprio statuto, di stabilire le regole e le eventuali deroghe, e il professionista è tenuto a seguirle, ad esempio presentando un’autocertificazione per dichiarare di non esercitare l’attività.

Le conclusioni: la Cassa vince, il professionista deve pagare

In conclusione, la Cassazione ha annullato la sentenza precedente che dava ragione al geometra. Ha affermato che i giudici di merito avevano sbagliato a escludere l’obbligo contributivo basandosi sulla mancanza di continuità e di reddito. Il caso è stato quindi rinviato alla Corte d’Appello, che dovrà decidere nuovamente la questione attenendosi a questo principio: l’iscrizione all’albo professionale comporta l’obbligo di versare il contributo minimo alla Cassa di categoria, salvo che non sussistano le specifiche cause di esonero previste dallo statuto dell’ente stesso. Il professionista, quindi, dovrà pagare i contributi richiesti.

Se sono iscritto a un albo professionale ma non esercito la professione, devo pagare i contributi alla cassa di categoria?
Sì, secondo questa sentenza, la semplice iscrizione all’albo è una condizione sufficiente per far sorgere l’obbligo di versare almeno i contributi minimi previsti dalla cassa professionale.

Sono un professionista iscritto all’albo ma anche un lavoratore dipendente con contributi INPS. Sono esonerato dalla cassa professionale?
No, l’iscrizione a un’altra gestione previdenziale come l’INPS non comporta un esonero automatico. L’obbligo verso la cassa professionale rimane, a meno che non si rientri in specifiche cause di esenzione previste dallo statuto della cassa stessa.

Svolgere un’attività professionale gratuita o occasionale mi esenta dal pagamento dei contributi?
No, la Corte di Cassazione ha chiarito che la natura occasionale dell’attività e l’assenza di un reddito sono irrilevanti ai fini del pagamento del contributo minimo, che è legato alla sola iscrizione all’albo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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