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Falsa attestazione della presenza: licenziato anche senza toccare il badge

Un dipendente pubblico è stato licenziato per essersi assentato dall’ufficio dopo aver timbrato il cartellino. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo un principio fondamentale: la **falsa attestazione della presenza** non richiede necessariamente la manomissione dei sistemi di rilevazione. Anche l’allontanamento non autorizzato, senza timbrare l’uscita, costituisce una modalità fraudolenta che inganna il datore di lavoro e lede in modo irreparabile il rapporto di fiducia. La sanzione espulsiva è stata ritenuta proporzionata alla gravità della condotta, poiché rappresenta una violazione diretta del dovere di lealtà. L’Ente Comunale vince la causa e il licenziamento del lavoratore diventa definitivo.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 9517 Anno 2026
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Pubblicato il 21 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Falsa Attestazione della Presenza: Quando il Licenziamento è Legittimo

Il licenziamento disciplinare nel pubblico impiego è un argomento delicato, spesso legato a condotte che minano il rapporto di fiducia con l’Amministrazione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito la gravità della falsa attestazione della presenza, chiarendo che per integrare questo illecito non è necessario manomettere fisicamente il badge o il sistema di timbratura. La semplice assenza ingiustificata dopo aver registrato l’ingresso è sufficiente a giustificare la massima sanzione espulsiva.

Il Fatto: Timbrare il Cartellino e Scomparire dall’Ufficio

Il caso esaminato riguarda un dipendente di un Ente Comunale. Il lavoratore aveva regolarmente timbrato il cartellino all’inizio della sua giornata lavorativa, attestando così la sua presenza in servizio. Tuttavia, durante ripetuti controlli effettuati nel corso della giornata, l’Amministrazione ha scoperto che il dipendente non era reperibile né presso la sua postazione né all’interno degli uffici. Di fatto, dopo aver timbrato, si era allontanato dal luogo di lavoro senza alcuna autorizzazione e senza registrare l’uscita.

La Condotta Fraudolenta e la Falsa Attestazione della Presenza

L’Ente Comunale ha avviato un procedimento disciplinare che si è concluso con il licenziamento del dipendente. La contestazione si basava sull’accusa di falsa attestazione della presenza. Il lavoratore ha impugnato il provvedimento, sostenendo che la sua condotta non rientrasse in tale fattispecie. La Corte di Cassazione, però, ha dato ragione all’Amministrazione, confermando una linea interpretativa ormai consolidata. I giudici hanno specificato che l’illecito si configura con qualsiasi comportamento fraudolento idoneo a ingannare il datore di lavoro.

Il Principio di Diritto: Non Serve Manomettere il Sistema

Il punto centrale della decisione è che la falsa attestazione della presenza non si limita all’alterazione materiale dei sistemi di rilevamento. Rientra in questa categoria anche l’allontanamento non autorizzato dall’ufficio dopo aver timbrato l’entrata. Questo comportamento crea una situazione apparente (la presenza in servizio) diversa da quella reale (l’assenza ingiustificata). Si tratta di una condotta subdola, che viola direttamente i doveri di diligenza e lealtà previsti dal rapporto di lavoro e lede in modo insanabile il vincolo fiduciario.

Le Motivazioni: La Rottura Irreparabile del Vincolo Fiduciario

La Corte ha ritenuto il licenziamento una sanzione proporzionata alla gravità del fatto. La condotta del dipendente non è stata una semplice negligenza, ma un atto deliberato volto a ingannare l’Amministrazione. Questo tipo di comportamento dimostra una totale mancanza di affidabilità e correttezza, elementi essenziali del rapporto di lavoro, specialmente nel settore pubblico. La fiducia, una volta tradita in modo così palese, non può essere ricostituita. Pertanto, la sanzione espulsiva è stata considerata l’unica misura adeguata a tutelare l’interesse del datore di lavoro al corretto adempimento della prestazione.

Le Conclusioni: Licenziamento Confermato e Principio Ribadito

In conclusione, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, rendendo definitivo il suo licenziamento. La sentenza rafforza un messaggio chiaro: la correttezza e la lealtà sono pilastri imprescindibili del rapporto di lavoro. Qualsiasi tentativo di far apparire una presenza fittizia, anche senza manomissioni tecniche, costituisce una grave violazione disciplinare. Il licenziamento per falsa attestazione della presenza è quindi legittimo quando la condotta del lavoratore, nel suo complesso, è finalizzata a trarre in inganno il datore di lavoro sulla sua effettiva presenza in servizio.

Cosa si intende esattamente per ‘falsa attestazione della presenza’?
È qualsiasi comportamento fraudolento con cui un lavoratore fa credere al datore di lavoro di essere presente in servizio mentre è assente. Include sia la manomissione dei sistemi di timbratura sia l’allontanamento non autorizzato dopo aver timbrato.

È necessario alterare il badge per essere licenziati per questo motivo?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che anche il semplice fatto di timbrare e poi allontanarsi dall’ufficio senza autorizzazione è una condotta fraudolenta sufficiente a integrare l’illecito e a giustificare il licenziamento.

Cosa rischia un dipendente che si allontana dal lavoro senza timbrare l’uscita?
Rischia un procedimento disciplinare che può concludersi con il licenziamento. Tale comportamento viene considerato una modalità fraudolenta per attestare falsamente la propria presenza, ledendo il rapporto di fiducia con il datore di lavoro.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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