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Falsa dichiarazione concorso: addio al posto di lavoro

La Corte d’Appello ha confermato la legittimità del licenziamento e dell’esclusione dalle graduatorie per un lavoratore che aveva reso una falsa dichiarazione concorso omettendo condanne penali definitive. La sentenza sottolinea che il dovere di veridicità nelle autocertificazioni è autonomo rispetto alla natura ostativa del reato commesso.

Riferimento:
SENTENZA CORTE DI APPELLO DI MILANO N. 255 2026 - N. R.G. 00001180 2025 DEPOSITO MINUTA 01 04 2026 PUBBLICAZIONE 03 04 2026
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Pubblicato il 12 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Falsa dichiarazione concorso: le gravi conseguenze dell’omissione penale

Partecipare a una procedura pubblica richiede la massima trasparenza, poiché una falsa dichiarazione concorso può portare a conseguenze irreparabili per la carriera di un lavoratore. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Milano ha chiarito che non importa se il reato omesso sia o meno incompatibile con il pubblico impiego: ciò che conta è la lealtà del candidato.

Il caso: l’omissione di condanne penali nelle graduatorie ATA

Un aspirante assistente amministrativo aveva presentato domanda di inserimento nelle graduatorie di terza fascia del personale ATA. Nel compilare il modulo, il lavoratore aveva dichiarato di non aver riportato condanne penali. Tuttavia, i controlli successivi effettuati dall’amministrazione scolastica hanno portato alla luce due condanne definitive per trasporto e detenzione di sostanze stupefacenti.

Nonostante il lavoratore avesse cercato di rettificare parzialmente l’informazione in una sezione secondaria della domanda, l’omissione della condanna più grave è stata considerata determinante. L’istituto scolastico ha quindi proceduto alla risoluzione immediata del contratto di lavoro e al depennamento dell’interessato dalle graduatorie.

La legittimità dell’esclusione per falsa dichiarazione concorso

Il cuore della controversia risiede nel rapporto tra la verità della dichiarazione e la natura del reato. Il ricorrente sosteneva che, poiché le condanne subite non erano di per sé “ostative” (ovvero non impedivano per legge lo svolgimento del lavoro), la sua omissione non avrebbe dovuto comportare la decadenza dai benefici.

La Corte d’Appello ha però rigettato questa tesi. Secondo i giudici, il sistema delle autocertificazioni si basa sulla fiducia tra cittadino e Stato. Quando un candidato rende una falsa dichiarazione concorso, viola l’obbligo di correttezza. La sanzione della decadenza, prevista dal DPR 445/2000, scatta per il semplice fatto che la dichiarazione non corrisponde al vero, a prescindere dal fatto che il candidato avesse o meno i requisiti per ottenere quel posto.

L’importanza del controllo amministrativo

L’amministrazione ha il potere e il dovere di verificare in ogni momento la veridicità delle dichiarazioni rese. Nel caso in esame, il D.M. 89/2024, che disciplina le graduatorie di terza fascia, è chiarissimo: l’amministrazione dispone l’esclusione di chi abbia reso dichiarazioni non corrispondenti a verità non riconducibili a mero errore materiale.

L’omissione di una sentenza di condanna definitiva, con pena della reclusione superiore ai due anni, non può essere qualificata come un semplice errore di distrazione. Si tratta di una scelta consapevole che inficia l’intera procedura di assunzione.

le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla stretta interpretazione dell’art. 75 del DPR 445/2000 e dell’art. 7 del DM 89/2024. I giudici hanno evidenziato che la falsità è documentale e oggettiva. Non rileva il principio invocato dal lavoratore secondo cui la decadenza opererebbe solo se la falsità incide sul requisito mancante: nel pubblico impiego, il requisito della “condotta incensurata” o comunque della trasparenza sui precedenti è considerato un pilastro fondamentale per l’accesso.

le conclusioni

Le conclusioni confermano integralmente la sentenza di primo grado: il ricorso è stato rigettato e il lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese legali. Questa pronuncia serve da severo monito per tutti i candidati nei concorsi pubblici: la completezza e la verità delle dichiarazioni sono requisiti essenziali che non ammettono deroghe o interpretazioni creative, pena la perdita immediata del posto di lavoro faticosamente ottenuto.

Cosa succede se ometto una condanna penale nella domanda di concorso?
L’omissione comporta la risoluzione immediata del contratto di lavoro e il depennamento dalle graduatorie, poiché viola l’obbligo di veridicità previsto per le autocertificazioni.

L’esclusione è automatica anche se il reato non impedisce il lavoro pubblico?
Sì, la sanzione della decadenza dai benefici scatta per il solo fatto di aver dichiarato il falso, indipendentemente dalla gravità o dalla natura ostativa del reato omesso.

È possibile correggere una dichiarazione errata dopo l’invio della domanda?
L’amministrazione può ignorare l’errore solo se è chiaramente riconducibile a un lapsus materiale; l’omissione di condanne definitive e gravi non è solitamente considerata un errore scusabile.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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