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Esonero dal servizio: spetta l’indennità di bilinguismo

Alcuni dipendenti pubblici della Valle d’Aosta, collocati in esonero dal servizio prima della pensione, hanno chiesto l’inclusione dell’indennità di bilinguismo nel calcolo del loro trattamento economico temporaneo. La Corte d’Appello aveva rigettato la domanda sul presupposto che l’indennità richiedesse la presenza attiva in ufficio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno stabilito che l’indennità di bilinguismo costituisce una competenza accessoria fissa e continuativa, legata alla professionalità del dipendente. Di conseguenza, essa deve essere inserita nella base di calcolo dello stipendio ridotto spettante durante il periodo di esonero, anche in assenza di prestazione lavorativa effettiva.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 2704 Anno 2022
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Pubblicato il 10 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

L’indennità di bilinguismo nel pubblico impiego

Il passaggio dal lavoro attivo al pensionamento prevede spesso fasi intermedie di sospensione dell’attività. Molti dipendenti pubblici usufruiscono dello speciale istituto dell’esonero dal servizio. Durante questo periodo, lo Stato eroga un trattamento economico ridotto. Sorge spesso il dubbio su quali voci dello stipendio debbano comporre questa somma. La Corte di Cassazione ha affrontato questo tema specifico. I giudici hanno chiarito se l’indennità di bilinguismo debba essere calcolata nell’assegno di esonero. La decisione stabilisce un principio fondamentale per la tutela dei diritti retributivi dei lavoratori pubblici.

Il caso dei dipendenti esonerati dal servizio

Alcuni lavoratori di un’amministrazione finanziaria locale operavano in un territorio caratterizzato dal bilinguismo ufficiale. Questi dipendenti ricevevano regolarmente una specifica indennità in busta paga come riconoscimento della loro competenza linguistica. Successivamente, i lavoratori hanno ottenuto l’autorizzazione all’esonero dal servizio prima del pensionamento definitivo. L’amministrazione ha quindi ridotto lo stipendio mensile escludendo l’indennità di bilinguismo dal calcolo complessivo. Secondo l’ente pubblico, l’indennità spettava solo a chi svolgeva attività lavorativa concreta e quotidiana in ufficio. I lavoratori hanno contestato fermamente questa decisione e hanno avviato una complessa causa legale per ottenere il ricalcolo di tutte le somme spettanti.

La natura fissa dell’indennità di bilinguismo

La controversia ruota attorno alla natura giuridica della voce retributiva in contestazione. La legge di settore stabilisce che il dipendente esonerato riceva una percentuale del trattamento complessivo goduto al momento del collocamento nella nuova posizione. Questo trattamento comprende sia le competenze fisse sia quelle accessorie presenti nell’ultima busta paga. L’amministrazione considerava l’indennità come un compenso eventuale legato esclusivamente alla presenza fisica del dipendente. Al contrario, i lavoratori sostenevano la natura fissa e continuativa dell’emolumento. L’indennità di bilinguismo premia una specifica competenza professionale del dipendente che rimane intatta nel tempo. Questa caratteristica la rende stabile e non occasionale.

Le motivazioni: l’indennità di bilinguismo come competenza accessoria

La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni dei lavoratori con argomentazioni molto chiare e lineari. I giudici hanno analizzato la formulazione letterale della legge sull’esonero dal servizio. La norma impone di calcolare l’assegno sulla base dell’ultima busta paga percepita in servizio attivo, senza operare distinzioni arbitrarie. L’indennità di bilinguismo rientra pienamente tra le competenze accessorie del lavoratore. Essa non ha natura contingente (cioè occasionale o legata a eventi straordinari o imprevedibili). L’abilitazione linguistica rappresenta un requisito stabile del dipendente che arricchisce la sua professionalità in quel determinato contesto locale. Per questo motivo, la mancanza temporanea della prestazione lavorativa effettiva non giustifica in alcun modo l’esclusione dell’indennità dal calcolo della retribuzione di esonero.

Le conclusions: vittoria per i lavoratori e rinvio della causa

La decisione della Suprema Corte rappresenta una vittoria significativa per i dipendenti pubblici coinvolti. I giudici hanno cassato (annullato) la sentenza d’appello favorevole all’amministrazione. La causa dovrà ora essere riesaminata da una nuova sezione della Corte d’Appello. Il nuovo giudice dovrà applicare fedelmente il principio di diritto enunciato dalla Cassazione. L’indennità di bilinguismo deve essere inclusa nel calcolo del trattamento economico di esonero. Questa sentenza rafforza la stabilità dei diritti retributivi dei lavoratori pubblici in territori bilingui. La pronuncia garantisce che le competenze professionali certificate continuino a produrre effetti economici legittimi anche durante i periodi di transizione verso la pensione.

Che cos’è l’esonero dal servizio per i dipendenti pubblici?
Si tratta di una sospensione temporanea del lavoro concessa negli anni immediatamente precedenti al pensionamento, durante la quale si percepisce un assegno ridotto.

Perché l’indennità di bilinguismo spetta anche durante l’esonero?
Perché costituisce una competenza accessoria fissa e continuativa legata alla professionalità del dipendente, e non un compenso occasionale legato alla presenza fisica.

Come viene calcolato lo stipendio durante il periodo di esonero?
Viene calcolato applicando una percentuale sul trattamento complessivo, comprese le voci fisse e accessorie, risultante dall’ultima busta paga del lavoratore in servizio.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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