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Fungibilità delle mansioni: anzianità batte il licenziamento

Un ente di formazione ha licenziato un formatore per esubero di personale. Il lavoratore ha impugnato il provvedimento, lamentando che un collega con minore anzianità era stato mantenuto in servizio per svolgere mansioni del tutto simili. La Corte di Cassazione ha confermato l’illegittimità del licenziamento, accertando la fungibilità delle mansioni tra i due dipendenti. I giudici hanno chiarito che la fungibilità delle mansioni non si valuta solo in base alle dichiarazioni del lavoratore, ma anche analizzando i contratti collettivi e gli ordini di servizio storici. Di conseguenza, l’ente avrebbe dovuto applicare il criterio dell’anzianità di servizio per individuare il dipendente da licenziare. Il ricorso del datore di lavoro è stato rigettato.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 6169 Anno 2022
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Pubblicato il 11 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso del formatore licenziato e la fungibilità delle mansioni

Un ente di formazione ha avviato una procedura di riduzione del personale per motivi di riorganizzazione interna. Questa decisione ha portato al licenziamento di un formatore storico con molti anni di servizio. Il lavoratore ha deciso di opporsi a questo provvedimento davanti al giudice del lavoro. La sua contestazione si basava su un punto molto preciso. Un suo collega con minore anzianità era rimasto al suo posto di lavoro. I due dipendenti svolgevano compiti del tutto simili all’interno della struttura. Per questo motivo il lavoratore ha invocato la fungibilità delle mansioni per dimostrare l’illegittimità della scelta dell’azienda.

Il datore di lavoro ha sostenuto una tesi opposta durante tutto il giudizio. Secondo l’ente i due formatori non erano interscambiabili. Il dipendente licenziato si occupava principalmente di corsi di termoidraulica. Il collega rimasto in servizio insegnava invece saldatura meccanica. Questa differenza tecnica rendeva i due ruoli distinti e non sovrapponibili. Di conseguenza l’azienda riteneva legittima la scelta di mantenere in servizio il formatore di saldatura meccanica per esigenze organizzative.

Come si valuta la fungibilità delle mansioni tra colleghi

I giudici di merito hanno analizzato a fondo la situazione lavorativa concreta dei due dipendenti. La valutazione non si è fermata alle sole definizioni formali dei ruoli. Il tribunale ha esaminato i contratti collettivi applicati e l’organizzazione reale dei corsi di formazione. Entrambi i lavoratori appartenevano alla stessa area funzionale tecnica prevista dal contratto collettivo nazionale. Questo elemento iniziale indicava già una forte somiglianza professionale.

Inoltre i giudici hanno verificato i documenti interni dell’ente. Gli ordini di servizio storici dimostravano che il lavoratore licenziato aveva insegnato anche nei laboratori di saldatura meccanica in passato. L’amministrazione lo aveva incaricato più volte di coprire le lezioni di altri corsi in caso di necessità didattiche. Questa flessibilità operativa ha confermato che il dipendente possedeva le competenze necessarie per svolgere entrambi i ruoli. La distinzione tra termoidraulica e meccanica era quindi solo apparente e non giustificava il licenziamento del lavoratore più anziano.

Le motivazioni sulla fungibilità delle mansioni espresse dalla Cassazione

La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito rigettando il ricorso dell’ente di formazione. I giudici di legittimità hanno spiegato che la fungibilità delle mansioni deve essere accertata attraverso prove concrete e non solo tramite le dichiarazioni delle parti. Nel caso specifico i giudici hanno utilizzato diversi elementi di prova concordanti.

Le dichiarazioni rese dal lavoratore durante l’interrogatorio libero non sono state l’unica fonte di prova. Queste affermazioni hanno trovato piena conferma nei documenti aziendali e nelle disposizioni di servizio. La Corte ha chiarito che il giudice di merito valuta liberamente le prove raccolte durante il processo. Questo apprezzamento dei fatti non può essere ridiscusso in sede di Cassazione se la motivazione risulta logica e coerente. La fungibilità delle mansioni era ampiamente dimostrata dalla storia lavorativa del dipendente all’interno dell’ente.

Le conclusioni sul licenziamento illegittimo

La sentenza stabilisce un principio fondamentale per la tutela dei lavoratori nei casi di esubero di personale. Il datore di lavoro non può aggirare i criteri di scelta basati sull’anzianità creando distinzioni artificiali tra ruoli equivalenti. Quando esiste una reale fungibilità delle mansioni l’azienda deve rispettare le regole di precedenza previste dalla legge.

L’ente di formazione ha perso definitivamente la causa e deve risarcire il lavoratore. La Corte ha condannato l’ente anche al pagamento delle spese di giudizio e al versamento del doppio del contributo unificato. Questa decisione rafforza la tutela del posto di lavoro contro le scelte aziendali arbitrarie o non supportate da reali esigenze tecniche.

Come si definisce la fungibilità delle mansioni in ambito lavorativo
Rappresenta l’equivalenza professionale tra due dipendenti che consente al datore di lavoro di impiegarli indifferentemente negli stessi compiti aziendali.

Quali prove servono per dimostrare la fungibilità tra due colleghi
Si utilizzano i contratti collettivi applicati, gli ordini di servizio storici, i corsi di formazione svolti e le mansioni effettivamente svolte nel tempo.

Cosa accade se il datore di lavoro ignora l’anzianità di servizio
Il licenziamento viene dichiarato illegittimo dal giudice con la conseguente condanna dell’azienda al risarcimento del danno o alla reintegrazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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