Fusione aziendale e malattie professionali: chi paga il conto?
Le operazioni societarie, come le fusioni, possono avere conseguenze inaspettate sul piano dei costi previdenziali. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale: il principio di continuità del rischio aziendale. Questo significa che chi acquista un’azienda e ne prosegue l’attività, eredita non solo i beni e i contratti, ma anche la storia infortunistica e i relativi oneri, anche se i fatti dannosi sono avvenuti prima dell’operazione.
La vicenda: un’eredità pericolosa
I fatti sono semplici ma emblematici. Un lavoratore svolge per anni la sua attività presso un’azienda agricola, dove viene esposto a fibre di amianto. Successivamente, questa azienda viene assorbita tramite fusione per incorporazione da un’altra grande cooperativa. Il lavoratore continua a svolgere le stesse mansioni, negli stessi locali, per il nuovo datore di lavoro. Anni dopo, purtroppo, gli viene diagnosticato un mesotelioma pleurico, una grave patologia legata all’amianto, che ne causa il decesso.
L’INAIL, l’ente che assicura i lavoratori contro gli infortuni e le malattie professionali, riconosce la malattia come causata dal lavoro e liquida la rendita ai familiari. Subito dopo, addebita i costi di questa rendita sulla posizione assicurativa (PAT) della nuova azienda, quella che aveva incorporato la precedente. Questo comporta per l’azienda un aumento del premio assicurativo. L’azienda si oppone fermamente, sostenendo di non essere responsabile, poiché l’esposizione all’amianto era avvenuta interamente prima della fusione, quando il lavoratore era dipendente di un’altra società.
Il principio della continuità del rischio aziendale
La questione arriva fino alla Corte di Cassazione, che dà ragione all’INAIL. I giudici spiegano che il sistema assicurativo non si basa sulla colpa del singolo datore di lavoro, ma sul rischio oggettivo legato a una specifica attività produttiva. Quando un’azienda ne incorpora un’altra e prosegue la medesima attività, con gli stessi lavoratori e negli stessi locali, si verifica una continuità. Questa continuità non è solo produttiva, ma anche assicurativa.
In pratica, la nuova azienda eredita la posizione assicurativa della vecchia, con tutto ciò che ne consegue. Il mutamento della proprietà o della ragione sociale è irrilevante. Ciò che conta per l’INAIL è che quella specifica lavorazione, con la sua ‘potenzialità infortunistica’, continui a esistere. Di conseguenza, gli oneri derivanti da malattie manifestatesi anche a distanza di anni, ma collegate a quel ciclo produttivo, ricadono sull’impresa che lo sta portando avanti.
Le motivazioni: perché la continuità del rischio aziendale prevale
La Corte ha fondato la sua decisione su un concetto chiave: la fusione, secondo l’articolo 2504 bis del codice civile, non crea un soggetto giuridico completamente nuovo e distinto, ma rappresenta una modifica evolutiva di un soggetto che prosegue in tutti i rapporti giuridici precedenti. L’azienda incorporante diventa successore universale. Questa successione si estende anche alla posizione assicurativa INAIL. Il calcolo del premio assicurativo, infatti, non tiene conto solo degli infortuni del momento, ma della storia e del rischio potenziale dell’attività. Ignorare gli eventi passati solo per un cambio di proprietà creerebbe un vuoto di tutela e un’ingiusta agevolazione per l’acquirente. La continuità del rischio aziendale garantisce che il costo sociale degli infortuni e delle malattie resti legato all’attività che li ha generati.
Le conclusioni: chi continua l’attività, eredita il rischio
La sentenza stabilisce un principio molto chiaro: chi acquista un’azienda deve essere consapevole che sta ereditando anche la sua storia previdenziale. Non è possibile ‘ripulire’ la posizione assicurativa con una semplice operazione societaria. L’azienda incorporante è stata quindi condannata a farsi carico dell’aumento dei premi INAIL. Questa decisione sottolinea l’importanza di un’attenta analisi (due diligence) prima di ogni fusione o acquisizione, per valutare non solo gli aspetti economici e finanziari, ma anche quelli legati alla sicurezza sul lavoro e alle possibili passività previdenziali future.
Se la mia azienda acquista un’altra società, sono responsabile per le malattie professionali dei suoi ex dipendenti?
Sì, se si prosegue la stessa attività lavorativa. Secondo la Cassazione, l’azienda acquirente eredita la posizione assicurativa e le relative passività, in base al principio di continuità del rischio aziendale.
Cosa significa ‘continuità del rischio’ per i premi INAIL?
Significa che il calcolo del premio assicurativo è legato all’attività produttiva e alla sua storia infortunistica, indipendentemente dai cambi di proprietà. Se l’attività rischiosa continua, il nuovo proprietario ne sopporta gli oneri.
Posso evitare l’aumento dei premi INAIL se dimostro che il rischio non esiste più, ad esempio dopo una bonifica?
Sì, è possibile contestare l’addebito se si può provare la cessazione totale del rischio o un mutamento sostanziale della lavorazione. La semplice riduzione del rischio, tuttavia, potrebbe non essere sufficiente.