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Espropriazione presso terzi: paga il debitore, non il terzo

Un creditore avviava un’espropriazione presso terzi nei confronti di una società terza pignorata. Ottenuta l’ordinanza di assegnazione del credito, il creditore pretendeva il rimborso dell’imposta di registro dell’ordinanza direttamente dalla terza pignorata. I giudici di merito accoglievano la domanda, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che, in mancanza di un espresso addebito nell’ordinanza di assegnazione, le spese di registrazione gravano esclusivamente sul debitore originario e non sul terzo pignorato. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato la domanda del creditore, condannandolo al pagamento delle spese di lite di tutti i gradi di giudizio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 3215 Anno 2022
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Pubblicato il 10 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

Espropriazione presso terzi e spese di registrazione dell’ordinanza

Nel contesto di un’esecuzione forzata, la procedura di espropriazione presso terzi rappresenta uno strumento molto comune per il recupero dei crediti. Tuttavia, sorgono spesso dubbi su chi debba farsi carico dei costi vivi della procedura, in particolare dell’imposta di registro che colpisce l’ordinanza di assegnazione. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito in modo definitivo questo aspetto, stabilendo un principio fondamentale che tutela il terzo pignorato da pretese economiche indebite da parte del creditore procedente.

Il caso concreto e la pretesa del creditore

La vicenda nasce dall’iniziativa di un avvocato, creditore di una nota società di telecomunicazioni. Per recuperare le proprie competenze, il professionista avviava un procedimento di espropriazione forzata presso una terza società, che deteneva somme per conto del debitore principale. Al termine della procedura esecutiva, il giudice dell’esecuzione pronunciava l’ordinanza di assegnazione del credito. Successivamente, il creditore decideva di agire in giudizio contro la terza società pignorata per ottenere il rimborso dell’imposta di registro versata per la registrazione di quella stessa ordinanza. Nei primi due gradi di giudizio, sia il Giudice di Pace sia il Tribunale davano ragione al creditore, condannando la terza società a pagare la somma richiesta. La società terza pignorata decideva quindi di proporre ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione per far valere le proprie ragioni.

Le regole sulla ripartizione delle spese nell’espropriazione presso terzi

La disciplina del processo esecutivo prevede regole precise per la ripartizione delle spese. In linea generale, l’articolo 95 del codice di procedura civile stabilisce che le spese sostenute per l’esecuzione forzata sono a carico del debitore esecutato, ovvero il debitore originario. Il terzo pignorato è un soggetto estraneo al rapporto di debito principale. Egli viene coinvolto nella procedura solo perché si trova in possesso di beni o somme appartenenti al debitore. Per questo motivo, la legge non può imporre al terzo pignorato di farsi carico delle spese vive della procedura esecutiva, a meno che non vi sia un’espressa e specifica statuizione del giudice dell’esecuzione in tal senso. Il creditore non può quindi pretendere dal terzo somme superiori a quelle effettivamente assegnate con il provvedimento finale.

Le motivazioni della sentenza sull’espropriazione presso terzi

I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso della società terza pignorata, evidenziando l’errore commesso dai giudici di merito. La Cassazione ha chiarito che il costo di registrazione del provvedimento di assegnazione rientra tra le spese di esecuzione. Se il giudice dell’esecuzione non ha espressamente addebitato tale costo al terzo pignorato all’interno dell’ordinanza di assegnazione, l’importo fa capo esclusivamente al debitore originario. Il creditore ha il diritto di pretendere tale rimborso dal terzo solo nei limiti della capienza del credito assegnato. Qualora il credito assegnato sia insufficiente a coprire anche l’imposta di registro, la differenza deve essere richiesta al debitore originario, il quale resta l’unico soggetto obbligato a rifondere il creditore di tutte le spese necessarie per l’espropriazione forzata. Non esiste alcuna norma che consenta di trasferire questo peso economico sul terzo pignorato al di fuori del credito assegnato.

Le conclusioni della Cassazione sull’espropriazione presso terzi

La Corte di Cassazione ha cassato senza rinvio la sentenza impugnata e ha deciso la causa nel merito, rigettando definitivamente la domanda di rimborso proposta dal creditore. Questa decisione ristabilisce un corretto equilibrio nei rapporti tra le parti del processo esecutivo, confermando che il terzo pignorato non deve subire alcun pregiudizio economico per il solo fatto di essere stato coinvolto in un’esecuzione altrui. Il creditore che ha pagato l’imposta di registro deve rivolgersi al proprio debitore originario per ottenere il rimborso, sopportando il rischio dell’eventuale incapienza di quest’ultimo. Oltre a perdere la causa, il creditore è stato condannato al pagamento di tutte le spese di lite relative ai tre gradi di giudizio, subendo così una significativa perdita economica.

Chi deve pagare l’imposta di registro dell’ordinanza di assegnazione?
L’imposta di registro deve essere pagata dal debitore originario e non dal terzo pignorato, salvo che il giudice dell’esecuzione non abbia stabilito diversamente nel provvedimento.

Cosa succede se il credito assegnato non copre le spese di registrazione?
Se il credito assegnato è insufficiente, la differenza economica rimane a carico del debitore originario, che è tenuto a rimborsare il creditore per tutte le spese dell’esecuzione.

Il creditore può agire direttamente contro il terzo pignorato per le spese di registro?
Il creditore non può avviare una nuova azione autonoma contro il terzo pignorato per ottenere il rimborso delle spese di registrazione, poiché tale obbligo grava sul debitore principale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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