Compenso del sindaco: la parola non basta, serve un atto formale
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce una regola cruciale per le società e i professionisti che vi operano: la determinazione del compenso del sindaco non può basarsi su accordi verbali o prassi consolidate. La legge richiede un atto formale, specifico e inequivocabile. Questa decisione protegge sia la società da richieste arbitrarie sia il professionista da accordi informali e poco chiari, che possono portare a lunghi e costosi contenziosi. Vediamo nel dettaglio cosa è successo e quale principio è stato sancito.
La vicenda: un compenso conteso tra accordi e bilanci
I fatti sono semplici e molto comuni nella pratica aziendale. Un professionista, nominato sindaco effettivo di una società a responsabilità limitata, al termine del suo mandato triennale, chiedeva il pagamento del suo compenso. L’importo richiesto era calcolato sulla base delle funzioni di controllo legale e di revisione contabile svolte.
L’Azienda si opponeva alla richiesta. Sosteneva che tra le parti fosse stato pattuito verbalmente un compenso molto più basso. A prova di questo accordo informale, l’Azienda portava le fatture emesse dallo stesso professionista per gli anni precedenti, di importo inferiore, e la cifra corrispondente riportata nei bilanci societari, regolarmente approvati dall’assemblea. Secondo l’Azienda, il professionista, non avendo mai contestato quelle cifre in passato, le aveva implicitamente accettate.
Il nodo della questione: come si stabilisce il compenso del sindaco?
La questione legale era chiara: un accordo verbale, o la semplice indicazione di una cifra nel bilancio approvato, sono sufficienti a stabilire il compenso del sindaco? Oppure la legge impone una procedura più rigorosa?
Secondo la tesi del professionista, la normativa, in particolare l’articolo 2402 del Codice Civile, è molto precisa. Questa norma stabilisce che la retribuzione dei sindaci deve essere fissata nello statuto della società. Se lo statuto non dice nulla, deve essere l’assemblea dei soci a determinarla con una delibera specifica al momento della nomina e per tutta la durata dell’incarico. Qualsiasi altra forma di pattuizione è da considerarsi nulla.
La decisione della Cassazione e il principio di diritto
La Corte di Cassazione ha accolto pienamente la tesi del sindaco, stabilendo un principio di diritto netto. I giudici hanno affermato che le fonti per determinare il compenso dell’organo di controllo sono solo due, in ordine gerarchico:
- Lo Statuto della società.
- Una esplicita delibera dell’assemblea dei soci.
L’approvazione del bilancio, che contiene la voce di costo relativa al compenso, non equivale a una delibera specifica. Si tratta di due atti societari con finalità e procedure diverse. L’approvazione del bilancio ha una funzione contabile generale e non può sanare la mancanza di una preventiva e formale decisione sul compenso. Un accordo verbale tra le parti è, di conseguenza, irrilevante.
Le motivazioni: la tutela dell’interesse sociale e della trasparenza
La Corte ha spiegato che questa regola rigida non è un mero formalismo. Essa risponde a un interesse pubblico di trasparenza e corretto funzionamento delle società. La determinazione del compenso degli organi sociali, inclusi i sindaci, deve avvenire in modo chiaro e tracciabile, attraverso decisioni prese dagli organi competenti. Questo tutela la società stessa, i soci di minoranza e i terzi, garantendo che le remunerazioni siano il frutto di una volontà societaria espressa e non di accordi privati tra amministratori e sindaci.
Se lo statuto e la delibera mancano, la Corte ha chiarito che non si crea un vuoto normativo. In questo caso, si applica l’articolo 2233 del Codice Civile, relativo ai compensi dei professionisti. Sarà quindi un giudice, in caso di disaccordo, a determinare il giusto compenso basandosi sull’importanza dell’opera e sul decoro della professione, facendo riferimento alle tariffe professionali vigenti.
Le conclusioni: cosa insegna questa sentenza sul compenso del sindaco
La sentenza è un monito per amministratori e professionisti. Per le società, è fondamentale assicurarsi che il compenso del sindaco sia deliberato correttamente dall’assemblea al momento della nomina, se non già previsto nello statuto. Per i sindaci, è essenziale verificare l’esistenza di una delibera formale per evitare di dover affrontare un contenzioso per vedere riconosciuto il proprio diritto. La prassi degli accordi verbali, per quanto diffusa, non ha alcun valore legale e può generare solo incertezza e problemi futuri. La forma, in questo caso, è sostanza.
Come deve essere stabilito il compenso di un sindaco di società?
Il compenso deve essere fissato prima nello statuto societario. Se lo statuto non prevede nulla, deve essere determinato da una specifica delibera dell’assemblea dei soci al momento della nomina.
Un accordo verbale sul compenso del sindaco è valido?
No, secondo la Cassazione un accordo verbale o informale è nullo. La legge richiede un atto formale come la previsione statutaria o una delibera assembleare.
Cosa succede se l’azienda non ha mai deliberato formalmente il compenso del sindaco?
In assenza di una previsione nello statuto o di una delibera, il compenso non è nullo, ma deve essere determinato da un giudice in base alle tariffe professionali, secondo l’articolo 2233 del Codice Civile.