Il diritto all’equa riparazione per i tempi della giustizia
I ritardi dei processi giudiziari possono generare conseguenze pesanti per chi cerca tutela. La legge italiana prevede uno strumento specifico denominato equa riparazione per risarcire i danni derivanti dalla violazione del termine ragionevole di una causa. Tuttavia, questo strumento richiede presupposti precisi e individua con rigore i soggetti legittimati ad agire.
La vicenda analizzata dalla Corte di Cassazione riguarda un avvocato che ha difeso una propria assistita in un giudizio civile. Il giudice ha accolto la domanda della cliente e ha distratto le spese legali direttamente a favore del professionista. A causa del mancato pagamento spontaneo da parte dell’amministrazione, il legale ha intrapreso un giudizio di ottemperanza (il ricorso per obbligare la pubblica amministrazione a pagare) dinanzi al giudice amministrativo.
Di fronte alla lunga durata di entrambe le procedure, l’avvocato ha presentato ricorso in proprio per ottenere l’indennizzo. Il legale ha chiamato in causa il Ministero della Giustizia per entrambe le fasi processuali.
La posizione del difensore distrattario nel processo civile
Il primo nodo della controversia riguarda il ruolo del difensore anticipatario delle spese legali. La legge attribuisce al professionista il credito per i propri compensi liquidati dal giudice. Questa titolarità economica, tuttavia, non trasforma l’avvocato nella parte formale e sostanziale della causa principale.
La domanda di distrazione delle spese costituisce un’istanza meramente accessoria. L’avvocato chiede al giudice di sostituirlo al cliente unicamente nella riscossione della somma. Di conseguenza, l’avvocato non governa i tempi del processo di merito e non subisce il danno diretto derivante dalla lungaggine del giudizio principale della cliente.
Il diritto a ricevere l’indennizzo per la durata non ragionevole appartiene in via esclusiva al cittadino coinvolto nella vertenza sostanziale. Il difensore non può surrogarsi al proprio assistito per monetizzare i ritardi di una causa che non tocca un suo diritto primario.
La scelta del ministero competente per l’equa riparazione
Il secondo aspetto centrale riguarda l’individuazione della Pubblica Amministrazione corretta da citare in giudizio. La legge n. 89 del 2001 stabilisce criteri rigidi di competenza a seconda dell’organo giudicante che ha gestito il procedimento troppo lento.
Quando la causa presupposta si è svolta dinanzi al giudice ordinario civile o penale, il cittadino deve notificare la richiesta al Ministero della Giustizia. Al contrario, per i procedimenti celebrati dinanzi ai giudici amministrativi, contabili o tributari, la richiesta deve essere indirizzata esclusivamente al Ministero dell’Economia e delle Finanze. L’errore nella notifica paralizza l’azione risarcitoria.
Nel caso esaminato, la fase esecutiva si è svolta davanti al Tribunale Amministrativo Regionale e al Consiglio di Stato. L’avvocato ha errato nell’evocare il Ministero della Giustizia anche per i ritardi della fase amministrativa.
Le motivazioni sulla domanda di equa riparazione
I giudici di legittimità hanno confermato la decisione dei magistrati di merito rigettando integralmente le tesi del professionista. La Suprema Corte ha ribadito che il difensore distrattario non è titolare del rapporto sostanziale dedotto nella causa principale.
L’istanza di distrazione non introduce una nuova domanda autonoma nel processo. L’esito di tale richiesta dipende interamente dalla sorte della pretesa del cliente. Per questa ragione, il professionista non subisce la lesione del diritto alla ragionevole durata del processo principale della cliente.
Inoltre, la Corte ha confermato il difetto di legittimazione passiva del Ministero della Giustizia per i ritardi accumulati davanti alla giustizia amministrativa. Il testo di legge impone l’azione contro il Ministero dell’Economia e delle Finanze per tutti i giudizi diversi da quelli ordinari.
Le conclusioni sull’equa riparazione e i ministeri competenti
La pronuncia fissa limiti operativi chiari per le richieste indennitarie contro lo Stato. L’azione per risarcire la lentezza dei tribunali compete solo a chi riveste il ruolo sostanziale di parte del giudizio.
L’avvocato distrattario può agire autonomamente solo per la fase in cui fa valere un proprio credito diretto, come l’esecuzione forzata delle proprie parcelle. Tuttavia, il professionista deve rispettare scrupolosamente la competenza ministeriale prevista dalla norma.
Il ricorso dell’avvocato è stato respinto con la condanna al pagamento delle spese legali in favore dell’amministrazione resistente.
L’avvocato con distrazione delle spese può chiedere l’equa riparazione per la causa del cliente?
No, il difensore distrattario non è parte sostanziale del giudizio principale e non può richiedere l’indennizzo per la lentezza della causa patrocinata per il cliente.
Quale ministero bisogna citare per i ritardi del processo amministrativo?
Per le cause svolte dinanzi al TAR o al Consiglio di Stato la domanda di indennizzo deve essere proposta contro il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Quando risponde il Ministero della Giustizia per la durata irragionevole del processo?
Il Ministero della Giustizia risponde esclusivamente per i procedimenti svoltisi dinanzi al giudice ordinario, civile o penale.