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Fotografi giornalisti: la Cassazione ridefinisce la subordinazione

L’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani (INPGI) ha impugnato una sentenza che negava la natura giornalistica del lavoro di alcuni fotografi per un’Azienda Editoriale, escludendo i relativi contributi. La Corte di Cassazione, esaminando la questione della **subordinazione giornalistica fotografi**, ha stabilito che i fotografi che forniscono contenuti informativi, sono stabilmente inseriti nell’organizzazione editoriale e ricevono direttive, anche senza una postazione fissa o orari rigidi, svolgono attività giornalistica. La Corte ha accolto il ricorso dell’INPGI, rigettando quello dell’Azienda, e ha rinviato il caso alla Corte d’Appello per una nuova valutazione conforme a questi principi.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 24439 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Introduzione alla sentenza: la subordinazione giornalistica dei fotografi

La Corte di Cassazione ha recentemente emesso un’ordinanza importante che chiarisce i confini della subordinazione giornalistica fotografi. Questa decisione è cruciale per comprendere quando l’attività di un fotografo, che collabora con una testata giornalistica, debba essere considerata lavoro subordinato e, di conseguenza, soggetta ai relativi obblighi contributivi. La sentenza affronta il delicato equilibrio tra autonomia professionale e inserimento nell’organizzazione editoriale, fornendo indicazioni chiare su come interpretare questi rapporti. Molti professionisti e aziende si chiedono quali siano i criteri per definire un fotografo come giornalista subordinato. La Cassazione ha risposto, delineando un quadro preciso.

Il caso: fotografi e contributi previdenziali

La vicenda ha avuto origine da una disputa tra l’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani (INPGI) e una grande Azienda Editoriale. L’INPGI chiedeva il pagamento di contributi previdenziali per alcuni fotografi che collaboravano con la testata. La Corte d’Appello aveva parzialmente accolto le richieste dell’INPGI, condannando l’Azienda Editoriale a versare i contributi per tre giornalisti, ma escludendo i contributi per quattro fotografi. La Corte d’Appello aveva ritenuto che l’attività dei fotografi non avesse natura giornalistica, basandosi sull’assenza di un obbligo di presenza in redazione e sulla mancanza di scelte creative e intellettuali. L’INPGI ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che l’attività dei fotografi fosse a tutti gli effetti giornalistica e subordinata. L’Azienda Editoriale ha a sua volta presentato un ricorso incidentale, contestando vari aspetti della decisione.

Cosa significa subordinazione giornalistica fotografi?

La subordinazione, nel diritto del lavoro, indica un rapporto in cui il lavoratore è soggetto al potere direttivo, organizzativo e di controllo del datore di lavoro. Nel contesto giornalistico, la definizione di subordinazione ha caratteristiche particolari, che tengono conto della natura creativa e intellettuale della professione. Non è strettamente richiesta la presenza fisica in redazione o il rispetto di un orario di lavoro rigido. La giurisprudenza ha da tempo chiarito che la subordinazione giornalistica fotografi si configura quando il professionista è stabilmente inserito nell’organizzazione del giornale e la sua prestazione è continuativa, anche se non quotidiana. Conta l’impegno a redigere articoli o a fornire contenuti informativi con continuità, sotto un vincolo di dipendenza che si manifesta nella disponibilità del lavoratore alle esigenze del datore.

I criteri per riconoscere la subordinazione giornalistica

La Cassazione ha ribadito che l’assenza di un obbligo di presenza in redazione o di una postazione fissa non esclude la subordinazione. Ciò che rileva è l’inserimento organico del fotografo nell’attività della redazione. Nel caso specifico, i fotografi lavoravano per la cronaca di Roma, coprendo servizi fotografici in via quasi esclusiva per specifici settori informativi. Essi assicuravano sempre la copertura del servizio, si relazionavano quotidianamente con la redazione e ricevevano indicazioni sul lavoro da svolgere. Spesso venivano inviati insieme a un cronista, e la redazione organizzava gli abbinamenti. Le foto venivano poi riviste per esigenze di impaginazione. Questi elementi, secondo la Cassazione, dimostrano un coordinamento essenziale e una soggezione al potere direttivo, tipici della subordinazione giornalistica fotografi.

Le motivazioni della Cassazione sulla subordinazione giornalistica

La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione sottolineando che l’attività dei fotografi aveva una chiara valenza informativa. Le foto non erano semplici illustrazioni, ma integravano e arricchivano il testo scritto, contribuendo in modo significativo al messaggio complessivo. I fotografi, pur operando con una certa autonomia tecnica (ad esempio, nella scelta dell’inquadratura o della luce), partecipavano attivamente alla rielaborazione redazionale, selezionando e inviando le immagini più significative. Questo dimostra un apporto originale e creativo, essenziale per la natura giornalistica dell’attività. La Cassazione ha quindi corretto l’interpretazione della Corte d’Appello, affermando che l’inserimento stabile del lavoratore nell’assetto organizzativo del giornale, unito alla continuità della prestazione e alla responsabilità del servizio, sono indici sufficienti per riconoscere la subordinazione giornalistica fotografi, anche in assenza di un ufficio fisso o di orari predeterminati.

Le conclusioni: chi vince e cosa cambia per la subordinazione giornalistica dei fotografi

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso principale dell’INPGI e ha rigettato quello incidentale dell’Azienda Editoriale. Ha annullato la sentenza della Corte d’Appello e ha rinviato il caso alla stessa Corte, ma con una diversa composizione, per un nuovo esame. Questo significa che la Corte d’Appello dovrà riesaminare la posizione dei fotografi alla luce dei principi stabiliti dalla Cassazione. Il risultato pratico è che l’INPGI ha ottenuto una vittoria significativa, rafforzando la tutela previdenziale per i fotografi che operano con le caratteristiche di subordinazione giornalistica fotografi delineate dalla sentenza. Per le aziende editoriali, la decisione implica la necessità di valutare attentamente i rapporti con i collaboratori, riconoscendo la natura subordinata del lavoro fotografico quando sussistono gli elementi di inserimento organico e apporto informativo creativo. Per i fotografi, questa sentenza rappresenta un importante riconoscimento della loro professionalità e dei loro diritti previdenziali.

I fotografi che lavorano per un giornale sono sempre considerati giornalisti?
No, non sempre. La Cassazione ha chiarito che devono esserci specifici elementi, come l’inserimento stabile nell’organizzazione editoriale e un apporto informativo creativo, anche se non hanno una postazione fissa.

L’assenza di un orario fisso o di una postazione in redazione esclude la subordinazione giornalistica?
No, la sentenza stabilisce che questi elementi non sono sufficienti ad escludere la subordinazione. Ciò che conta è la continuità della prestazione, il vincolo di dipendenza e la responsabilità del servizio.

Quali sono le conseguenze se un fotografo viene riconosciuto come giornalista subordinato?
Il datore di lavoro deve versare i contributi previdenziali all’ente di categoria (come l’INPGI per i giornalisti), e il fotografo gode delle tutele e dei diritti previsti per i giornalisti subordinati.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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