Il contenzioso sulla riscossione dei crediti previdenziali
Il discarico automatico dei ruoli incide profondamente sulla riscossione forzata dei crediti risalenti affidati agli agenti pubblici. Un Ente di previdenza professionale ha agito in giudizio contro il concessionario della riscossione. L’Ente lamentava il mancato incasso e l’assenza di informazioni su quote contributive iscritte a ruolo nel 1998. Il Tribunale ha inizialmente ingiunto all’Agente il pagamento dell’importo dovuto. Il concessionario ha presentato opposizione al decreto ingiuntivo per far valere una nuova legge intervenuta durante la causa.
La normativa approvata con la legge di stabilità 2013 ha previsto l’eliminazione dei vecchi elenchi esattoriali per crediti resi esecutivi entro il 31 dicembre 1999. Tale norma dispone la chiusura delle posizioni inferiori a duemila euro e lo sgravio per quelle superiori non più azionate.
Ambito di applicazione e discarico automatico dei ruoli
L’Ente previdenziale ha contestato l’applicazione di questo meccanismo ai propri crediti. L’Ente sosteneva la propria natura privatizzata e contestava qualsiasi imposizione statale sui propri bilanci. Secondo l’Ente, lo Stato non poteva cancellare carichi finanziari autonomi né favorire la società pubblica di riscossione.
La Corte d’Appello ha accolto l’opposizione dell’Agente della Riscossione e ha revocato l’ordine di pagamento. L’Ente ha quindi impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, sollevando dubbi di legittimità costituzionale e presunte violazioni del diritto dell’Unione Europea sugli aiuti di Stato.
Le motivazioni: validità della norma sul discarico automatico dei ruoli
I giudici di legittimità hanno respinto le tesi dell’Ente dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha riaffermato che il discarico automatico dei ruoli risponde a un criterio generale di ragionevolezza economica. L’attività di esazione per crediti molto vecchi genera costi vivi sproporzionati rispetto alle reali possibilità di incasso effettivo.
La Suprema Corte ha chiarito che le casse privatizzate svolgono una funzione pubblica di previdenza. Per questa ragione esse beneficiano della riscossione esattoriale pubblica ma devono accettarne le regole generali. La legge intende bonificare i magazzini di crediti ormai virtuali e inesigibili. Inoltre, la procedura estingue esclusivamente il titolo esecutivo esattoriale. L’annullamento del ruolo non fa venire meno il diritto di credito fondamentale dell’Ente creditore. L’Ente conserva la piena facoltà di pretendere i propri contributi direttamente nei confronti dei singoli professionisti morosi mediante le ordinarie azioni civili.
Le conclusioni: effetti definitivi della decisione di legittimità
La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la revoca del decreto ingiuntivo contro l’Agente della Riscossione. L’Ente previdenziale perde definitivamente la possibilità di rivalersi sull’Agente per le vecchie cartelle non riscosse. La Corte ha compensato le spese del giudizio tra le parti in considerazione della complessità storica della materia, imponendo all’Ente il pagamento del doppio contributo unificato.
Il discarico del ruolo cancella definitivamente il debito del cittadino?
No, la procedura estingue solo l’azione dell’agente esattoriale ma non cancella il diritto di credito dell’ente, che può agire in via ordinaria.
Le casse previdenziali privatizzate possono sottrarsi alla cancellazione dei vecchi ruoli?
No, gli enti previdenziali che utilizzano il sistema pubblico di riscossione sono pienamente soggetti alle leggi statali di riordino dei carichi inattivi.
Quali ruoli rientrano nella sanatoria introdotta dalla legge di stabilità 2013?
Rientrano i ruoli resi esecutivi entro il 31 dicembre 1999 di importo inferiore a duemila euro o non più interessati da procedure esecutive attive.