Compenso del sindaco: quando una delibera successiva diventa vincolante
La determinazione del compenso per i membri del collegio sindacale è un tema delicato, governato dal principio di invariabilità compenso sindaco. Questa regola, sancita dal Codice Civile, serve a garantire l’indipendenza dell’organo di controllo, evitando che le sue decisioni possano essere influenzate dalla speranza di un aumento o dal timore di una riduzione dei propri emolumenti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, tuttavia, chiarisce cosa accade quando una decisione dell’assemblea dei soci, successiva alla nomina, modifica il compenso e il sindaco non la contesta formalmente.
Il caso: compenso definito dallo statuto ma modificato dall’assemblea
La vicenda ha origine con la nomina di un professionista a sindaco di una società a responsabilità limitata. Lo statuto societario prevedeva che il suo compenso dovesse essere calcolato in base alla tariffa professionale vigente. Tuttavia, in una successiva assemblea, i soci deliberarono di stabilire un compenso fisso annuo di 6.000 euro per ciascun sindaco. La motivazione era legata al fatto che la società, di nuova costituzione, non aveva ancora i parametri dimensionali per applicare correttamente le tariffe professionali.
Inizialmente, il professionista accettò questa somma, emettendo fatture per il primo anno e mezzo di incarico sulla base dell’importo deliberato dall’assemblea. Solo in un secondo momento, ritenendo che i successivi bilanci della società giustificassero un compenso più elevato, citò in giudizio l’azienda. La sua richiesta era di ottenere il pagamento della differenza tra quanto percepito e quanto gli sarebbe spettato secondo le tariffe professionali indicate nello statuto.
Il principio di invariabilità compenso sindaco alla prova dei fatti
Il cuore della controversia legale ruotava attorno all’articolo 2402 del Codice Civile, che stabilisce la predeterminazione e l’invariabilità compenso sindaco. Secondo il professionista, la delibera assembleare che fissava un importo forfettario era illegittima perché modificava unilateralmente e successivamente un criterio già stabilito nell’atto costitutivo. Questo, a suo dire, violava un principio posto a tutela della sua indipendenza.
L’azienda, dal canto suo, sosteneva che la decisione dell’assemblea era stata presa con la partecipazione e il silenzio-assenso dello stesso collegio sindacale. Inoltre, il fatto che il professionista avesse accettato e fatturato per oltre un anno il compenso ridotto dimostrava una sua adesione a tale accordo, superando di fatto la previsione generica dello statuto.
Le motivazioni: la mancata impugnazione della delibera è decisiva
La Corte di Cassazione ha risolto la questione concentrandosi su un aspetto procedurale determinante. I giudici hanno stabilito che il punto focale non era tanto stabilire se la delibera violasse o meno il principio di invariabilità compenso sindaco, ma verificare se tale delibera fosse stata contestata legalmente. Le decisioni prese dall’assemblea dei soci, anche se potenzialmente viziate, diventano definitive e pienamente efficaci se non vengono impugnate nei termini previsti dalla legge.
Nel caso specifico, il sindaco non aveva mai avviato un’azione legale per far annullare le delibere che fissavano il suo compenso a 6.000 euro annui. Di conseguenza, quelle decisioni, pur successive alla sua nomina e potenzialmente in contrasto con lo statuto, erano diventate incontestabili e vincolanti per tutte le parti, compreso lui stesso. La sua successiva richiesta di un compenso maggiore era, quindi, infondata.
Le conclusioni: la pretesa del sindaco viene respinta
L’esito finale è stato il rigetto del ricorso del professionista. La Corte ha sancito che la mancata e tempestiva impugnazione giudiziale delle delibere assembleari ha sanato ogni potenziale vizio, rendendo l’importo di 6.000 euro l’unico compenso legittimamente dovuto. Il sindaco è stato inoltre condannato a pagare le spese legali sostenute dalla società. Questa sentenza offre una lezione importante: i diritti devono essere esercitati nei tempi e nei modi previsti dalla legge. L’inerzia può trasformare una decisione potenzialmente illegittima in un atto pienamente valido ed efficace.
Il compenso di un sindaco può essere modificato dopo la sua nomina?
In linea di principio no, vige la regola dell’invariabilità del compenso per tutta la durata dell’incarico. Tuttavia, come dimostra questo caso, una delibera assembleare che lo modifica può diventare vincolante se non viene impugnata legalmente nei termini previsti.
Cosa succede se un sindaco accetta un compenso inferiore a quello previsto dallo statuto?
L’accettazione di fatto, come l’emissione di fatture per l’importo inferiore, può essere interpretata come un’adesione alla nuova misura. Se questa misura è stata decisa da una delibera assembleare, la mancata impugnazione di tale delibera rende la decisione definitiva.
È sempre necessario impugnare una delibera assembleare che si ritiene illegittima?
Sì, se si vuole impedirne gli effetti. Una delibera, anche se contraria alla legge o allo statuto, si presume valida finché un giudice non la annulla. La mancata impugnazione nei termini di legge la rende definitiva e inattaccabile.