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Indennizzo scioglimento contratti: la nuova sentenza

La Corte di Appello di Genova ha ridefinito l’importo per l’indennizzo scioglimento contratti dovuto da una società portuale in concordato a un utente. Sebbene lo scioglimento sia legittimo, il calcolo del danno deve escludere i periodi in cui il bene era oggettivamente inutilizzabile a causa di danni strutturali provocati da una mareggiata.

Riferimento:
SENTENZA CORTE DI APPELLO DI GENOVA N. 432 2026 - N. R.G. 00000307 2025 DEPOSITO MINUTA 23 04 2026 PUBBLICAZIONE 24 04 2026
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Indennizzo scioglimento contratti: criteri di calcolo e inagibilità

La gestione delle crisi d’impresa richiede spesso scelte drastiche, come l’interruzione di rapporti contrattuali in corso. In questo contesto, l’indennizzo scioglimento contratti rappresenta una tutela fondamentale per il contraente che subisce la decisione della società in crisi. Una recente sentenza della Corte di Appello di Genova chiarisce come quantificare tale ristoro, specialmente quando eventi esterni, come una mareggiata, rendono i beni temporaneamente inutilizzabili.

Il caso: crisi portuale e contratti di ormeggio

La vicenda trae origine dai gravi danni subiti da un porto turistico a causa di una mareggiata eccezionale. La società concessionaria del porto, entrata in una procedura di concordato preventivo, ha esercitato la facoltà prevista dall’Art. 169-bis della Legge Fallimentare per sciogliersi dai contratti di ormeggio e parcheggio stipulati con un utente professionista.

L’utente ha richiesto il riconoscimento di un equo indennizzo, sostenendo che lo scioglimento gli avesse causato un ingente danno economico. In primo grado, il Tribunale aveva riconosciuto una somma superiore ai 4,6 milioni di euro, basandosi su una perizia tecnica che calcolava il valore di mercato dei diritti d’uso persi.

La decisione della Corte di Appello

La Corte di Appello di Genova, pur confermando il diritto del contraente a ricevere l’indennizzo scioglimento contratti, ha parzialmente riformato la decisione di primo grado. La Corte ha rigettato la tesi della società portuale secondo cui i contratti si fossero risolti automaticamente per impossibilità sopravvenuta a causa della mareggiata. Tuttavia, ha accolto il rilievo relativo all’effettiva fruibilità del porto.

Il punto centrale della decisione riguarda il nesso tra il danno subito e lo stato dei luoghi: se il porto è inagibile per lavori di ricostruzione, l’utente non avrebbe comunque potuto trarre profitto dall’uso o dal subaffitto degli ormeggi. Pertanto, l’indennizzo deve essere decurtato per il periodo di effettiva chiusura della struttura.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla natura stessa dell’indennizzo ex Art. 169-bis L. Fall. Secondo la giurisprudenza di legittimità, tale somma deve essere equivalente al risarcimento del danno da inadempimento contrattuale (Art. 1223 c.c.), includendo sia la perdita subita che il mancato guadagno.

Tuttavia, i giudici hanno evidenziato che la quantificazione non può essere astratta. Nel caso di specie, è stato dimostrato che, a seguito della mareggiata del 2018, il porto è rimasto privo dei requisiti minimi di sicurezza fino all’ottobre 2023. Poiché l’utente non avrebbe potuto utilizzare i posti barca in condizioni di sicurezza o affittarli a terzi, riconoscere un indennizzo pieno per quegli anni significherebbe attribuire un vantaggio economico ingiustificato. La Corte ha quindi applicato un criterio di proporzionalità, riducendo l’importo originario di circa 600.000 euro, corrispondenti a 4 anni e 4 mesi di inutilizzo forzato.

Le conclusioni

Le conclusioni della sentenza stabiliscono un principio di equità fondamentale: l’indennizzo scioglimento contratti deve tendere alla reintegrazione integrale del patrimonio del contraente in bonis, ma deve restare ancorato alla realtà fattuale. Se il bene oggetto del contratto è distrutto o inutilizzabile per cause di forza maggiore, l’indennizzo non può coprire profitti che sarebbero stati comunque impossibili da conseguire. La somma definitiva spettante all’utente è stata così ricalcolata in circa 4 milioni di euro, con una nuova ripartizione delle spese legali basata sul parziale accoglimento dell’appello.

Come viene determinato l’ammontare dell’indennizzo per lo scioglimento dei contratti nel concordato?
L’indennizzo deve essere equivalente al risarcimento del danno che spetterebbe in caso di inadempimento, comprendendo sia il valore della perdita subita che il mancato guadagno futuro calcolato sulla durata residua del contratto.

È dovuto l’indennizzo se il bene oggetto del contratto è stato danneggiato da una calamità naturale?
Sì, l’indennizzo resta dovuto se la società sceglie formalmente di sciogliere il contratto pendente. Tuttavia, l’importo può essere ridotto proporzionalmente se viene dimostrato che il bene sarebbe stato comunque inutilizzabile per un certo periodo a causa dei danni subiti.

Cosa succede se il tribunale riforma parzialmente la sentenza sull’indennizzo in appello?
In caso di riforma anche parziale, il giudice d’appello deve ricalcolare d’ufficio le spese legali di entrambi i gradi di giudizio, basandosi sull’esito finale della lite e sul grado di soccombenza di ciascuna parte.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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