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Indennità di preavviso nel fallimento: la Cassazione tutela i lavoratori

La Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio sull’Indennità di preavviso nel fallimento. Un gruppo di lavoratori aveva chiesto l’ammissione al passivo fallimentare per l’indennità di mancato preavviso, ma il Tribunale aveva negato. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che la dichiarazione di fallimento non è di per sé una giusta causa di licenziamento. Se il curatore fallimentare decide di sciogliere il rapporto di lavoro attraverso un licenziamento collettivo, l’azienda deve comunque pagare l’indennità di preavviso. Questa indennità ha natura indennitaria, non risarcitoria, e serve a mitigare le conseguenze della cessazione improvvisa del rapporto. I lavoratori hanno quindi diritto all’ammissione privilegiata al passivo fallimentare.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 28403 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Indennità di preavviso nel fallimento: un diritto riconosciuto

La recente ordinanza della Corte di Cassazione ha portato chiarezza su un tema delicato per molti lavoratori: l’Indennità di preavviso nel fallimento. Questa decisione è fondamentale per chi si trova ad affrontare la cessazione del rapporto di lavoro a causa della crisi di un’azienda. La Corte ha stabilito che, anche in caso di fallimento, i lavoratori hanno diritto a ricevere l’indennità di mancato preavviso, un principio che rafforza la tutela dei dipendenti in situazioni di difficoltà aziendale.

Il caso: lavoratori esclusi dall’Indennità di preavviso nel fallimento

La vicenda ha origine da un gruppo di lavoratori di un’azienda fallita. Questi dipendenti avevano chiesto di essere ammessi al passivo fallimentare. Volevano ottenere il pagamento di vari crediti di lavoro, inclusa l’indennità sostitutiva di mancato preavviso. Il Tribunale di Vicenza, però, aveva rigettato la loro opposizione. Secondo il Tribunale, la dichiarazione di fallimento non poteva configurarsi come una giusta causa di recesso. Di conseguenza, non generava alcun diritto risarcitorio per il mancato preavviso. La natura dell’indennità di preavviso, per il Tribunale, non era rilevante in questo contesto.

La posizione del Tribunale: perché negava l’Indennità di preavviso

Il Tribunale riteneva che lo scioglimento del rapporto di lavoro, in caso di fallimento, non fosse un fatto volontario o illecito da parte dell’azienda. Pertanto, non avrebbe dovuto produrre un diritto al risarcimento. Il curatore fallimentare, una volta deciso di sciogliere il rapporto, non avrebbe avuto l’obbligo di proseguirlo. Questa interpretazione negava ai lavoratori il diritto all’indennità sostitutiva di preavviso. I lavoratori, insoddisfatti, hanno presentato ricorso in Cassazione.

La Cassazione ribalta la prospettiva sull’Indennità di preavviso

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei lavoratori. Ha cassato il decreto del Tribunale e ha deciso nel merito. La Suprema Corte ha affermato che la dichiarazione di fallimento non costituisce di per sé una giusta causa di risoluzione del rapporto di lavoro. Il rapporto non si scioglie automaticamente (ex lege) per il solo fatto del fallimento. Piuttosto, cessa per un giustificato motivo oggettivo, come la cessazione dell’attività d’impresa. Questo avviene quando il curatore fallimentare decide di sciogliere il rapporto.

Le motivazioni: la natura dell’Indennità di preavviso e il licenziamento collettivo

La Cassazione ha chiarito due punti fondamentali. Primo, l’indennità di preavviso ha una natura indennitaria, non risarcitoria. Non serve a compensare un illecito, ma a mitigare le conseguenze economiche per il lavoratore che subisce un’improvvisa interruzione del rapporto. Questa somma aiuta il lavoratore a fronteggiare il periodo di ricerca di una nuova occupazione. Secondo, in caso di licenziamenti collettivi, anche nell’ambito di una procedura concorsuale (come il fallimento), si applicano le norme generali sui licenziamenti collettivi. La legge prevede l’obbligo di rispettare il termine di preavviso. Se il curatore opta per lo scioglimento del rapporto tramite licenziamento collettivo, deve comunque riconoscere l’indennità sostitutiva di preavviso. Questo è vero anche se l’attività aziendale non può continuare. La Corte ha sottolineato che non esiste alcuna incompatibilità tra la facoltà del curatore di sciogliere il rapporto e il diritto del lavoratore all’indennità.

Le conclusioni: il diritto all’Indennità di preavviso riconosciuto

La Corte di Cassazione ha quindi ammesso i lavoratori al passivo del Fallimento in via privilegiata. Ciò significa che i loro crediti per l’indennità di preavviso saranno soddisfatti prima di altri creditori chirografari. La sentenza ha condannato il Fallimento a rifondere le spese di giudizio. Questa decisione rappresenta un importante precedente. Essa tutela i lavoratori che perdono il posto a causa del fallimento aziendale. L’indennità di preavviso non è un risarcimento per un torto, ma un sostegno economico. Serve a compensare la perdita improvvisa del lavoro. La sentenza riafferma la centralità della protezione del lavoratore anche in contesti di crisi aziendale.

Cosa succede al mio rapporto di lavoro se l’azienda fallisce?
Il rapporto di lavoro entra in una fase di sospensione. Il curatore fallimentare può decidere se subentrare nel contratto o scioglierlo.

Ho diritto all’indennità di preavviso se vengo licenziato a causa del fallimento?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’indennità di preavviso spetta anche in caso di licenziamento dovuto alla cessazione dell’attività per fallimento, soprattutto se si tratta di licenziamento collettivo.

Come posso far valere il mio diritto all’indennità di preavviso in caso di fallimento?
Deve presentare una domanda di ammissione al passivo fallimentare, chiedendo che il suo credito per l’indennità di preavviso sia riconosciuto, possibilmente con privilegio.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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