\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Infortunio in itinere e uso del mezzo privato

La Corte d’Appello ha respinto la richiesta di indennizzo per un infortunio in itinere occorso a una lavoratrice mentre usava il proprio scooter. I giudici hanno stabilito che l’uso del mezzo privato non era necessario, in quanto i collegamenti tramite autobus offrivano tempi di percorrenza ragionevoli e compatibili con l’orario di lavoro, rendendo la scelta del veicolo privato una mera comodità.

Riferimento:
SENTENZA CORTE DI APPELLO DI TRIESTE N. 42 2026 - N. R.G. 00000072 2025 DEPOSITO MINUTA 11 05 2026 PUBBLICAZIONE 11 05 2026
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 9 giugno 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Infortunio in itinere e necessità del mezzo privato

Il tema dell’infortunio in itinere rappresenta uno dei punti più dibattuti nel diritto del lavoro, specialmente quando si tratta di stabilire se l’uso di un veicolo privato sia giustificato ai fini dell’indennizzo assicurativo. Recentemente, la Corte d’Appello si è pronunciata su un caso emblematico, confermando una tendenza rigorosa nel valutare la necessità dell’uso di scooter o auto per raggiungere il posto di lavoro.

Il caso: incidente in scooter nel tragitto casa-lavoro

La vicenda riguarda una lavoratrice dipendente di una struttura sanitaria che, mentre si recava al lavoro a bordo del proprio motoveicolo, è rimasta coinvolta in un grave incidente causato dall’improvvisa invasione della carreggiata da parte di un animale selvatico. A causa delle lesioni riportate, la donna ha richiesto il riconoscimento dell’infortunio in itinere per ottenere le prestazioni assicurative previste dalla legge.

L’istituto assicuratore ha tuttavia negato l’indennizzo, ritenendo che l’uso del mezzo privato non fosse strettamente necessario. Secondo l’istituto, il tragitto poteva essere coperto agevolmente dai mezzi pubblici di trasporto, rendendo l’uso dello scooter una libera scelta della lavoratrice legata alla comodità piuttosto che a una reale esigenza.

L’infortunio in itinere e la prova della necessità

In sede di appello, la ricorrente ha cercato di dimostrare che l’uso del mezzo privato era indispensabile a causa della scarsa efficienza dei trasporti pubblici e delle gravose esigenze familiari. La lavoratrice sosteneva che il ricorso all’autobus avrebbe comportato tempi di percorrenza triplicati e che la gestione di tre figli maggiorenni e degli oneri domestici richiedesse il risparmio di tempo garantito dal motoveicolo.

La Corte ha però effettuato un’analisi tecnica minuziosa basandosi sui dati dei servizi di navigazione e sugli orari ufficiali del trasporto locale. È emerso che, sebbene lo scooter garantisse un risparmio di circa 15-20 minuti a tratta, il trasporto pubblico offriva diverse combinazioni valide con tempi di attesa e di percorrenza ragionevoli, non superiori ai limiti considerati accettabili dalla giurisprudenza.

Mezzi pubblici come alternativa all’infortunio in itinere

Il nucleo della decisione risiede nel concetto di mezzo necessitato. La giurisprudenza stabilisce che l’assicurazione copre l’uso del veicolo privato solo quando esso è l’unico modo per raggiungere il lavoro o quando l’uso dei mezzi pubblici imporrebbe al lavoratore sacrifici irragionevoli, come lunghe attese o tragitti a piedi eccessivi. Nel caso di specie, il risparmio di tempo complessivo giornaliero non raggiungeva l’ora, soglia spesso utilizzata come parametro per valutare la necessità del mezzo proprio.

Anche le esigenze familiari sono state ritenute insufficienti. I figli della ricorrente, essendo maggiorenni, sono stati considerati autonomi e non tali da imporre alla madre una presenza costante o incastrata in orari così rigidi da escludere l’uso dell’autobus. Inoltre, la mancanza di prove concrete sugli orari lavorativi del coniuge o su certificazioni di studio dei figli ha indebolito la tesi della lavoratrice.

Le motivazioni

La Corte d’Appello ha motivato il rigetto osservando che la protezione assicurativa per l’infortunio in itinere non è una copertura onnicomprensiva per ogni spostamento, ma è limitata ai casi in cui il rischio è inevitabile. Se il lavoratore decide di utilizzare un mezzo privato per mera comodità, velocità o per gestire meglio il proprio tempo libero in presenza di alternative pubbliche valide, si assume il rischio del tragitto. I giudici hanno sottolineato che non è stata fornita la prova di disagi intollerabili o di un’inefficienza sistemica del trasporto pubblico locale nel giorno dell’incidente.

Le conclusioni

La sentenza si conclude con la conferma integrale della decisione di primo grado, ribadendo che l’indennizzabilità è subordinata alla verifica rigorosa del nesso di necessità. L’uso del mezzo privato deve essere l’esito di una scelta obbligata o quantomeno razionalmente giustificata da parametri oggettivi di tempo e distanza. La lavoratrice è stata quindi condannata anche alla rifusione delle spese di lite, poiché la sua scelta, pur comprensibile sul piano personale, non rientrava nelle tutele eccezionali previste per il tragitto casa-lavoro con mezzo proprio.

Quando l’uso dell’auto privata è considerato necessario per l’infortunio in itinere?
L’uso è considerato necessario se i mezzi pubblici mancano del tutto o se il loro utilizzo comporta un ritardo complessivo superiore a un’ora al giorno rispetto al mezzo privato.

Cosa succede se esiste un’alternativa valida con il trasporto pubblico?
Se il trasporto pubblico permette di raggiungere il posto di lavoro con tempi di percorrenza ragionevoli l’eventuale infortunio occorso con mezzo privato non viene indennizzato.

Le esigenze familiari possono giustificare l’uso del proprio veicolo?
Sì ma devono essere dimostrate esigenze specifiche e stringenti come la necessità di accompagnare figli piccoli o assistere familiari non autosufficienti in orari non coperti dai mezzi pubblici.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati